Scuola, la posta in gioco
Pubblichiamo, per gentile concessione delle curatrici, un estratto dal numero 9 de L’Ospite ingrato del Centro studi Franco Fortini, dedicato alla scuola. A questo indirizzo si può leggere l’intero numero.
La primavera scorsa, sul finire dei lunghi mesi di chiusura per l’emergenza Covid-19, abbiamo sentito la necessità di aprire uno spazio di riflessione sui temi della scuola e dell’insegnamento. La chiusura delle scuole e la didattica a distanza hanno portato alla luce, con una violenza inedita, le contraddizioni del nostro sistema formativo: la sua funzione sociale, le trasformazioni che lo hanno attraversato nell’ultimo trentennio, la stessa possibilità e le condizioni di esistenza della scuola come strumento emancipativo, sono i nodi attorno ai quali ci è sembrato necessario interrogarci.
Durante e dopo il lockdown, del resto, il dibattito sulla scuola si è acceso in tutti gli ambiti, fino ad occupare piazze reali e virtuali, i media mainstream e la pubblicistica politica e culturale, come non avveniva probabilmente dalla fine degli anni Sessanta del Novecento. A settembre la riapertura tra ritardi, disagi e polemiche, ha reso sempre più evidente la necessità di analizzare le questioni all’ordine del giorno per collocarle in una prospettiva di lunga durata e al tempo stesso intervenire nel dibattito pubblico.
A un anno dall’inizio della pandemia mancano ancora studi statistici complessivi che dimostrino l’effettiva incidenza delle scuole sull’aumento dei contagi o le conseguenze in termini di dispersione e abbandono scolastico, mentre le scelte altalenanti relative alla chiusura rendono inequivocabile il fatto che il sistema d’istruzione sconta, e al tempo stesso rivela, alcune tra le più gravi falle della struttura dello Stato e dell’organizzazione sociale. È palese infatti che la comunità scolastica sta pagando le fragilità del sistema sanitario e le insufficienze del trasporto pubblico locale, ma anche le storiche disuguaglianze territoriali fra nord e sud del Paese, fra centri e periferie, oltre che le politiche scellerate e poco lungimiranti che riguardano la sicurezza a scuola o il piano dei vaccini. Nel frattempo, l’esperienza delle scuole chiuse, in ogni nucleo dove vivano bambine e bambini, e adolescenti, conferma il persistere di una questione di genere, legata sia al lavoro di cura sia alla precarietà e subalternità delle donne nel sistema produttivo.
La complessità delle questioni sembra tuttavia dissolversi nella discussione pubblica, che tende a polarizzarsi attorno alle antinomie apertura e chiusura, presenza e distanza. Pur restando essenziale e dirimente l’apertura delle scuole, il nostro tentativo vorrebbe anche essere quello di spostare l’attenzione. Ci sembra infatti che il tema venga strumentalizzato secondo finalità politiche ed economiche estrinseche, per catalizzare il consenso verso l’una o l’altra posizione, anche attraverso un uso manipolatorio delle ricerche e delle informazioni disponibili.
Tuttavia, a prescindere dagli effetti tossici delle pratiche di “distrazione di massa”, la nuova centralità del tema scuola ci sembra rimandare a un desiderio diffuso di partecipazione, spesso surrogato nelle forme parcellizzate e alienate della discussione da social media. D’altra parte, anche l’emergere di fenomeni di partecipazione reale evidenzia spesso la frattura esistente tra la percezione individuale e collettiva dei problemi sociali e il loro rapporto con le cause strutturali che le determinano.
Anche allo scopo di mettere in atto una pratica discorsiva che superasse i limiti descritti, questo numero dell’«Ospite ingrato» ha preso forma attraverso una discussione che ha coinvolto in maniera attiva tutti coloro che vi hanno contribuito, ma anche colleghi, compagne e compagni che con noi condividono percorsi di riflessione e di lotta passati e presenti. Di questo processo rendono conto, almeno in parte, i diversi articoli sul tema pubblicati nel sito della rivista negli ultimi mesi, e il seminario redazionale dello scorso novembre.[1]
Tenendo sullo sfondo la riflessione e l’esperienza di due intellettuali e insegnanti “inattuali” come Franco Fortini e Renato Solmi, nel tentativo di sottrarci alla frustrazione che viene da un contesto ormai iper-burocratizzato e dal sempre più asfissiante controllo tecnocratico, siamo partite dalle domande che si pongono quotidianamente nel nostro lavoro di docenti e nella relazione con gli studenti, privati sempre più di spazi e tempi adeguati all’apprendimento. Abbiamo così tentato in primo luogo di descrivere il quadro attuale delle contraddizioni strutturali e politico-ideologiche che riguardano la scuola e l’insegnamento.
