Scuola ed editoria. Una proposta
Da tempo la Scuola continua ad essere terreno di scontro e di confronto di politiche di diverso orientamento, ispirate nella massima parte a ricerca di consenso e prive di una visione dei problemi organica e di lungo periodo. Negli anni la Scuola ha svilito nella considerazione generale la sua funzione di principale istituzione educativa e nuove agenzie formative hanno preso il sopravvento, alimentate da una fideistica capacità di surroga attribuita alla “rete”.
Le principali novità legislative introdotte in materia sono riconducibili ai c.d. “Decreti Gelmini” e, successivamente, alle modifiche apportate agli stessi con “Agenda Digitale”. I primi provvedimenti, consistenti fondamentalmente nel blocco delle edizioni e delle adozioni finalizzato a tutelare i bilanci familiari attraverso il ricorso all’usato, hanno finito per cristallizzare il mercato, favorendo la conservazione e penalizzando l’innovazione. Sul piano degli auspicati effetti pratici, poi, le contestuali modifiche degli ordinamenti e la obbligatoria trasformazione degli strumenti, hanno di fatto vanificato i benefici attesi, costringendo genitori e ragazzi all’acquisto di libri del tutto nuovi o rinnovati. I provvedimenti successivi, invece, pur da tutti ampiamente condivisi nell’ottica di un necessario ulteriore adeguamento degli strumenti e della didattica agli ineludibili progressi tecnologici in corso, sono stati caratterizzati da un preoccupante dirigismo pedagogico che non ha tenuto conto della reale condizione del Paese, sotto il profilo della mancanza di infrastrutture e del necessario aggiornamento dei docenti.
Dalle Associazioni dei Genitori emerge poi una profonda e diffusa preoccupazione verso questa accelerazione digitale impressa alla didattica, sia con riguardo ai risultati attesi, ma soprattutto in termini di risparmi auspicati. E’ da ritenere che qualsiasi politica che abbia sinceramente a cuore la Scuola, non possa mai prescindere, soprattutto in momenti di difficoltà, dall’onorare il fondamentale patto generazionale che ci lega a chi verrà dopo di noi.
Appare allora profondamente incoerente e sbagliata la politica fin qui perseguita di continui tagli alla Scuola e all’Istruzione, così come altrettanto incoerente, errata e ingannevole sembra essere la politica di “reingegnerizzazione” della spesa delle famiglie sostenuta e perseguita dal governo tecnico e finalizzata a produrre innovazione per sottrazione di risorse (o, meglio, con risorse a carico delle famiglie e delle aziende). E’ auspicabile, piuttosto, che tali obiettivi vadano perseguiti con una legge ad hoc che, ad esempio, renda finalmente possibile portare in detrazione le spese per l’acquisto dei libri di testo, come per l’istruzione in genere, contribuendo così a dare concreta attuazione al dettato costituzionale con la effettiva rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale. Se le spese per cultura e istruzione sono un “investimento”, non è corretto allora che a sostenerne il peso siano soltanto le famiglie, ma è necessario che anche lo Stato faccia la sua parte.
In questi giorni, il Ministro Profumo si accinge a emanare, in attuazione della L.221/2012, un decreto per determinare le caratteristiche tecniche e tecnologiche dei nuovi libri di testo e l’entità dei “tetti di spesa”, questi ultimi orientati ad una apodittica riduzione. Una eventuale radicale politica di tagli, di cui andrebbe comunque verificata preventivamente la effettiva sostenibilità economica per le aziende del settore, se attuata, comporterà inevitabilmente la necessaria riconfigurazione di tutta l’offerta editoriale esistente, eliminando la possibilità di ricorrere al riutilizzo di testi già in adozione attraverso anche il semplice scambio endofamiliare.
Da una recente indagine OCSE è emerso che i principali ritardi della Scuola in termini di digitalizzazione, riguardano proprio gli investimenti in infrastrutture e aggiornamento dei docenti, e non già la produzione didattica che ai primi è inevitabilmente collegata. C’è da chiedersi se in presenza di una gravissima congiuntura economica che ha messo in ginocchio famiglie e aziende, non sia più saggio e prudente procedere su questo fronte con maggiore realismo e gradualità, auspicando piuttosto l’approvazione di leggi di settore che possano coniugare effettivamente innovazione e tutele economiche, magari raccogliendo la proposta qui banalmente avanzata e a gran voce da tempo altrettanto banalmente invocata da famiglie e imprese.
NOTA
Questo intervento è stato pubblicato su L’Unità del 13 Marzo 2013 col titolo Detrarre le spese per la scuola. Subito una legge ad hoc
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