Come resistere alla militarizzazione nei luoghi dell’istruzione. Quattro domande a Giuseppe Curcio
Il blog Laletteraturaenoi, anche in continuità con il tema proposto dal nostro fondatore Romano Luperini per il recente convegno di Montecatini, ospiterà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi interventi di riflessione sui temi della guerra e della pace. Il primo intervento qui.
Emanuele Zinato intervista Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
D. L’Osservatorio è nato da qualche anno e la vostra attività di verifica e contrasto della propaganda e della prassi militarista ha preso in esame tutta la gamma delle situazioni formative: la didattica, l’alternanza scuola-lavoro, i finanziamenti, la ricerca. Tre anni fa non era ancora stato varato il piano ReArm Europe e la Commissione europea non aveva redatto il Libro bianco sulla difesa. Come è cambiata concretamente in questo periodo la pressione dell’ideologia della guerra nelle scuole e nell’università?
R. L’Osservatorio è nato nel marzo 2023, ma già dalla seconda metà del 2022, quindi poco dopo il deflagrare del conflitto fra Russia e Ucraina, un gruppetto di docenti tra i fondatori dell’Osservatorio aveva intravisto come le scuole stavano diventando oggetto del fenomeno della militarizzazione e luogo privilegiato in cui si intensificavano le iniziative delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine. Poi, nel giugno del 2023, l’Osservatorio ha ampliato il suo raggio d’azione anche al mondo universitario, nel quale erano state rilevate dinamiche analoghe e dove in aggiunta alla didattica ed all’orientamento c’era anche l’ambito della ricerca, quindi anche il filone bellico o anche del dual use (sia ad uso militare che civile). Sicuramente, dopo il lancio del programma ReArm Europe si è registrata un’accelerazione ed una sorta di legittimazione istituzionale con l’ennesimo “Ce lo chiede l’Europa!”
Pertanto, ai tradizionali protocolli siglati dal Ministero dell’Istruzione con quello della Difesa si è aggiunta una generale attenzione alla cultura della difesa e della sicurezza e, a tale scopo, nelle università e negli istituti tecnici superiori, le linee guida europee stanno spingendo per la “formazione dei formatori” e per una maggiore cooperazione scientifica, che nella ricerca accademica tende a sdoganare il dual use (beni, prodotti e tecnologie a uso civile e a uso militare): dal 2025 il Programma Horizon, principale programma europeo per la ricerca, ammette anche progetti a uso duale, prima vietati.
Di fronte a tutto questo, oltre a portare avanti la lotta nei singoli luoghi dell’istruzione, abbiamo aderito alla campagna de “La Conoscenza Non Marcia” per presentare una petizione popolare in Parlamento e dare una risposta sistemica e normativa contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università. Si può firmare anche online e trovare i dettagli delle proposte sul sito laconoscenzanonmarcia.com.
D. Come hanno messo in luce gli studi di Michele Lancione, la finanza oggi punta sull’economia reale degli armamenti e della sorveglianza per estrarre il valore, come a inizio millennio puntava sul mercato immobiliare, finché la bolla non è esplosa. Siamo insomma in presenza di un vero e proprio complesso di affari, industria, finanza, produttori di armi, media. Un sistema così pervasivo sembra condannare all’impotenza qualsiasi presa di coscienza che voglia diventare anche prassi. Dai monitoraggi dell’Osservatorio quali sono le azioni di contrasto maggiormente efficaci e praticabili nei luoghi di formazione?
R. Di sicuro ci troviamo davanti ad un sistema di potere immenso, del quale probabilmente non riusciamo nemmeno ad immaginare tutte le possibili estensioni: dai grandi gestori di fondi della finanza globale come Black Rock, alle lobby delle armi, dalla NATO alle lobby sioniste, dagli USA di Trump all’UE della Von der Leyen e fino alla massoneria globale, tutti convergono sugli interessi dei guerrafondai ed esercitano una forte egemonia attraverso i media maistream che controllano, determinando la narrazione dominante.
Nella lotta mondiale contro questo sistema di potere, che vuole ridefinire gli equilibri geopolitici mondiali per perpetuare il dominio imperialista dell’Occidente, destinato in ogni caso ad un irrimediabile declino, noi dell’Osservatorio ci siamo presi in carico quel pezzetto di lotta contro la militarizzazione di scuole e università che, come luoghi di istruzione per i più giovani, rappresentano la visione futura del nostro Paese.
Ci rendiamo conto dell’asimmetria fra le forze in campo, ma crediamo realmente che dal basso sia possibile opporsi a tutto questo. Lo vediamo in alcuni esempi, nei quali dal Governo è arrivata la scure della censura di guerra sulle scuole, come nell’esempio delle insegnanti redarguite o sanzionate per aver fatto lezione con la videoconferenza di Francesca Albanese. Ebbene, in quel caso abbiamo assistito ad una forte e decisa mobilitazione nell’iniziativa che abbiamo promosso insieme a Docenti per Gaza ed abbiamo sperimentato che funziona: tutto il castello di accuse ha ceduto come se fosse di sabbia. Finché dalla nostra parte ci saranno docenti, lavoratori e studenti capaci di affermare dei principi ed una forte reazione collettiva pronta a dar man forte mobilitandosi, non ce n’è per nessuno! Soprattutto se di fronte abbiamo ministri come Valditara e Bernini che si muovono come elefanti in un negozio di cristalli, con una superficialità ed un’irruenza che ci spiana la strada.
