La pagella del ragazzo africano
Questa settimana la redazione di laletteraturaenoi ha scelto di parlare attraverso la voce del suo Direttore, Romano Luperini. Ogni giorno pubblicheremo uno dei suoi numerosi interventi apparsi sul nostro blog nelle quattro sezioni in cui si articola, testimonianze di uno sguardo ampio, sottile, rigoroso, lungimirante; democratico. Questo intervento era uscito originariamente il 22 gennaio 2019.
La dottoressa Cattaneo, che fa l’autopsia di chi affoga nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere dall’Africa l’Italia, ha scoperto che la salma di un ragazzo (avrà, dice, quattordici anni) proveniente dal Mali aveva nei vestiti qualcosa d’insolito. Guarda meglio e scopre, scritta in arabo e in francese, la pagella scolastica (il “Bulletin scolaire”) del ragazzo, cucita in una tasca in modo che non andasse perduta, come sino a non molti anni fa facevano le madri dei nostri emigrati con qualche banconota e immagine devota che dovevano aiutare il giovane a sopravvivere nel paese straniero dove era diretto. Guarda e vede che i voti sono ottimi. Quel ragazzo era certamente fra i più bravi della sua classe. Riteneva evidentemente quella pagella un bene prezioso da esibire in Europa al momento opportuno. Probabilmente, si illudeva, gli europei non avrebbero potuto respingere un ragazzo così bravo. Vista la pagella, lo avrebbero accolto e gli avrebbero dato un lavoro degno della sua preparazione.
Questo piccolo episodio mi ha turbato. Forse per qualche buona ragione che si presta ad alcune considerazioni.
- I risultati scolastici ottimi erano per il ragazzo e la sua famiglia motivo di orgoglio e di speranza.
- La istruzione scolastica per lui e la sua famiglia era evidentemente un valore da salvaguardare, e una garanzia di promozione sociale.
- In Africa, e comunque in quel paese del Mali, si ritiene che l’Italia come qualunque altro paese europeo sia un paese civile capace di valorizzare i giovani che hanno ottimi risultati scolastici.
Dunque in Africa si crede che l’Italia riconosca l’importanza della scuola e della formazione che essa impartisce. Evidentemente si ignora che da noi i giovani o abbandonano in massa la scuola prima del diploma o appena diplomati e laureati restano disoccupati e fuggono all’estero perché nel nostro paese nessuno riconosce il valore dei risultati raggiunti attraverso studi scolastici regolari.
Il mio turbamento insomma non è solo umanitario, è politico. Non nasce solo dalla pietà ma dal riconoscimento che quel povero ragazzo era vittima di una illusione che in fondo anche noi condividiamo. L’Italia non è un grande paese civile?
Ma lo è davvero? Mi chiedo: chi sarebbe da preferire in un confronto di valori? Chi, insomma, è più civile? Quella famiglia del Mali che ingenuamente crede in ciò in cui credevano sino a trent’anni fa i nostri padri oppure gli italiani che non accolgono il ragazzo, lo lasciano affogare nel Mediterraneo e, se fosse arrivato sano e salvo, ne avrebbero disprezzato la preparazione e la cultura, ritenendo le proprie “naturalmente” superiori?
Penso che la storia di questo adolescente andrebbe raccontata e discussa in ogni classe d’Italia. I nostri studenti, le loro famiglie e le stesse istituzioni scolastiche e governative avrebbero molto da imparare da questo ragazzo africano e dal suo “bulletin scolaire” inutilmente cucito in una tasca.
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Caporedattore
Roberto Contu
Editore
G.B. Palumbo Editore

Indubbiamente molto esplicita la storia di sto ragazzo,ma storie così lasciano molte perplessità, la politica purtroppo lascia desiderare,troppi giovani lasciano i propri paesi d’origine per svariati motivi. In Italia sembra più evidente il problema grazie alla politica ottusa.
L’ Idea di discutere in classe, direi in una terza media, questo triste episodio mi sembra buona, però richiede un docente molto preparato. È molto probabile infatti che una studentessa o studente possa chiedere: questo che cosa significa? Che dobbiamo avere dei buoni voti che ci aiuteranno nella vita? E quindi chiarire che i voti hanno valore solamente se esprimono una acquisizione di conoscenze. Qualcuna/o potrebbe aggiungere: questo mi ricorda mia madre quando mi diceva mangia, pensa ai poveri bambini che in Africa muoiono di fame. Che mi sembrava assurdo, come se io mangiando facessi mangiare anche i poveri bambini in Africa. Il discorso andrebbe probabilmente impostato sul fatto che un ragazzo di 14 anni ha messo in gioco la sua vita e la ha persa, con la speranza che la sua buona prestazione scolastica lo avrebbe aiutato. Speranza, che come dice giustamente lei, sarebbe stata delusa. Discussione quindi molto delicata, che però potrebbe veramente aiutare a comprendere l’importanza di iniziare a conoscere il mondo che ci circonda, che purtroppo, molto spesso, non è un mondo piacevole.
Penso che discutere in classe questa drammatica e triste storia possa essere utile. Direi in una terza media, dove le ragazze/i sono più ricettivi. Il docente dovrebbe essere ben preparato. Infatti la prima domanda potrebbe essere: questo cosa significa che avere buoni voti ci aiuteranno nella vita? Andrebbe qui spiegato che i voti in sé non hanno alcun valore, sono solamente una indicazione del livello di conoscenza acquisita. Altra osservazione: questo mi ricorda quando mia madre mi diceva mangia, pensa ai poveri bambini in Africa che hanno fame. Trovavo la cosa assurda, se io mangiavo i bambini in Africa non avrebbero avuto più fame? Probabilmente il discorso dovrebbe spostarsisull’importanza della scuola per iniziare a comprendere il mondo che ci circonda, che purtroppo spesso non è molto piacevole. Non sono insegnante e mi scuso se ho detto delle stupidaggini.