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Docentilografi. Sulla prova scritta di lettere del concorso a cattedra

Lo scorso 2 maggio si è svolta la prova scritta di lettere del concorso a cattedra 2016. Le tracce, da svolgere in 150 minuti, erano approssimativamente le seguenti:

1) testo di ” La vita fugge et non s’arresta una hora”. Usare il sonetto in una lezione di due ore per il primo anno di un secondo biennio superiore al fine di illustrare il ruolo di Petrarca nella storia della poesia. In classe c’è un BES (bisogno educativo speciale).
2) testo della poesia di Montale “Cigola la carrucola nel pozzo”. Indicare come si appronterebbe una verifica per un quinto anno delle superiori sul tema della memoria, inserendo riferimenti a Leopardi, Pascoli, Gozzano e Ungaretti, con attenzione all’analisi e alla comprensione. Preparare anche una griglia di valutazione.


3) unità d’apprendimento per la terza classe di una secondaria di primo grado indicando 3/4 testi (anche stranieri) sul tema del diverso, il profugo, lo straniero, l’estraneità. Spiegare il perché di questo tema alla classe e quali collegamenti fare tra i testi.
4) impostare una lezione di due ore sulla densità demografica e sulla distribuzione della popolazione nel mondo a un primo anno del primo biennio superiore, usando anche le tecnologie.
5) unità d’apprendimento di due ore sulla costituzione italiana per la secondaria di primo grado.
6) da una citazione di Sciascia (“La strega e il capitano”) sulla letteratura come mezzo di conoscenza del mondo, parlare dell’importanza della didattica della letteratura facendo riferimenti alla nota Miur del 2014 sull’orientamento permanente.

7 & 8) due quesiti, ciascuno dei quali articolato in cinque domande a risposta chiusa, volti a verificare la comprensione di un testo in lingua straniera.

Necessario fare due premesse:

– la dicitura precisa delle domande non è quella sopra riportata perché, per motivi ancora non chiariti, il ministero non sta pubblicando le tracce ufficiali delle prove svolte nelle varie classi di concorso. Occorre quindi arrangiarsi coi ricordi di chi ha partecipato.

– chi scrive è parte in causa, in quanto candidato tuttora in attesa dell’esito della prova nonché presidente del Coordinamento Nazionale TFA, associazione che rappresenta una delle categorie di docenti (già abilitati) che sta partecipando alla selezione.

Si aggiunga che le prove si sono svolte in condizioni materiali e logistiche talmente penalizzanti (punto su cui sarà inevitabile tornare) da rendere difficile, sul piano scientifico-disciplinare, farsi un’idea su quale sia il profilo di insegnante di lettere che si vorrebbe selezionare.

Va detto che gli argomenti richiesti sono di un certo interesse, improntati come sono a un’ottica non tecnico-specialistica, ma prevalentemente di dialogo tra discipline e con la realtà extrascolastica (per quest’ultimo punto si veda in particolare la domanda 6, con la sottolineatura del valore formativo e conoscitivo della letteratura).

Inevitabile che si affronti solo un piccolo campione delle tematiche di italiano, storia e geografia: in sei domande era necessario fare delle scelte, e le questioni poste affrontano problematiche vive – o addirittura cruciali – nell’attualità. La distribuzione disarmonica della popolazione sul territorio terrestre è di certo uno dei nodi fondamentali della geografia umana, che peraltro si ricollega fecondamente al tema del diverso e del profugo. Altrettanto evidente la significatività di una riflessione sulla Costituzione italiana nell’attuale frangente politico.

In un discutibile – e francamente reazionario nella risaputa ossessione verso il “conformismo buonista” – editoriale sul Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia ha visto nella combinazione di questi argomenti un disegno teso a suggerire ai docenti, e di conseguenza ai discenti, uno sguardo edulcorato e politically correct della storia e del mondo attuale. È invece condivisibile verificare in sede di concorso quali siano le strategie didattiche con le quali un docente solleciterebbe gli studenti alla riflessione su tematiche di sicura rilevanza come queste.

