Insegnare a leggere la letteratura è un atto oppositivo: a margine delle riflessioni di Emanuele Zinato
Anna Angelucci risponde all’intervento del 13 giugno di Emanuele Zinato.
Sono assolutamente d’accordo con Zinato: non solo insegnare a leggere la letteratura è un atto oppositivo (soprattutto quando non ci si limiti a riconoscere le sole forme del testo letterario) ma è un atto oppositivo oggi più necessario che mai.
Ma attenzione. Il contesto in cui compiere questo atto oppositivo necessario, la scuola, è radicalmente compromesso e il terreno su cui piantare i semi di una coltivazione clandestina dei classici più che paludoso, appare desertificato. Da quali elementi vogliamo partire per descrivere l’attuale condizione di impotenza educativa in cui il discorso pedagogico egemone, ovvero il discorso capitalistico, ha confinato insegnanti e studenti? La “buona scuola” non è che il conclusivo epifenomeno nostrano dell’assoggettamento al principio educativo economicistico, del mercato e del profitto, globalmente dominante. E dominante, in Italia, in quanto imposto con una legge osteggiata come poche (la 107 del 2015) da chi, insieme ai sindacati di base, ne aveva colto i pericoli, ma nel contempo egemone, in quanto introiettato e sostanzialmente condiviso dalla maggioranza dei docenti e dell’opinione pubblica, che a quella legge e ai suoi paradigmi si sono fin da subito acriticamente conformati.
Certo, come ci suggerisce Zinato, possiamo ancora dedicare qualche ritaglio di tempo alla letteratura – così come alla storia, alle scienze, alla filosofia o alla fisica – quando, per caso, gli studenti sono in classe e non a scimmiottare lavoretti qua e là (quelli dei licei, più fortunati) o a svolgere lavoro nero non pagato (quelli dei tecnici e dei professionali, sfruttati per legge fin dai banchi di scuola).
Ma entro quali confini politico-culturali resta comunque perimetrato questo nostro atto oppositivo? Il problema non è l’assenza di un lessico condiviso tra migranti e nativi digitali. A questo si potrebbe facilmente ovviare assumendo nella didattica il metodo contrappuntistico, suggeritoci già da tempo da Edward Said, nel confronto tra testi, autori e, naturalmente, lettori. Il problema vero è che oggi a scuola, come all’università, si realizza la totale sussunzione di ogni esercizio didattico, di ogni atto critico, di ogni sguardo, di ogni lettura e dunque di ogni utopia al pensiero unico, agli obiettivi formativi di un modello di produzione e regolazione dei rapporti sociali che vede lo studente, fin dalla più tenera età, non come essere umano ma come ‘risorsa umana’. La certificazione obbligatoria, a partire dalla scuola elementare, delle competenze chiave imposte dall’Unione europea, tra cui spicca la competenza di imprenditorialità, parte da questo presupposto, oggi molecolarmente acquisito da ogni dirigente scolastico, da ogni consiglio di classe, da ogni collegio dei docenti.
E ancora: se è certamente vero che gli spazi dedicati all’educazione umanistica si stanno via via riducendo (e ciò non accade per caso: guai se un lacerto di humanae litterae sfuggito all’attenzione distruttiva del legislatore dovesse aprire uno squarcio di autocoscienza nel cielo di carta della marionetta ben addestrata dall’alternanza scuola-lavoro!), è altrettanto vero che, nello specifico, le griglie strutturaliste applicate alla letteratura costituiscono ben più di un pericolo: una certezza. Sembra che in Italia nessun docente di lettere abbia letto Todorov e il suo La letteratura in pericolo mentre gli studenti continuano ad essere mitridatizzati per anni e anni col veleno di una narratologia e di un formalismo che li disgusta, che gli rende odiosa la letteratura e che li fa, così, drammaticamente immuni ai suoi benefici effetti, e proprio in quella prima adolescenza che tanto se ne dovrebbe e potrebbe giovare.
