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diretto da Romano Luperini

Le donne, i cavallier e l’arme pietose. Un percorso di confronto tra Orlando Furioso e Gerusalemme liberata

Il poema cavalleresco è senza dubbio uno degli oggetti più misteriosi e distanti dall’esperienza del lettore contemporaneo che un docente di italiano debba presentare ai propri alunni: è un testo narrativo, ma in poesia; è un testo poetico, ma di dimensioni e caratteristiche nettamente differenti da quelle della lirica con cui i nostri studenti sono abituati a misurarsi. Forse è proprio per questo motivo, per la difficoltà di trovare la giusta modalità di fruizione, che rispetti allo stesso tempo i paradigmi di genere e le caratteristiche del setting scolastico, che molto raramente Orlando furioso e Gerusalemme liberata accendono entusiastici furori nelle classi (se n’era già accennato qui).

Agli inizi della mia carriera di insegnante nella scuola superiore ho affrontato questi due capolavori in modo molto tradizionale, in ordine cronologico e con la lettura di passi canonici (i proemi, la follia di Orlando, la morte di Clorinda…), ma il risultato non mi ha mai del tutto convinta. Allora ho tentato un’altra strada, cercando di restituire alla classe almeno un po’ delle modalità di fruizione originarie: ho letto dunque lunghi passi di vicende collegate tra loro (la fuga di Angelica, l’episodio di Cloridano e Medoro e il successivo incontro di Angelica e Medoro, la scoperta del “tradimento” di Angelica e la follia di Orlando, l’ultimo incontro tra Angelica – in partenza per il Catai – e un irriconoscibile Orlando), ma neanche in questo caso, forse anche per la particolare fisionomia della classe, mi è parso di aver fatto breccia.

Poi, a settembre 2020, mi sono ritrovata nella condizione di dover affrontare, nel primo trimestre della quarta, non solo Machiavelli e Tasso, ma anche Ariosto, che di solito se ne stava – un po’ compresso ma fondamentalmente tranquillo – alla fine della terza, e che invece, come tutti noi, era stato travolto dalla pandemia, dal primo lockdown, dalla DaD e dalla conseguente rimodulazione dei contenuti e degli obiettivi disciplinari. Mi serviva dunque un percorso agile ma efficace, che permettesse di tagliare i tempi ma non “il sugo della storia”, che a mio parere è la riflessione sulle somiglianze e differenze tra due “opere mondo” figlie di personalità autoriali, contesti socioculturali e politici, Weltanschaaung radicalmente diverse.

Ho dunque elaborato un percorso di confronto tra i due poemi selezionando passi, dall’uno e dall’altro, che potessero essere affiancati per contiguità di temi, ambientazioni o situazioni. Sull’onda dell’entusiasmo da sperimentazione didattica, il percorso ideato è risultato piuttosto corposo, anche se, nella concreta realtà della scuola pandemica, sono riuscita (sia l’anno scorso che quest’anno) a lavorare in classe solo su tre o quattro coppie di brani tra quelli che troverete indicati; in realtà, nel caso di una programmazione ordinaria, immaginando di anticipare Machiavelli e la trattatistica rinascimentale alla fine del III anno, il modulo potrebbe essere svolto in modo più completo, ampio e disteso, lungo buona parte del primo trimestre del IV anno.

Prima di iniziare il percorso vero e proprio sui due poemi, si possono leggere in classe alcuni passi dalle Satire ariostesche e dalla Canzone al Metauro o dal Coro dell’Atto I dell’Aminta da cui si possano evincere le idee, le aspirazioni, i profili culturali e psicologici, così diversi, dei due autori. Ho previsto anche il tradizionale momento di spiegazione frontale delle caratteristiche dei due poemi (processo redazionale, struttura, filoni narrativi, temi, scelte linguistiche…), ma messe a confronto in una semplice tabella a doppia entrata che ha costituito il primo passo del lavoro di comparazione.

Qui di seguito, il percorso completo (da cui ovviamente è possibile estrapolare solo alcune coppie di testi) con un elenco sintetico degli aspetti da sottoporre all’analisi e discussione della classe (i testi, spesso non antologizzati nei manuali, possono essere forniti in fotocopia o in formato elettronico).

