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Il realismo sperimentale di Roberto Bugliani. Un’intervista su “Fisiologia delle situazioni”

È uscito “Fisiologia delle situazioni” (Ventura edizioni, 2026), il nuovo romanzo di Roberto Bugliani.  L’autore, che con Romano Luperini è stato fra i fondatori delle riviste “L’ombra d’Argo” e “Allegoria”, ha tradotto testi di autori ecuadoregni e messicani, ha pubblicato quattro raccolte di poesie, il reportage dal Chiapas “Dove comincia il giorno” e due romanzi: “Il decennio perduto” (1994) e “La disciplina dell’attenzione” (2019).  Le scelte formali del nuovo libro di Bugliani lo inscrivono in un filone sperimentale novecentesco messo del tutto ai margini dalle odierne strategie editoriali: ciò è apprezzabile a partire dai dialoghi “anomali” che, come è stato evidenziato da Francesco Muzzioli  “Fisiologia della situazioni” condivide con il  “Codice di Perelà” di Palazzeschi (si rimanda a https://francescomuzzioli.com/2026/06/30/anche-il-dialogo-puo-essere-anomalo/)

EZ. Per iniziare ti chiederei di dar conto di ciò che maggiormente caratterizza la tua scrittura: le scelte formali  controcorrente. In particolare, nella evidente centralità dei dialoghi, spicca il doppio sperimentalismo delle spezzature e della mancanza di indicazioni semantiche relative a chi prende la parola.  Ritieni che la situazione dialogica anomala che hai allestito sia di tipo polifonico oppure una delle voci è sostanzialmente portavoce dell’autore? E ancora: perché hai inserito così tante note a piè di pagina?

RB. Quando anni fa cominciai ad abbozzare Fisiologia delle situazioni, la scommessa letteraria che avevo in mente riguardava lo scrivere un romanzo composto per la maggior parte di dialoghi tra locutori (per questo tipo di romanzo trovo il termine “locutore” più adeguato di quello di “personaggio”), la cui peculiarità sarebbe consistita nella sottrazione radicale di informazioni tramite l’abolizione di indicatori semantici convenzionali quali l’attribuzione delle battute, le descrizioni fisiche, gli stati d’animo, ecc. Nel corso della narrazione il deficit informativo è stato in parte compensato per un verso da una sorta di biografismo frammentario dei locutori espresso nelle note a pie’ di pagina (sono 176, di vario tipo e caratura, attinenti o, talvolta, completamente avulse dagli argomenti testuali che pure le hanno generate), per l’altro dal surplus di descrizione degli oggetti e degli spazi che conformano lo scenario delle situazioni dialogiche, ma in ogni caso l’architettura dialogica di Fisiologia ha per cifra la mancanza, vuoi dei requisiti dialogici convenzionali, vuoi d’una trama strutturata in modo unitario.

A ciò concorrono anche le parole o le stringhe di parole cassate con un tratto orizzontale che le cancella senza tuttavia eliminarle fisicamente, che si danno per lo più in punti significativi della narrazione, come gli interrogatori polizieschi a cui vengono sottoposti i due personaggi, Gianna e il suo amante che parla in prima persona (a loro, e solo a loro, credo si possa assegnare lo statuto di “personaggio”), la cui storia di sesso fa da cornice atemporale alla temporalità del romanzo. Ora, se da un lato le cancellature mostrano nella loro esemplarità il processo di sottrazione d’informazione in atto, dall’altro la loro permanenza testuale lascia al lettore la decisione se tenerne conto o meno. A questo proposito mi vengono alla mente quei film nordamericani nei quali il giudice esorta i giurati a non tener conto in sede di giudizio finale di una certa informazione che l’accusa o la difesa hanno prodotto sull’imputato perché non idonea a scagionarlo dalle accuse mossegli o ad aggravarne la situazione processuale. L’esortazione del giudice ai giurati è tassativa, ma intanto quella particolare informazione è pervenuta loro.

Nessun locutore, tra i tanti che mette in scena il romanzo, si può considerare portavoce dell’autore; le idee e i giudizi espressi dai singoli locutori appartengono a loro e al loro ambito sociale. In questo senso direi che Fisiologia si possa considerare un romanzo polifonico composto prevalentemente da locutori in prevalenza cinquanta/sessantenni all’inizio, e sessanta/settantenni dieci anni dopo. Il che implica anche la scomparsa fisica di taluni di loro.

Agendo su più livelli testuali, lo sperimentalismo di Fisiologia non manca di intervenire anche su aspetti di tipo “tecnico”. Quando il discorso d’un locutore viene interrotto dall’incoercibile volontà di intervenire d’un altro locutore, anziché ricorrere ai soliti puntini di sospensione per poi andare a capo, ho operato una spezzatura del discorso spostando la battuta del locutore che interrompe il dire del primo a filo nello spazio sottostante, conferendo all’insieme una caratteristica forma a gradino.

EZ. Veniamo ora a quelli che banalmente si chiamano “i contenuti”: il tuo testo prevede una cronaca, o una ricostruzione storica frammentaria degli anni 2012-2024 lungo i quali è evidente l”importanza assunta dalla pandemia e, da ultimo, dalla guerra mondiale “a pezzi”. Si può dire in definitiva che “Fisiologia delle situazioni” è un romanzo politico e, se sì, perché?

