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«Un’idea sufficientemente chiara di letteratura». Da uno spunto di Luca Serianni

Lingua e letteratura: parola di Serianni

Nella sua lezione di congedo, dedicata all’insegnamento dell’italiano nell’università e nella scuola, Luca Serianni faceva osservare che la letteratura e la lingua italiana, insieme alla storia, costituiscono una disciplina insegnata unitariamente in ogni ordine. Eppure — sottolineava con un distinguo subito dopo quella constatazione — se una matricola che si iscrive a Lettere ha «un’idea sufficientemente chiara» della letteratura, quella stessa matricola ha della lingua una «nozione alquanto vaga». In particolare la matricola in questione tendenzialmente ignora la dimensione della variazione storica della lingua, mentre sul piano della riflessione metalinguistica Serianni parlava di una percezione distorta, dovuta sostanzialmente al riflesso di un impianto educativo che, per quanto rinnovato, mantiene ancora un’impostazione tassonomica. Serianni accennava anche alle cause di questo stato dell’arte, aprendo percorsi di riflessione che sarebbe quanto mai fecondo portare alle estreme conseguenze: fattori inerziali; pressione dei committenti editoriali; responsabilità individuali (chiamando in causa persino sé stesso!). Tuttavia, questo non lo portava a convergere sull’opportunità, da alcuni sostenuta, di separare l’insegnamento della lingua da quello della letteratura, anzi, si diceva contrario a un simile scenario, dando molto da riflettere non solo agli insegnanti ma anche ai linguisti. In realtà, nel gioiello che fu quella lezione, di strade da battere nella prassi e nella riflessione teorica Serianni ne delineò moltissime. E volendo trovare un modo per onorare la memoria di un insostituibile Maestro, uno è proprio quello di provare a sostare un poco sui temi cruciali da lui attraversati in quella lezione.

«Un’idea sufficientemente chiara» di letteratura

Dunque, le matricole che si iscrivono a Lettere hanno «un’idea sufficientemente chiara» della letteratura. Semmai per Serianni il problema era scardinare alcune «idées reçues». Citava a questo punto l’esempio preso a prestito da un «autorevole italianista» — Romano Luperini — a proposito di Cesare Beccaria. Diceva Serianni, riprendendo Luperini, che Cesare Beccaria, autore al quale si accenna solo marginalmente nella prassi scolastica, potrebbe essere a buon diritto considerato il più grande scrittore del nostro Settecento, non sul piano estetico, ma per l’eccellenza del suo pensiero e per la ricaduta delle sue idee nell’Europa del tempo. Una citazione che per molti è suonata anche come un invito ad allargare lo sguardo sulla letteratura: la profondità del pensiero, il valore dell’esperienza umana e intellettuale, il contributo al progresso culturale di una comunità, e non solo la specificità della lingua letteraria. Lingua letteraria che Serianni (cosa che non deve sorprendere in un linguista, anzi) invitava gli insegnanti ad affrontare consapevolmente a partire dal triennio, accordando invece la priorità nella secondaria di primo grado e nel biennio delle superiori a ciò che la letteratura può dare proprio sul piano dell’esperienza umana e personale, della costruzione di un «immaginario».

E allora, rimandando a uno spazio specifico un’apposita riflessione sul primo dei due termini dati in premessa (e cioè la lingua), quale idea hanno della letteratura i ragazzini delle scuole medie?

Nella scuola secondaria di primo grado lo studio sistematico della letteratura italiana (quali siano però le concrete declinazioni di questa sistematicità è un altro discorso) inizia in seconda, anche se non mancano in prima media occasioni di approccio ai testi letterari in lingua italiana. Da diversi anni, dunque, all’inizio della seconda media, svolgo una semplice attività introduttiva, con lo scopo dichiarato di verificare proprio quale idea abbiano in testa gli alunni rispetto a questa disciplina con cui iniziano a fare i conti. Si tratta di un’attività di brain storming — libera associazione di idee a partire dalla parola «letteratura» — molto utilizzata nella didattica delle lingue seconde in fase di verifica dei prerequisiti e che molti docenti certamente conoscono. Si scrive al centro della lavagna (e della pagina dei quaderni) la parola «letteratura» dalla quale si fanno partire “raggi” che terminano con le parole che gli alunni associano a quella posta al centro, senza mediazioni. Si procede a giro, una parola ciascuno. Tutti devono dire la loro, qualcuno passa il turno, qualcuno ne vuole dire molte di più, altri ci riflettono. Si finisce sempre e comunque con la lavagna piena e con la sensazione, decisamente piacevole, che le cose forse non vanno così male.

Le parole per la letteratura

Il lessico che di solito viene fuori da questa attività si presenta sostanzialmente omogeneo negli anni, seppure con qualche specificità. Ecco di seguito le parole appena raccolte a settembre di quest’anno e quelle del 2019, prima della pandemia, ovviamente in due diverse classi seconde.

Letteratura (2019): documenti, tradizione, filosofia, rima, storia, cultura, saggezza, poesia, religione, poeta, stile, fantasia, sonetto, strofe, dramma, arte, prosa, amore, lingue, filastrocca.

Letteratura (2022): lettura, tramandare, libri, rime, poeta, fantasy, testo, genio, Leopardi, Paradiso, Beatrice, racconti, magia, romanzi, leggere, immaginazione, storia, scrittura, antichità, Dante, poesie, verità, Virgilio, lettere, Purgatorio, pittura, Inferno.

