Un “collegio dei docenti” nazionale contro la riforma degli Istituti tecnici
La riforma degli Istituti tecnici, diventata legge con il DM 29/2026, di cui abbiamo dato conto in questo articolo a firma di Orsetta Innocenti, sta sollevando, in tutto il Paese, un’ondata di proteste che ne contestano sia i contenuti (ad esempio, la radicale revisione dei quadri orari, che impoverisce l’apporto delle discipline alla formazione tecnica), sia i metodi e i tempi.
LN dedica una pagina ai documenti elaborati nelle scuole allo scopo di fare rete e di dare visibilità alla protesta. Si tratta di documenti che hanno vario grado di ufficialità e unanimità, da quelli approvati dai collegi dei docenti a quelli sottoscritti da gruppi di docenti.
La pagina verrà aggiornata costantemente con i nuovi documenti di cui avremo notizia. Invitiamo perciò i colleghi e le colleghe a inviarli all’indirizzo letteraturaenoi.redazione@gmail.com, con un link alla pagina dove il documento è stato pubblicato (quando possibile, il sito dell’istituto).
____________________________
Istituto tecnico Tecnologico “ L. Da Vinci” – Foligno ( PG )
I.I.S. “Galilei-Pacinotti” – Pisa
I.T.I.S. G. B. Pininfarina di Moncalieri
Associazione degli Italianisti, sezione Didattica
I.I.S. “Amaldi Sraffa” – Orbassano
I.I.S. “Curie-Levi” di Collegno (sezione tecnica di Torino)
I.I.S. “Santorre di Santarosa” – Torino
I.I.S. “Michele Buniva” – Pinerolo (TO)
I.I.S. “Claudio Varalli” – Milano
I. I. S. “Acciaiuoli-Einaudi” di Ortona
I.I.S. “Amaldi Sraffa” – Orbassano
I.I.S. “Curie-Levi” di Collegno (sezione tecnica di Torino)
I.I.S. “Santorre di Santarosa” – Torino
I.I.S. “Michele Buniva” – Pinerolo (TO)
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Direttore
Romano Luperini
Redazione
Antonella Amato, Emanuela Bandini, Alberto Bertino, Linda Cavadini, Gabriele Cingolani, Roberto Contu, Giulia Falistocco, Orsetta Innocenti, Daniele Lo Vetere, Morena Marsilio, Luisa Mirone, Stefano Rossetti, Katia Trombetta, Emanuele Zinato
Caporedattore
Roberto Contu
Editore
G.B. Palumbo Editore

Copio e incollo l’intervento fatto a noe del Dipartimento di Lettere dell’Istituto Tecnico Economico “Macedonio Melloni” di Parma in occasione del Collegio Docenti straordinario del 20 aprile u.s. che aveva per oggetto la riforma dei tecnici e la costituzione di un gruppo di lavoro per studiare i curricola:
Quelli tra noi che hanno la fortuna di essere giovani non possono ricordare una trasmissione televisiva di grande successo negli anni Ottanta: si chiamava “Indietro tutta”.
Io mi rendo conto che in diverse circostanze il nostro Dipartimento ha dato l’impressione di essere quello che, all’apparenza, rema contro qualsiasi novità, ma penso sarà facilmente riconoscibile anche che i nostri interventi nei dibattiti erano – in realtà – votati non a un becero tradizionalismo, ma a promuovere una maggiore attenzione alle dinamiche evolutive della scuola, nell’ottica di fermare (laddove possibile) quelle che ci apparivano delle derive. Noi non vogliamo andare “indietro tutta”, ma vogliamo semplicemente riflettere sulle situazioni, prima di dire “sì” a tutto quello che piove dal Ministero.
Mi si dirà che dura lex, sed lex; tuttavia vale anche la considerazione opposta, cioè che summum ius, summa iniuria: pertanto se la legge, per dura che sia, va rispettata, occorre comunque sempre considerare che una legge applicata in modo assoluto finisce per essere un’assoluta ingiustizia.
Questo è il caso – secondo noi – della riforma dei tecnici così come è stata partorita dal nostro Ministero.
Una delle nostre preoccupazioni è la seguente: da qui in poi, che differenza ci sarà tra noi e gli istituti professionali, se tutto quanto l’impianto dovrà essere strutturato prevalentemente sulle necessità dell’imprenditoria locale?