RB. Inizialmente il perimetro temporale delle situazioni dialogiche e degli eventi di Fisiologia era il decennio 2012-2022. All’interno di questa periodizzazione l’emergenza Covid costituiva uno degli assi portanti delle situazioni dialogiche nel loro complesso. A questo riguardo, lo spazio bianco che si apre alle pagine 158-59 del testo simbolizza il silenzio sociale del lockdown, con i locutori obbligati a ricorrere a modalità di comunicazione in absentia come la mail o il telefono, mentre la pagina nera di pagina 349, con la quale nella sua prima versione il romanzo si concludeva, seguito dall’appendice degli Addenda,  sta a significare un’ipotetica deriva autoritaria impressa al paese in conseguenza delle misure antipandemiche di natura socio-sanitaria non meno che politica, fortemente restrittive delle libertà individuali messe in atto dai governi allora in carica. Pagine colorate che vogliono essere anche un omaggio a Laurence Sterne, uno dei decani del romanzo sperimentale moderno.

 A rimettere in gioco l’architettura temporale del romanzo ha provveduto lo scoppio della guerra russo-ucraina il 24 febbraio 2022 che ha allungato il decennio in questione di due anni per quanto attiene alla temporalità della narrazione, e d’un tempo indeterminato nella realtà dell’evento dato che la guerra è ancora in corso. In quanto autore, non intendevo tappare la bocca a un evento tragico di tale portata. Né ho potuto ignorare il massacro del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas e l’operazione genocida condotta a Gaza da Israele. Questa è la ragione della nota conclusiva del romanzo, la 176: “Ma si può equiparare l’eccidio d’un giorno al genocidio di anni?”

Romanzo politico, Fisiologia? Tutto sommato penso di sì. Non ho nessuna remora nell’accettare la definizione di romanzo politico. Non è una definizione penalizzante, da ghetto letterario, come un tempo ritenevo. Poi addirittura c’è chi, come Gabriele Pedullà, sostiene che il romanzo politico “serve a capire il mondo”.

EZ. Quale rapporto vi è tra  questo ultimo  libro e i tuoi precedenti (sia in prosa  che in versi)?

RB. Per quel che è del rapporto di Fisiologia con i miei romanzi precedenti (e in questo senso anche con le mie poesie), la malta che impasta e lega uno all’altro i miei lavori letterari è il loro taglio sperimentale. Tuttavia, quando poco tempo fa ho passato Fisiologia al vaglio d’una valutazione critica ho scoperto, o per meglio dire mi si sono disvelate una serie di analogie, prima impensate, tra questo mio ultimo romanzo e il primo, Il decennio perduto (1994), titolo che si riferisce al decennio degli anni Ottanta, la Década perdida, così chiamata dagli economisti latinoamericani che hanno visto i loro paesi colpiti dalla grave crisi economica che ha azzerato un intero decennio di crescita e sviluppo.

Benché in entrambi i romanzi il rapporto con gli eventi sia di tipo cronachistico, nel Decennio tale rapporto è più caratterizzato; lì le narrazioni di fantasia o le rielaborazioni letterarie di fatti reali relative a ciascun anno sono precedute da una scheda in cui sono elencati taluni eventi occorsi in quell’anno e non necessariamente correlati con i successivi “pezzi” narrativi. Ma a “gemellarli” è il fatto che nel corso della loro stesura è scoppiata una guerra (la prima guerra del Golfo del 1991, la guerra russo-ucraina scoppiata del 2022) che ha reso doverosa la prosecuzione della narrazione

Sul piano strettamente biografico, Fisiologia si può considerare un referto del disincanto politico mio e di altri della mia generazione verso la possibilità di costruire un mondo non dico nuovo ma almeno meno criminale di questo. Insomma, se a valle c’è Fisiologia, è perché a monte c’è stata una grossa disillusione politica. Ma quando tutte le speranze parevano fatte a pezzi dal macellaio neoliberista di turno e la cosiddetta sinistra radicale se ne stava impantanata nel leaderismo autoreferenziale mentre i suoi partitini lanciati a inseguire il coniglio elettorale occupavano l’espace d’un matin, ecco che un evento accaduto in una parte del mondo tra le più povere e le più sfruttate ha improvvisamente ridato speranza alla speranza. L’insurrezione zapatista del primo gennaio 1994 ha rimesso in moto il motore della storia che qualcuno aveva decretato essersi fermato con l’implosione dell’Unione Sovietica, ha risvegliato la società civile messicana e internazionale ripiegata sulle proprie sconfitte e si è rivelata il più avanzato laboratorio politico del nuovo secolo. E anche al neo-zapatismo Fisiologia è debitrice.

EZ. Quali sono i modelli letterari all’origine di questa operazione?

RB. Più che modelli sono pugni tali da stendere un elefante. Ogni volta che leggo o che, per cercare di impadronirmene, di rendermelo familiare, rileggo non solo un romanzo ma appena qualche pagina di, che so, Juan Goytisolo, o Michele Mari, o George Perec, dove neanche a pagarla a peso d’oro trovi una parola inadeguata o fuori posto, subisco uno shock tale da impedirmi di scrivere per giorni e giorni. Naturalmente, per James Joyce, o Carlo Emilio Gadda, o Julio Cortázar occorrono intere settimane per ristabilirmi. Poi il demonietto riprende il sopravvento e…

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