Più centrata, da parte dell’editorialista, la critica sull’assenza di domande di storia e sull’eccessivo schiacciamento sul presente. Con quattro domande su sei di letteratura è evidente un netto sbilanciamento verso uno solo dei campi d’insegnamento. L’ASLI, infatti, ha giustamente lamentato la mancanza di domande di lingua italiana.

L’impostazione tematica dello studio scolastico della letteratura è vista positivamente da chi scrive, che già si era espresso sulla questione. Tuttavia, due domande di questo tipo sembrano essere troppe. Il percorso didattico sulla memoria poi rimanda a un numero eccessivo di autori, che del tema in esame presentano concezioni troppo difformi per portare a un confronto fertile e non generico: sarebbe stato più serio limitarsi a citare Leopardi, e al massimo Pascoli, insieme a Montale.

Se andiamo a vedere le domande da vicino, magari con un occhio attento alle nozioni più tecnico-metodologiche, scopriamo inoltre tante piccole crepe: ad esempio, nella domanda 1 l’accenno generico a un alunno BES è del tutto approssimativo. Ci sono molti tipi diversi di BES: a quale riferirsi? La domanda 2 invita alla facile ironia di chi nota la richiesta di stendere una griglia di valutazione laddove il ministero non ne ha fornita nessuna che stabilisse i criteri di valutazione delle prove concorsuali in anticipo e su scala nazionale, come pure era stato promesso. E poi: si può davvero ritenere esaustiva una UdA sulla costituzione da svolgersi in sole due ore? Già, ma gli estensori delle domande hanno ben chiara la differenza tra una UdA (Unità d’apprendimento) e una UD (unità didattica)? A giudicare dal modo in cui vengono posti i quesiti si direbbe di no.

Con tutto ciò, il vero diavolo stavolta non si nasconde in questi dettagli. Sta invece nel disegno complessivo del concorso. Pur con i difetti sopra esposti, le tracce prese individualmente possono genericamente essere considerate stimolanti, o – istintivamente – “belle”. Tutti i giudizi e le osservazioni vengono però a cadere di fronte alla possanza di un condizionamento inesorabile: quello del tempo a disposizione. 150 minuti per 8 domande: in media 18 minuti da dedicare a domanda. Stesso tempo a disposizione nel 2012, con quattro domande non certamente più ampie e complesse di queste. Nel 1999 8 ore di tempo per l’analisi di un testo a scelta tra due opzioni.

Posta l’ampiezza delle tracce, non sarebbe forse stato auspicabile anche in quest’occasione farne scegliere tre da svolgere su sei, in modo da favorire riflessione e approfondimento anziché superficialità e genericità? Richiedere una progettazione in poco più di un quarto d’ora denota una ben scarsa considerazione del lavoro di un insegnante, o una ben scarsa conoscenza della didattica reale. Più probabilmente le due cose insieme, purtroppo.

Mi rendo conto che può apparire banalizzante ridurre il tutto a una questione di tempi, ma veramente chi ha sostenuto la prova, in questa come in altre classi di concorso, ha avuto la sensazione di essere messo di fronte a una performance fisica, emotiva e psicologica anziché intellettuale.

Siamo docenti o dattilografi? Questo si chiedono i candidati che sono usciti frustrati dalla prova e insoddisfatti di quanto prodotto di getto, senza previa riflessione e senza possibilità di successiva revisione. Un concorso non dovrebbe essere facile, chiaro, però dovrebbe mettere tutti nelle condizioni di dare il meglio di sé: qui è accaduto il contrario.

La rapidità, di pensiero e d’esecuzione, è davvero il criterio più adeguato per selezionare i docenti di lettere migliori?

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NOTA

L’immagine riproduce la testina rotante IBM selectric.

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