Ma ancora più cogenti sono altre domande: perché il Ministro decide un ribaltamento orario nel nostro curriculum? In una proposta di tal fatta non si riesce a vedere altro che la volontà di operare tagli sul personale docente, così come la riforma dell’esame di Stato (ora esame di maturità) non ha altra ratio che quella di dimezzare i costi delle Commissioni, provvedimento che si affianca anche alla decurtazione del bonus docenti, nell’ottica di un risparmio su tutto ciò che sia welfare. Da quando, infatti, tagliare insegnamenti (qualunque essi siano) è indice di una proposta culturale più seria? Da quando – a puro titolo d’esempio – escludere per sempre storia dall’esame finale è indice di attenzione all’evoluzione socio-politica del nostro Paese e del mondo?
A fronte di questo, sorge poi l’altra considerazione: se il Ministro vuole che si operino questi tagli, perché non è lui a farli? Perché attribuisce a noi colleghi la responsabilità di dire che Tizio lavorerà mentre Caio no? Oppure, in alternativa, che senso ha fare in modo che si possano trovare degli escamotages per far restare al loro posto tutti i docenti senza – di fatto – cambiare nulla? E questa sarebbe una riforma? Certo, la riforma del Gattopardo!
A me pare che assecondare questo trend significhi dare ragione al Ministro e non aiutarlo mai a riflettere davvero sulle conseguenze dei disastri che sta combinando. In un certo senso, significa, quindi, esserne complici pur sapendo che tutto ciò è sbagliato.
Pertanto la decisione del nostro Dipartimento di votare in modo avverso alla costituzione del gruppo di lavoro sulla riforma, non è certo una presa di posizione contro il Melloni, anzi! Corrisponde invece all’auspicio che in tutti gli istituti tecnici i Collegi Docenti prendano analoga decisione, al fine di far capire al Ministro che non può impunemente scaraventarci addosso una riforma quasi “in bianco” e dare a noi l’obbligo di scriverla nella pratica, oltretutto perfino nella parte più odiosa e discutibile degli allontanamenti dei docenti. L’auspicio susseguente è quello di poter avere anche l’appoggio dei nostri Dirigenti Scolastici, affinché agiscano anch’essi (anzi, essi prima di tutti) in modo unitario in questa direzione.
Tocca a noi rifare i curricola, scuola per scuola? E dove va a finire l’omogeneità dell’istruzione in Italia se noi al Melloni elaboriamo un percorso e il Bodoni, istituto tecnico economico come noi, ne elabora un altro? È questa l’unità nazionale e il senso di patria che tanto oggi si evoca? Questo non è un inficiare de facto il PeCUP?
Concludo: è evidente che nella malaugurata ipotesi che questo Collegio voti l’approvazione della Commissione – cosa che, ripeto, siamo qui a chiedere di non fare – il nostro Dipartimento non si sottrarrà al parteciparvi, ma lo farà con lo spirito di chi non riesce a rassegnarsi ad essere coinvolto nell’ennesima guerra tra poveri, in cui ciascuno rivendicherà la centralità della propria materia, la sua perfetta pertinenza (se non addirittura la piena caratterizzazione) rispetto all’indirizzo di studio, oppure la sua importanza nei termini di una formazione generale della persona, quantomai indispensabile oggi. Ma in ogni caso si tratterà di svilire pesantemente l’idea stessa dell’istruzione in Italia e di toccare con mano in quale considerazione sia tenuta la cultura dagli alti dirigenti del nostro Paese, il quale continua a restare il più bello del mondo per l’arte e la storia, ma per il resto, ai posteri la sentenza.
Anche il mio collegio docenti ( Istututo tecnico Tecnologico “ L. Da Vinci” – Foligno ( PG ) ha fatto una mozione contraria alla riforma dei tecnici.
E’ a disposizione sul nostro sito e sulla nostra pagina social.
Dirigente Scolastica
Simona Lazzari
Mai, come in questo frangente, dobbiamo essere compatti nel rifiutare l’imposizione del Ministro e chiedere un confronto, per discutere insieme gli aspetti della riforma e valutarne le conseguenze.