Naturalmente, oltre a portare avanti la lotta su scuole e università qui in Italia, supportiamo e seguiamo come Osservatorio anche ciò che avviene in generale nella società ed anche in altri Paesi, dove stiamo stringendo relazioni e collaborazioni con realtà che portano avanti la nostra stessa lotta, per un proficuo scambio di buone pratiche.
Ad esempio, abbiamo aderito alla lotta dei portuali per lo sciopero del 30 ottobre, poi diventato sciopero generale, ed insieme ad altre realtà stiamo costruendo una mobilitazione che dal 30 ottobre ci porterà alla data del 4 novembre, data molto importante per noi perché in quel giorno il Governo, col pretesto della Festa delle Forze Armate (che per noi non è una festa, ma un momento per dire “MAI PIÙ GUERRE”), approfitta per entrare nei luoghi dell’istruzione con un’operazione di mera propaganda militarista: noi risponderemo con un convegno online al mattino ed una mobilitazione nel pomeriggio ai quali invitiamo tutti a partecipare.
D. Al recente convegno di Padova sulla militarizzazione dell’Università hai parafrasato Chico Mendes, il sindacalista e ambientalista brasiliano fondatore del Partito dei lavoratori, assassinato nel 1988, quando affermava che “l’ecologismo senza anticapitalismo è puro giardinaggio”. Quand’è che – alla luce delle tendenze presenti – il pacifismo è solo un puro “volemose bene”?
R. Il pacifismo senza antimilitarismo rimane un esercizio sterile rispetto alla lotta contro la guerra.
Direi che il pacifismo si riduce ad un inutile “volemose bene” quando rinuncia ad aggredire le radici della guerra, quando non diventa antimilitarista nel suo approccio, che non significa affatto essere contro i militari, ma essere contro il militarismo. L’approccio militarista è un vero e proprio fenomeno sociale, molto complesso, che produce la militarizzazione della società, cioé il ripiegamento del contesto socio-economico sugli interessi della guerra e dei guerrafondai. Un fenomeno che riprogramma le menti, i desideri, le priorità, il senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e dissolve i confini dell’etica sfumandoli in un’aleatoria quanto improbabile ed inconsistente ‘difesa della patria” e della sicurezza nazionale.
Il militarismo è il cancro della società e lo si può constatare osservando gli effetti sulla realtà israeliana. Da qui i timori verso l’israelizzazione della società italiana.
Come Osservatorio abbiamo pubblicato un Manifesto contro l’obiezione totale e collettiva, che rappresenta un forte segnale contro quel modello svedese di ‘Difesa totale” che si sta diffondendo in Europa e che ha origine in una dottrina militare della NATO. Una parte del mondo pacifista ha sottovalutato la portata di tali implicazioni e ha scelto un approccio per il quale ci si limita a chiedere la difesa non armata e nonviolenta mettemdo l’obiezione di coscienza a disposizione della costituzione di una Difesa civile che sia complementare alla Difesa militare, che quasi irrimediabilmente finirà per fare svolgere agli obiettori un servizio civile che, nell’ottica della “difesa totale”, rischierà di essere funzionale alla guerra con interventi di protezione civile strettamente connessi all’operatività del campo di battaglia, con la sola differenza che gli obiettori non indosseranno armi e non sarà loro chiesto di svolgere azioni violente. Dal nostro punto di vista invece, abbiamo scelto una posizione antimilitarista che non prevede nessuna complementarietà, ma un netto ripudio della guerra, un’obiezione totale su tutti i fronti da esercitare collettivamente per non lasciare da soli i più giovani davanti alla scelta individuale della leva che sta arrivando anche in Italia. D’altronde, il nostro non è un Osservatorio sulla militarizzazione, ma un Osservatorio contro la militarizzazione: abbiamo quindi l’antimilitarismo come obiettivo costitutivo e fondante della nostra azione.
D. L’Osservatorio ha lavorato anche nel campo dell’aggiornamento e della formazione dei docenti. Quale bilancio si può trarre da questa esperienza e quali sono le prospettive future?
Aggiornamento e formazione rappresentano gli strumenti principali della nostra azione. L’autoformazione, i convegni, i seminari consentono di creare le necessarie consapevolezze sul fenomeno della militarizzazione in atto e sui diritti di chi opera nel mondo dell’istruzione, grazie anche alla testimonianza di esperti esterni all’Osservatorio. A questo fine, abbiamo anche predisposto degli strumenti come il vademecum per le scuole, gli appunti resistenti per la libertà d’insegnamento e, proprio di recente, il toolkit per resistere alla militarizzazione dell’università, che a breve sarà disponibile gratuitamente per il download dal nostro sito. Si tratta di strumenti che contengono consigli pratici, esempi di mozioni e diffide, chiarimenti sui diritti di chi insegna e lavora nelle scuole e nelle università. L’orizzonte per il futuro è che tutte e tutti possano accedere in modo immediato al patrimonio di conoscenze ed esperienze che cerchiamo di mettere a disposizione e che, col contributo di ciascuno che diventi un po’ “antenna” rispetto al fenomeno, si possa avere in tempo reale il polso della militarizzazione nei luoghi dell’istruzione e della ricerca per poter agire tempestivamente e mettere a sistema quelle buone pratiche che già esistono per contrastarla efficacemente.
Per info e segnalazioni visitate il sito dell’Osservatorio osservatorionomilscuola.com oppure scrivete a osservatorionomili@gmail.com
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