 Ariosto, Orlando FuriosoTasso, Gerusalemme Liberata
Preliminari I: Il poeta e la corteSatira III, vv. 28-81 il rapporto ambiguo con gli Este (riconoscenza/indipendenza)il rifiuto della vita pubblica e l’ideale epicureo (vive absconditus, otium, aurea mediocritas)il relativismo morale e l’autodifesail tono ironicoCanzone al Metauro il motivo encomiastico e la celebrazione del Duca della Roverela ricerca di rifugio e protezione dai rovesci della Fortunala vita tormentatail tono patetico e magniloquente
Preliminari II: la tabella di confronto sui due poemivarietà e molteplicità → tre fila narrative principaliil rapporto con la tradizione: epica carolingia e roman cortese, cantari, Boiardoil processo redazionale (le tre redazioni) …varietà nell’unità → un unico grande “filo” narrativoil rapporto con la tradizione: la Poetica di Aristoteleil processo redazionale (dalla Liberata alla Conquistata) …
I due proemiOF, I, 1-4 l’argomento e la ripresa di Boiardola dedica e il motivo encomiasticol’invocazione ironica alla MusaGL, I, 1-5 l’argomento del poemal’invocazione alla Musa celestela dedica “militante”la dichiarazione di poetica
Il duello tra un cristiano e un paganoIl duello tra Rinaldo e Ferraù OF, I, 10-23 assenza di violenza → dialogono conflitto di fediduello breve e “stereotipato”, sintetizzato in poco più di un’ottavacomuni valori cortesi e cavallereschireciproco rispettointervento del narratore → ironiaIl duello tra Argante e Tancredi GL, VI, 37-50 campi semantici della violenza e della crudezza →  assenza di dialogoconflitto di fediduello lungo, articolato in diverse fasirappresentazione animalesca del pagano Arganteintervento del narratore →  pathos
Donne guerriereRuggiero, Bradamante e Marfisa OF, XXXVI, 43-68 equivoco del “triangolo amoroso” da cui nasce lo scontroBradamante, guerriera e amante gelosa (parola-chiave: “brama”) e Marfisa, guerriera orgogliosail fallito tentativo di conciliazione di Rinaldoagnizione di un familiareintervento della magialieto fineTancredi e Clorinda GL, XII, 48-71 mancato riconoscimento (parola-chiave: “conoscere”) da cui nasce lo scontrola “feroce” Clorinda, guerriera che non conosce amoreil topos del “nodo d’amore”il fallito tentativo “cortese” di Tancrediagnizione dell’amataintervento della Grazia divinafigure di opposizionefinale tragico e patetico
Un luogo emblematico: illusione e desiderioIl castello di Atlante OF, XII, 4-22 magico e fantasticoerrare/erroreillusione→ desideriolabirinto → uso dei deitticiripetitività/circolarità (tutti i cavalieri ripetono lo stesso percorso)Tancredi nella selva di Saron GL, XIII, 32-46 meraviglioso demoniaco e infernaleillusione → incubounicità/linearità del percorso (l’unico dei paladini ad entrare ed uscire dalla selva è Tancredi)
Un luogo emblematico: così “altro”, così terrestreAstolfo sulla luna OF, XXXIV, 70-87 (vv. 1-4) il percorso ascensionale e la guida (modello della Commedia)la luna come “terra in piccolo”l’uso delle immagini e delle metafore (quasi “correlativi oggettivi”)la critica alla società del proprio tempo e al mondo delle cortiIl giardino di Armida GL, XVI, 1-17 il percorso labirintico (modelli: Petrarca, Poliziano, Ariosto)il rimando all’anticoarte, natura, imitazioneimmagini, metafore, allegorie: un’anticipazione del Baroccoil canto del pappagallo: invito al godimento e all’amore (impossibile nella società contemporanea)
La conversione all’amore della seduttriceAngelica e Medoro OF, XIX, 16-38 posizione all’interno dell’opera: momento non centrale, poi il personaggio di Angelica scompareiniziativa amorosa femminileconcezione dell’amore: forza incontrollabile, “vendetta”, “lima”, erosinnamoramento come contrappasso della ritrosia della donnaossimoro e ironiaRinaldo e Armida XX, 117-136 posizione all’interno dell’opera: conclusionepassività di Armida, inseguita e sorretta da Rinaldodonna innamorata “ancella” dell’uomo, con eco evangelicaamore ricambiato e “spirituale” possibile solo dopo la conversioneelemento patetico (ripetizioni enfatiche)

Al termine del percorso, ho verificato quanto svolto assegnando una traccia di tipologia C che chiedeva agli studenti di riflettere sulle somiglianze e differenze tra i due poemi facendo precisi riferimenti ai testi letti (una copia dei quali era disponibile per la consultazione sulla cattedra), concludendo poi con un giudizio personale sull’attualità dell’uno o dell’altro.

Credo che un percorso del genere, benché impegnativo, possa contribuire a sviluppare competenze di analisi e confronto solide e rigorose, poiché le immagini e le tematiche che emergono da testi così diversi vengono costantemente contestualizzate e storicizzate. Soprattutto, credo che il lavoro svolto in classe abbia reso, almeno un po’, giustizia a due capolavori assoluti della letteratura non solo italiana ma europea (vista anche la loro diffusione e l’influenza), che spesso restano distanti dai ragazzi anche perché, come ho osservato all’inizio, le modalità della fruizione scolastica tradizionale non riescono a valorizzarli.  Mi ha molto stupito, infatti, rilevare che due tratti fondamentali dei poemi, ovvero l’ironia ariostesca e il patetico tassiano, non siano rimasti, per gli studenti, formule da manuale, ma siano risultati molto più evidenti e comprensibili proprio perché fatti “cozzare” l’uno contro l’altro; non solo: la Gerusalemme liberata, che – secondo la mia esperienza – era poco apprezzata dagli studenti quando mi limitavo a leggerne i passi più canonici, ha invece suscitato maggiore interesse e immedesimazione rispetto all’Orlando furioso. Ho scoperto, con una certa sorpresa, che i ragazzi del XXI secolo si rispecchiano molto di più nelle esitazioni, nelle ansie, nei tormenti, nei desideri negati così ben delineati dall’acume psicologico di Tasso anziché nell’atteggiamento epicureo, sornione ma in fondo distaccato dal suo oggetto, di Ariosto; del resto, mi sono detta, tutti noi viviamo in tempi che hanno molto a che fare con le incertezze, i contrasti e le alterità che sono l’humus culturale della Gerusalemme Liberata.

Ancora una volta, quindi, la letteratura ci ha permesso di entrare in connessione profonda con noi stessi e con il mondo che ci circonda, dandoci anche le parole per esprimere ciò che rimaneva inafferrabile, labile ed incerto finché le parole di un grande scrittore non ce lo hanno mostrato, scritto nero su bianco.

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