A quale critico-docente, Zinato, possiamo dunque rivolgere questa esortazione? Quale intellettuale, organico o tradizionale, a scuola può continuare a spacciare la letteratura sottobanco o sopra il banco, rinegoziandone un ruolo potremmo ancora dire rivoluzionario cui ha invece già rinunciato da tempo per pigrizia, per paura, per ignoranza, per conformismo? L’atto oppositivo presuppone il docente contrastivo, un docente che non abbia abdicato al suo compito educativo, da realizzarsi a scuola attraverso i contenuti e i linguaggi della disciplina che insegna. Un docente che non si compiace della sua posizione pre-politica (o antipolitica, o apolitica) in nome della quale è stata fatta passare ogni possibile mercificazione dei saperi e ogni possibile reificazione del lavoro umano, fino a rendere la scuola un luogo insopportabile e l’insegnamento una condizione insostenibile. Che non accetta di essere relegato nella comoda e deresponsabilizzante condizione del tecnico o del mediatore culturale, ma che rivendichi e pratichi la dimensione intellettuale e militante del letterato e del critico. Ce ne sarà qualcuno? E sarà disponibile a combattere questa drammatica condizione di subalternità cui la pedagogia capitalistica, all’alba del nuovo millennio, accompagnata dal consenso diffuso verso questa “confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà”(H. Marcuse, L’uomo a una dimensione, Einaudi, Torino, 1967, pag. 21), ci ha confinato, insieme ai nostri studenti?
Fotografia: G. Biscardi, Palermo 2018, scuola.
{module Articoli correlati}
Articoli correlati
No related posts.
-
L’interpretazione e noi
-
Exploded view: fare a pezzi la realtà per ricostruire -
Il poeta delle 300 copie -
Gli intellettuali italiani e la Grande Guerra/ 2 -
Gli intellettuali italiani e la Grande Guerra/ 1 -
-
La scrittura e noi
-
Proposte per giovani lettori: “La formica rossa” di Émilie Chazerand -
Su Anne Carson -
Non fate la guerra, andate per mare! Su “La saggezza del mare” di Björn Larsson -
Il realismo sperimentale di Roberto Bugliani. Un’intervista su “Fisiologia delle situazioni” -
-
La scuola e noi
-
Ripassiamo il latino? Resoconto di un esperimento di didattica a stazioni. -
Le “misure urgenti” del decreto legge 170/2026 sulla scuola e lo sgabuzzino delle scope -
Insegnanti sovversivi. Riflessioni su un vecchio libro sempre (più) attuale -
Percezione poetica e incontro con l’altro -
-
Il presente e noi
-
L’Occidente e il suo doppio -
Italofoni e elefanti -
Destini individuali e collettivi nel romanzo d’esordio di Lukas Rietzschel “Battere i pugni sul mondo” -
Diaz, non pulire questo sangue. Il film, la sceneggiatura, le foto. Conversazione con Daniele Vicari: «Uscire dal reducismo per superare la sconfitta di Genova 2001» -
Commenti recenti
- R. Selmisu Le “misure urgenti” del decreto legge 170/2026 sulla scuola e lo sgabuzzino delle scopeottima analisi
- R. Selmibellissima
- Lorenzo Prencipeoh quale poesia della ” non poesia” fluisce impietosa a smascherare la sua impotenza! Tutto…
- Eros BaroneNelle formazioni economico-sociali in cui predomina il modo di produzione capitalistico e nelle costituzioni materiali…
- Stefano RossettiIl commento non va oltre l’esposizione talvolta esibita di informazioni risapute e interpretazioni politiche, in…
Colophon
Fondatore
Romano Luperini
Redazione
Antonella Amato, Emanuela Bandini, Alberto Bertino, Linda Cavadini, Gabriele Cingolani, Roberto Contu, Orsetta Innocenti, Daniele Lo Vetere, Morena Marsilio, Luisa Mirone, Stefano Rossetti, Katia Trombetta, Emanuele Zinato
Caporedattore
Roberto Contu
Editore
G.B. Palumbo Editore

Lascia un commento