Primo Levi controtempo
Esce in questi giorni per Quodlibet Primo Levi controtempo. Una lettura politica di Emanuele Zinato. Il libro, che propone una rilettura dell’ intera opera leviana alla luce della catastrofe attuale, è diviso in tre parti: il riscatto del lavoro, l’avventura dell’insurrezione, il transito negli spazi aperti d’Europa. Ne pubblichiamo un paragrafo, con dei tagli e con l’autorizzazione dell’editore.
Zona grigia e servitù volontaria
Per Levi «il mondo delle cose che esistono» è un «groviglio vario e inestricabile» (La tregua, OC I, 379)1 da dipanare con paziente sforzo razionale: dunque, anche l’insieme delle narrazioni e delle riflessioni inerenti homo faber ha, a sua volta, un impianto dubitativo, dilemmatico e in certi casi aporetico.
Fin da Se questo è un uomo, l’attitudine critica della scrittura leviana cerca di porre in dubbio l’ «ovvia e facile deduzione» che per natura «l’uomo sia fondamentalmente brutale, egoista e stolto» (Se questo è un uomo, OC I, 206). Sottomissione attiva e emulazione del dominio non sono attribuibili, come vuole il senso comune, alla natura umana ma sono le risultanze storiche e culturali del progetto nazista: sono cioè la conseguenza ultima dell’ ineguaglianza organizzata e dell’azzeramento di qualsiasi lume di liberazione collettiva. «L’ascesa dei privilegiati» è, insomma, uno degli esiti del programmato corrompimento degli offesi, illustrato da una figura di contagio di derivazione manzoniana2: «Lo sapeva bene il Manzoni: “I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano l’animo degli offesi”» (I sommersi e i salvati, OC II, 1169).
Talvolta, tuttavia, si affaccia il dubbio che le origini insidiose del privilegio siano radicate nella competizione permanente dei viventi, di specie darwiniana, per la supremazia biologica. La constatazione della brama disperata delle «monadi sigillate» a diventare capi e capetti, innesca in tal modo la serie di tesi e antitesi che culmina nella messa a punto del famoso concetto di zona grigia, centrale nei Sommersi e i salvati ma in gestazione già in Se questo è un uomo e in Il re dei giudei3: figura cromatica di ciò «che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi» (I sommersi e i salvati, OC II, 1168). Come nel caso di Chaim Rumkowski, l’ ambizioso imprenditore ebreo posto dai nazisti a capo del ghetto di Łódź, la pulsione degli individui «in situazioni estreme» a consolidare il proprio privilegio esercitando la sopraffazione è tale da confondere e da paralizzare gli strumenti del discernimento: «poiché l’uomo, dice Thomas Mann, è una creatura confusa; e tanto più confusa diventa, possiamo aggiungere, quando è sottoposta a tensioni estreme: allora sfugge al nostro giudizio, cosí come impazzisce una bussola al polo magnetico». (Il re dei giudei, in Lilìt e altri racconti, OC II, 294)
Dunque, la pulsione cieca di sopravvivenza individuale che muove i singoli individui alla competizione e alla sopraffazione è il «polo magnetico» che disorienta la bussola della ragione del saggista. (…)
Anche nel Re dei giudei l’ostinazione contagiosa della supremazia individuale annidata in ciascuno porta alla paralisi del discorso ragionevole che si limita a contemplare la marcia insensata della civiltà verso la barbarie, condensata in due folgoranti immagini, l’una biblica e l’altra ripresa dai ritornelli di Berlin Alexanderplatz di Alfred Döblin4:
In Rumkowski ci rispecchiamo tutti, la sua ambiguità è la nostra, di ibridi impastati d’argilla e di spirito; la sua febbre è la nostra, quella della nostra civiltà occidentale che «scende all’inferno con trombe e tamburi», e i suoi orpelli miserabili sono l’immagine distorta dei nostri simboli di prestigio sociale. (Lilìt e altri racconti, OC II, 297)
