Dieci cose che ho imparato facendo gli Esami di Stato
- Ad essere cauta: meglio presentare uno studente con una valutazione un po’ più bassa in pagella, mettendolo in condizione di fare l’exploit alla prima prova piuttosto che sparare alto e poi raccogliere cocci e delusione.
- Ad insegnare alle mie classi a introdurre l’elaborato presentando il testo proposto dalla traccia e a non partire ex abrupto, come se la riflessione fosse stata ispirata dal dio Apollo in persona. Sì, anche nel caso della tipologia C.
- A far svolgere la prima parte delle tipologie A e B come un testo unico. Basta rispostine alle domandine: si chiama “analisi di un testo letterario” o “analisi di un testo argomentativo”, non “questionario informativo”.
- A dare indicazioni sulla “formattazione” del testo. Non si dice di adottare il Chicago manual of style, ma è importante che gli studenti sappiano come citare un testo, come usare le virgolette (ad apice e caporali) e conoscano le principali convenzioni tipografiche (sottolineatura, corsivo, ecc.).
- A smetterla di trattare un argomento solo teoricamente, senza leggere neanche un testo: nessun collega di arte spiegherebbe Caravaggio o il cubismo senza mostrare almeno un paio quadri, perché ostinarsi a farlo con i Vociani o il Neorealismo?
- A leggere dei testi coerenti con ciò che spiego: non è necessario dilungarsi su vita morte e miracoli di tutti gli autori, ma se inquadro Quasimodo come poeta ermetico e poi analizzo in classe Alle fronde dei salici, è ovvio che gli studenti non ci capiscano più niente.
- A farmi furba – parte I: visto l’orale impostato in modo interdisciplinare, accanto ai classici imprescindibili inserisco dei testi “gancio” ai grandi temi quando tratto gli autori principali – ad esempio, Cigola la carrucola del pozzo di Montale per il tema della memoria e del ricordo, Ulisse di Saba o Alexandros di Pascoli per quello del viaggio.
- A farmi furba – parte II: ad inserire nella mia programmazione dei testi che possano agganciarsi alle discipline di indirizzo dell’istituto in cui insegno. Sono a scienze umane? Vado a colpo sicuro con Cuore e Pinocchio. Liceo scientifico? Qualche racconto di Ti con zero casca a pennello. Istituto tecnico meccanico? La chiave a stella non può mancare.
- Ad andarci piano con gli -ismi. Sono concetti complessi, spesso criticamente ambigui e opinabili. I pessimismi leopardiani, poi, hanno fatto da un pezzo il loro tempo: ne faccio volentieri a meno.
- A fare un passo indietro. Posso aver fatto del mio meglio e con coscienza, ma l’esame, alla fine, lo fanno loro, non io. E una percentuale di imponderabile (fortuna sfortuna caso emozione) ci sarà sempre.
Articoli correlati
Commento
Rispondi a Matteo Zenoni Annulla risposta
-
L’interpretazione e noi
-
Nuovi doveri per il mondo in trasformazione -
Tentativi di palingenesi. Ricominciare. Classici della letteratura italiana 1939-1962 di Riccardo Gasperina Geroni -
Dario Bellezza, un incontro. A trent’anni dalla morte rinasce un libro fondamentale (con testi inediti) -
Orbit orbit o «gloria all’immaginazione». Note di ascolto dell’album di Caparezza -
-
La scrittura e noi
-
Inchiesta sulla letteratura Working class / 9 – Simona Baldanzi -
Proposte per giovani lettori – Genesis, di Bernard Beckett -
Inchiesta sulla letteratura Working class / 8 – Sonia Maria Luce Possentini -
Perché leggere Apeirogon di Colum McCann -
-
La scuola e noi
-
“Hic Rhodus, hic salta”: i cambiamenti dell’Esame di maturità alla prova del reale -
«Il carcere è farsi passare la voglia di sushi coi cracker». Dialogo con Tazio Brusasco sulla scuola in carcere -
Contro la scuola neoliberale -
”La risposta è 42”. La professione docente nella scuola italiana tra norma e prassi -
-
Il presente e noi
-
“Ultimo schiaffo”. La dark comedy della marginalità -
In memoria di Mario Palumbo -
L’America di Renée Nicole Good: paura, coraggio e resistenza al nuovo fascismo -
“Nella mia fine è il mio principio”: i commissariamenti nazionali della scuola e il caso toscano -
Commenti recenti
- Matteo Zenoni su “Hic Rhodus, hic salta”: i cambiamenti dell’Esame di maturità alla prova del realeHo letto con attenzione l’articolo della collega Innocenti, che stimo e ammiro per la sua…
- Margherita Ganeri su In memoria di Mario PalumboConservo un ricordo molto bello di Mario Palumbo, un uomo di rara sensibilità e spessore…
- Jugendliteratur brisant #39: Pia Valentinis, Ferriera – Sempre giovane è la conoscenza su Inchiesta sulla letteratura Working class / 6 – Pia Valentinis[…] dedicata al tema “Working class”, è stata pubblicata una sua intervista relativa a Ferriera:…
- Ednave Stifano su Lettera agli insegnantiNon so se sia uno dei motivi del degrado culturale italiano ma si tratta, comunque,…
- Matteo Zenoni su «Il carcere è farsi passare la voglia di sushi coi cracker». Dialogo con Tazio Brusasco sulla scuola in carcereGrazie per questo dialogo a due voci, da cui estraggo queste parole: « È di…
Colophon
Direttore
Romano Luperini
Redazione
Antonella Amato, Emanuela Bandini, Alberto Bertino, Linda Cavadini, Gabriele Cingolani, Roberto Contu, Giulia Falistocco, Orsetta Innocenti, Daniele Lo Vetere, Morena Marsilio, Luisa Mirone, Stefano Rossetti, Katia Trombetta, Emanuele Zinato
Caporedattore
Roberto Contu
Editore
G.B. Palumbo Editore

Grazie Emanuela per l’articolo-decalogo davvero simpatico ma noi del settore abbiamo intuito oltre il non detto. Comunque un Esame dove bisogna essere “furbi” nella programmazione della disciplina per far sì che i ragazzi la colleghino a partire dallo spunto scelto dalla commissione è l’ennesima prova che un colloquio così non funziona…