La scrittura democratica
Questa settimana la redazione di laletteraturaenoi ha scelto di parlare attraverso la voce del suo Direttore, Romano Luperini. Ogni giorno pubblicheremo uno dei suoi numerosi interventi apparsi sul nostro blog nelle quattro sezioni in cui si articola, testimonianze di uno sguardo ampio, sottile, rigoroso, lungimirante; democratico. Questo intervento era uscito originariamente il 17 aprile 2019.
Mi sembra il momento di cominciare a riflettere sui modi della nostra scrittura nel blog e di aprire una discussione su questo tema.
Un tempo, negli anni cinquanta e sessanta, si discusse molto sui modi di scrittura rivolti al pubblico, poi se ne parlò più sporadicamente, con un ritorno di interesse solo fra anni settanta e ottanta. Negli anni cinquanta e sessanta la discussione coinvolse la collaborazione ai quotidiani e ai settimanali nazionali di Fortini, Calvino e Pasolini. Fortini accusava Calvino di scrivere troppo facile perché in realtà cercava l’approvazione del pubblico medio e voleva compiacerlo trovando un punto in comune coi suoi lettori. Non fraintendiamo, dunque: secondo Fortini Calvino cedeva non tanto al linguaggio comune quanto al senso comune, il suo linguaggio era spia di un cedimento politico. A sua volta Calvino rispondeva a Fortini che era sbagliato voler sorprendere il pubblico con salti del discorso, interruzioni improvvise anche sintattiche e con riferimenti eccessivamente colti, come faceva il suo interlocutore.
Fortini rimproverava poi Pasolini di voler esibire sempre le viscere, insomma di parlare “con la pancia”, mentre si trattava di ragionare e di argomentare senza far ricorso a inutili trovate “esibizionistiche”. “Sempre col ditino alzato”, gli rispose stizzito Pasolini.
Una quindicina di anni dopo la discussione si sviluppò a partire dal “Quotidiano dei lavoratori”, di cui io ero redattore, ed ebbe come protagonisti Vittorio Foa e Sebastiano Timpanaro, che erano d’accordo fra loro ed entrambi contrari a ogni esibizione verbale, a ogni eccesso immaginifico, a ogni tendenza a commuovere o a sommuovere anzitutto gli umori del pubblico. Si era negli anni di piombo e si doveva cercar di ragionare lucidamente, non di emozionare un lettore già scosso da quanto stava accadendo. Foa, che aveva una scrittura splendida per chiarezza e consequenzialità logica, diceva: “Noi scriviamo per persuadere. Il nostro discorso, negli articoli politici, deve essere serio, pacato, convincente, deve essere rivolto alle intelligenze non agli istinti.” (Cosa valida tutt’oggi, credo). Da parte sua Timpanaro, il grande filologo e critico, era lapidario: la scrittura, diceva, deve essere democratica. Cioè semplice, lineare, logica: ogni persona di media cultura dovrebbe poterla capire. Bisogna che chi legga possa seguire senza eccessiva fatica l’argomentazione; altrimenti si scriva un saggio di filosofia o un articolo di estetica. E concludeva incitando: “Scrivere democratico, scrivere democratico, scrivere democratico”. A volte aggiungeva: “Prendete Gramsci, quello è il modello di prosa che fa per noi. Guardate quanto è semplice, chiaro, trasparente”.
Ovviamente io sono stato segnato da questo insegnamento, e cerco di restargli fedele. Non si può scrivere contro chi usa la pancia invece del cervello usando la pancia anche noi. Il nostro discorso deve essere fluido, franco, fresco, limpido. Trasparente, appunto. Bisogna evitare, a mio avviso, almeno nelle sezioni saggistiche, ogni esibizione, che poi sarebbe in chiave con la atmosfera di narcisismo diffuso che noi combattiamo e in cui purtroppo siamo immersi.
In concreto, nel blog. la distribuzione nelle diverse sezioni dipenderà anche dai modi della scrittura. Ma questo è un altro discorso. Io volevo richiamare solo un problema generale su cui non abbiamo mai discusso ma per il quale di qui in avanti dovremo avere sempre la dovuta attenzione. La forma di scrittura non è mai neutrale. E’ politica anch’essa. E ormai per difenderci abbiamo solo la ragione, l’unico universale superstite, l’unico che forse può salvare ancora l’umanità.
{module Articoli correlati}
Articoli correlati
Commento
Lascia un commento Annulla risposta
-
L’interpretazione e noi
-
«Memoria e racconto», la fotografia di Ferdinando Scianna -
Delitto e castigo dell’intellettuale: a proposito di Faranno di me un criminale di Javier Marías -
Quando il pesce grande mangia il pesce piccolo. Su “Libercomunismo” di Emiliano Brancaccio -
La scrittura democratica -
-
La scrittura e noi
-
Inchiesta sulla letteratura Working class / 15 – Alberto Prunetti -
“Le Leonesse di Vergine Maria” e la pedagogia civile di Ambrosecchio -
Inchiesta sulla letteratura Working class /14 – Sandro Frizziero -
Perché leggere Cecità di Saramago: il realismo dell’allegoria -
-
La scuola e noi
-
Ridere della scuola -
I giovani alla sbarra -
Leggere per diventare, tra letteratura e filosofia. -
Lettera agli insegnanti -
-
Il presente e noi
-
Un “collegio dei docenti” nazionale contro la riforma degli Istituti tecnici -
Guerriglie culturali sotto il vulcano:Manzoni e la riforma degli istituti tecnico-professionali -
La pagella del ragazzo africano -
Romano Luperini e noi -
Commenti recenti
- Marisa Burchi su Un “collegio dei docenti” nazionale contro la riforma degli Istituti tecnicinoooo assolutamente no alla riforma. cambiano le scuole che funzionano!!!
- Maria Ventola su Un “collegio dei docenti” nazionale contro la riforma degli Istituti tecnicino alla riforma
- Lisa Scocchia su Un “collegio dei docenti” nazionale contro la riforma degli Istituti tecniciAndiamo sempre più verso un mondo dove la metà dei lavori che esistono oggi non…
- Cinzia Riccarda Gavazzi su Guerriglie culturali sotto il vulcano:Manzoni e la riforma degli istituti tecnico-professionalifinalmente un intervento ragionato e di buon senso: nessuno legge realmente le linee guida dei…
- Stefano Nicosia su Ridere della scuolaGrazie, davvero. Ho trovato nelle tue parole quello che rimuginavo dentro da mesi, giusto quest’anno,…
Colophon
Direttore
Romano Luperini
Redazione
Antonella Amato, Emanuela Bandini, Alberto Bertino, Linda Cavadini, Gabriele Cingolani, Roberto Contu, Giulia Falistocco, Orsetta Innocenti, Daniele Lo Vetere, Morena Marsilio, Luisa Mirone, Stefano Rossetti, Katia Trombetta, Emanuele Zinato
Caporedattore
Roberto Contu
Editore
G.B. Palumbo Editore

scrivere democratico! che bello sarebbe se fosse veramente così. invece oggi molti scrivono per confondere