La formula della «zona grigia», ideata da Levi per graduare le opposizioni binarie tra vittime e carnefici, è stata banalizzata dai media e distorta dalla manipolazione politica a mera «equidistanza fra gli schieramenti» 5. Applicata alla concretezza materiale dei rapporti di lavoro, tuttavia, la disponibilità dei deportati a farsi prigionieri-funzionari, che contamina i due campi dei padroni e dei servi, risulta immune da ogni riduzione e può aiutarci a svelare anche le relazioni di potere del nostro presente. Levi con il suo saggismo esplora le attività operative del Lager «ibrido», in una condizione «hobbesiana» (I sommersi e i salvati, OC II, 1230), a partire dagli aspetti relazionali: se «essere in servitù è mettere il proprio lavoro e la propria intelligenza al servizio di un terzo»6, i suoi libri mostrano come il lavoro, nella duplice accezione di operatività imposta e estorta, sia il vero crocevia nelle dinamiche che chiamano in causa la servitù volontaria. E’ possibile dunque mettere in contrappunto l’ acutezza demistificante, «degna di Montaigne»7, di Se questo è un uomo e dei Sommersi e i salvati con la riflessione machiavelliana sulle ragioni per le quali una moltitudine di individui non riconosce «il giogo che da sé medesima si metteva in sul collo»8 e con la domanda sollevata da Étienne de la Boétie nel Discorso della servitù volontaria9 circa la complicità dei molti e la cooptazione di pochi nelle oligarchie e nei ruoli di preminenza. Si tratta di una ricerca tutta da fare che, nel segno dell’auto-asservimento e del desiderio di mimesi del potere, potrebbe illuminare la radice dell’attuale scomparsa dell’esistenza pubblica rimpiazzata da una gerarchia di interessi privati e da nuove forme digitali di sorveglianza, e proprio grazie a quanto avvenuto nel suo precedente più rozzo ed estremo: la dinamica occulta dei poteri nei campi di lavoro e di distruzione10.
1 Primo Levi, Opere complete, voll. I-II, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, Torino 2016; vol. III, Conversazioni, interviste, dichiarazioni, a cura di Marco Belpoliti, Bibliografia e indici a cura del Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Einaudi, Torino 2018. Le citazioni dalle opere di Levi sono indicate con la sigla OC seguita dal numero del volume e delle pagine.
2 Cfr. Andrea Rondini, Manzoni e Primo Levi, in «Testo», XXXI, 60, luglio-dicembre 2010, pp. 48-86.
3 Cfr. Martina Mengoni, Variazioni Rumkowski, Primo Levi e la zona grigia, Zamorani, Torino 2018 e Id., I sommersi e i salvati di Primo Levi. Storia di un libro. Francoforte 1959-Torino 1986), Quodlibet, Macerata 2021, p. 178.
4 Cfr. Marco Belpoliti, Levi, Bellow e il re dei Giudei, in «Doppiozero», 26 gennaio 2014, (disponibile on line) e Mengoni, I sommersi e i salvati di Primo Levi. Storia di un libro (Francoforte 1959-Torino 1986), cit., pp. 236-237.
5 Cfr. Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010), Bollati Boringhieri, Torino 2013 e Anna Bravo, Raccontare per la storia / Narratives for History, Einaudi, Torino 2014, pp. 29-85.
6 Christophe Dejours, La clinique du travail à l’épreuve de la servitude volontaire, in «Teoria politica», 12, 2022, pp. 321-335.
7 Cesare Segre, Lettura di «Se questo è un uomo», in Primo Levi: un’antologia della critica, a c. di E. Ferrero, Einaudi, Torino 1997, p. 71.
8 Niccolò Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, in Id., Tutte le opere, Firenze, Sansoni 1971, p. 101.
9 Étienne de La Boétie, Discorso della servitù volontaria, a cura di E. Donaggio, Milano, Feltrinelli 2014.
10 Cfr. Manuela Ceretta, Maria Laura Lanzillo, Stefano Visentin, Attualità e persistenza della servitù volontaria, in «Teoria politica», 12, 2022, pp. 217-228.
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