Si può osservare che ci sono àmbiti che sono coperti, anche se con diversa estensione, entrambi gli anni, come pure in entrambi i gruppi si notano elementi o sottoserie peculiari. Si veda la tabella:


dimensione storico-culturaleàmbito poeticotemi e generi

2019
storia, tradizione, documenti, culturapoeta, poesia, filastrocca, sonetto, strofe, rimafilosofia, amore, dramma, fantasia

2022
antichità, storia, tramandare, testo, libripoeta, poesie, rimefantasy, racconti, romanzi

Nella serie lessicale del 2022, all’apparenza più scarna per le parole riferibili all’àmbito poetico e portatrice di una sottoserie molto generica (lettura, leggere, lettere), si deve però osservare la sottoserie notevole costituita da Virgilio, Dante, Leopardi. A sua volta l’emersione di Dante ha dato l’avvio alla sottoserie Inferno, Purgatorio, Paradiso, Beatrice, con provenienza da diversi alunni, già entrati in contatto in qualche modo con Dante attraverso i fratelli maggiori. Nella serie del 2022 colpisce anche la presenza di diversi termini che sembrano alludere alla categoria evocativa e vaga dell’ispirazione: magia, immaginazione, genio. Nella serie del 2019 colpisce (oltre a lingue e stile, di cui si dirà più avanti) anche il non banale prosa.

Al termine dell’attività di brain storming invito gli alunni — e di solito è un lavoro che assegno per casa — a raggruppare i termini che tutti hanno scritto in sottoinsiemi che considerano omogenei sulla base di un qualche criterio che devono poi esplicitare ai compagni. Dalla loro classificazione (che di solito non si discosta molto da quella riportata nella tabella, anche perché le difformità possono dipendere dal fatto che alcuni termini sono effettivamente riferibili a più serie, a seconda del criterio adottato) inizia la riflessione della lezione successiva. Procedendo con ordine rispetto alla tabella, dalla lezione dialogata emerge che nelle parole dell’àmbito storico-culturale si sedimentano significati in parte equivoci: gli alunni tendono a riferire l’attività letteraria al passato, a considerarla cioè come un’esperienza storicamente data e conclusa, da trasmettere. Il che in parte è anche vero, ma di sicuro non in questi termini, per cui a questo punto è necessario orientare la riflessione verso la constatazione che la letteratura è, o almeno è ancora, anche una pratica contemporanea e che in ogni caso è nel presente che si rinnovano le ragioni del suo persistere. Interessante in entrambe le serie la presenza considerevole di termini riferibili alla poesia, e in effetti in qualche annata si può riscontrare addirittura una identificazione tra poesia e letteratura. Anche in questo caso l’equivoco va scardinato, ma dall’altro lato bisogna pure constatare che, nel rilievo sia quantitativo sia qualitativo assegnato alla poesia, anche attraverso il riferimento alle forme e agli usi della lingua, si può intravedere il riflesso della percezione di un’effettiva specificità di quest’arte (parola della serie 2019) eminentemente compositiva. Infine, quanto ai temi e ai generi, quasi sempre le serie includono le parole fantasia/ fantasy, anche se nel 2022 compare in aggiunta verità. È l’occasione per accennare — solo accennare — una riflessione sul rapporto tra verità e finzione, vero e verosimile nella letteratura, mentre dramma, racconti, romanzi consentono di alludere, in modi adeguati all’età dei discenti, alla codifica dei generi.

Conclusioni: una questione di fiducia

Dunque, non solo le matricole di cui parlava Luca Serianni, ma in certa misura anche i ragazzini della secondaria di primo grado hanno un’idea (intuitiva?) non troppo vaga di letteratura, certamente da approfondire, da estendere nel rapporto con i testi, non ancora apprezzata come esperienza riflessa, ma si tratta di un’idea niente affatto avulsa da ciò che effettivamente la letteratura è. Con la consueta metafora edìle, potremmo affermare che i ragazzi, come totalità del gruppo-classe, dispongono di tutti i mattoni per costruire. A noi dirigere i lavori e soprattutto trovare la calce che tiene. Nella serie del 2019 del resto è notevole la presenza delle parole stile e lingua, che insieme alle altre che si riferiscono alla lingua poetica mostrano comunque che alla soglia della consapevolezza dei ragazzi (di alcuni, certo) non è del tutto estraneo nemmeno il nesso indissolubile che esiste tra una data esperienza umana e la forma linguistica che essa assume in ogni opera di letteratura. Certo, la consapevolezza della lingua e della letteratura sono fatti più grandi di questi qui descritti, ma di sicuro i ragazzi non sono così sprovveduti come si potrebbe supporre. Sempre nella richiamata lezione Serianni sottolineava anzi che i ragazzi oggi possiedono forse qualcosa in più rispetto alle generazioni precedenti (cultura musicale, conoscenza delle lingue, ad esempio) e rivolgendosi agli insegnanti pronunciava quella frase, tante volte ricondivisa fuori contesto nei giorni che hanno seguito la sua tragica scomparsa e che non era tanto un invito, quanto proprio l’individuazione di un tratto peculiare della funzione docente, in qualsiasi ordine la si eserciti: nella misura in cui l’insegnante scommette sui propri studenti, non può «prendersi il lusso di essere pessimista». Non si tratta banalmente di ottimismo, quanto di un sentimento di fiducia (che a volte può assumere anche la forma di un atto di fede) nella «capacità di apprendere» dei giovani, qualsiasi sia la loro condizione di partenza. E i piccoli fatti qui esposti, nella misura in cui sono però riferiti a un oggetto di indagine così saliente come la letteratura, autorizzano anche noi a essere fiduciosi nei giovani, nella democraticità della letteratura stessa e nella sua facoltà di rivelarsi semplicemente (e a volte anche difficilmente, come è stato messo di recente in evidenza anche in questo blog) per ciò che è.

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