È ormai chiaro che la pandemia ha esasperato le problematiche preesistenti nel sistema scolastico italiano e che, d’altra parte, le misure emergenziali tendono ad accelerare e stabilizzare processi politici in atto da oltre un trentennio.
Come evidenziato in apertura dagli interventi di Giuseppe Aragno e Chiara Meta, il modello scolastico tradizionale, che in Italia si è costruito dal dopoguerra in poi, ha mostrato limiti oggettivi soprattutto per quanto riguarda la funzione della scuola in termini di partecipazione e di emancipazione individuale e collettiva.
Su questo modello di scuola, rimasto essenzialmente classista ed escludente, all’indomani della caduta dell’Unione sovietica si è innestato il progetto formativo dell’Unione europea, accompagnato dalla retorica dell’innovazione e teso a rendere equiparabili e quanto più possibile simili tra loro i sistemi di istruzione del vecchio continente.[2] L’obiettivo strategico, in cui si sintetizza il progetto neoliberista europeo, era ed è quello di realizzare «l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo».[3] Il grimaldello di tale processo è stato in Italia la legge sull’autonomia scolastica (1997), che trova il suo fondamento teorico nel Libro bianco della Commissione europea (1995), a sua volta sviluppato nel cosiddetto Processo di Lisbona (2000).
Il modello neoliberista si è calato nella nostra realtà scolastica prima in sordina, poi con sempre maggiore invadenza, mediante provvedimenti legislativi cadenzati che, in virtù della loro frammentarietà, ne hanno reso poco riconoscibile il senso e lo scopo anche tra studenti, docenti e personale scolastico. In pochi ci si è resi conto che la scuola italiana veniva condotta in una nuova direzione dal momento che, mutato il quadro socio-economico di riferimento, il sistema di formazione tradizionale non riusciva più a garantire all’Unione europea un adeguato livello di concorrenza su scala economica globale.
Così intesa, e innestata su un sistema tradizionale già caratterizzato da forti squilibri (per quanto ancorato alla visione universalistica e democratica promossa dalla Costituzione), l’autonomia scolastica non ha fatto altro che generare un ibrido fra il sistema tradizionale, burocratico e diseguale, e il modello funzionalista di matrice europea. Un ibrido che oggi, alla prova della crisi pan-sindemica,[4] denuncia tutti i suoi limiti.
[1] Scuola e università: luoghi di esclusione o vettori di uguaglianza?, seminario online, 11 novembre 2020; una registrazione dell’evento è disponibile al link https://www.ospiteingrato.unisi.it/scuola-e-universita-vettori-di-uguaglianza-o-luoghi-di-esclusionevideo/ (ultimo accesso: 29/4/2021). Per gli articoli si rimanda alla sezione Giornale dell’«Ospite ingrato» on line, https://www.ospiteingrato.unisi.it/.
[2] L. Giustolisi, Educare allo sfruttamento, far fruttare l’educazione: l’Alternanza scuola-lavoro, in «L’ospite ingrato», 3/4, 2018, pp. 111-128, https://www.ospiteingrato.unisi.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/3-4.9.-GIUSTOLISI.pdf (ultimo accesso 29/4/2021).
[3] Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo di Lisbona, 23 e 24 marzo 2000, https://www.europarl.europa.eu/summits/lis1_it.htm (ultimo accesso: 29/4/2021).
[4] Per una definizione del concetto di pan-sindemia si veda l’intervista ad Ernesto Burgio, La prima pan-sindemia, a cura di M. Boarelli ed E. Ferrara, in «Gli asini», 29 marzo 2021, https://gliasinirivista.org/la-prima-pan-sindemia/ (ultimo accesso: 29/4/2021).
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