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diretto da Romano Luperini

Vampiri alla finestra. Per una lettura (anche) italiana sui vampiri

Keep the vampire from your door, ovvero chi bussa alla finestra

I’ll protect you from the hooded claw/ Keep the vampire from your door cantava nel 1984 il gruppo britannico dei Frankie goes to Hollywood nel brano The power of love.

La citazione nella canzone, in anni di edonismo reaganiano e di riflusso, fu un unicum in un decennio in cui vampiri erano piuttosto emarginati dalle scene di carta, di celluloide e in vinile.

Il vampiro è un fenomeno carsico che riemerge periodicamente sotto la spinta di fattori letterari e sociali. L’ultima ondata fu negli anni ’90 che, nell’esplodere della globalizzazione e della susseguente crisi economica, videro una massiccia riemersione della fiction vampirica trascinata fino agli anni 2000 dal successo planetario dei romanzi e film tratti dal ciclo Twilight di Stephanie Meyer, seguita dalla serie teens The Vampire Diaries, tratta dai romanzi di Lisa J. Smith e prodotta e distribuita per la televisione dal 2009 al 2017.

Gli equilibrismi su Dracula & Co. sono sempre stati l’esercizio prediletto dagli scrittori  anglo-americani suggestionati in primis dal cinema. Il canone iconografico di Dracula nasce e si cristallizza negli anni grazie al cinema con le produzioni Universal negli anni’30 e  Hammer nei ’50.  Ma alle rivisitazioni del personaggio hanno profondamente contribuito anche i racconti di  Weird Tales e i fumetti delle serie dedicate a Dracula e a Morbius della Marvel,  a loro volta suggestionate  dalle storie più pulp e celebri come quelle pubblicate in Creepy e Tales from the Creep che furoreggiano per tutti i ’50 e ‘60.

Stephen King nel capitolo Racconti del tarocco[1] in  Danse Macabre (1981), offre un saggio completo della vampirizzazione di Dracula fatta dalla letteratura posteriore e dal cinema così da rendere il personaggio universalmente noto a tutti senza aver effettivamente mai letto il romanzo originale. Per ragioni temporali,  King non aveva previsto che la versione  cinematografica del romanzo di Stoker di Francis Ford Coppola, uscita nel 1992, sarebbe rimasta famosa come appunto il Dracula di Coppola, più che come la trasposizione più fedele al testo di Stoker.[2]

Le variazioni sul vampiro sono consustanziali all’archetipo del personaggio,  dal momento che già prima di Dracula (1897),  erano stati scritte versioni alternative: il Vampiro di J.W.Polidori  modellato sul fascino di Lord Byron (1819), la declinazione al femminile in Carmilla di Le Fanu (1872) e il truculento Varney the Vampire, scritto a quattro mani da J.M. Rymer e Thomas Preskett Prest pubblicato a puntate dal 1845 al 1847.

Nelle trasposizioni narrative, il vampiro cambia genere, aspetto e anche il nome, atto in sé destinato a non scandalizzare più nessuno dopo il celebre veto della vedova di Stoker  Florence Balcombe  a Nosferatu, versione cinematografica di Frederich Murnau del 1922,  nello stesso anno in cui in Italia esce la prima traduzione di Dracula di Bram Stoker per i tipi della casa editrice Sonzogno con la traduzione di Angelo Nessi. Nella pellicola espressionista di Murnau, destinata a segnare significativamente il perturbante archetipico del vampiro, il conte Dracula non solo muta nome in Orlok,  ma anche la facies, assumendo le caratteristiche ributtanti del ratto – antesignano del più suggestivo chirottero, alle cui ali si ispirò l’elegante cappa di Bela Lugosi nei panni del conte in marsina nei film Universal – con le orecchie appuntite, il cranio calvo, le mani artigliate e sottili zanne affilate al posto degli incisivi. Nel ritratto stokeriano, il conte sfoggia invece canini in gengive ritratte, particolare su cui si sofferma lo sguardo dello sprovveduto Jonathan Harker, intento a scrutare il pallore del suo ospite contornato da baffi canuti, prima di giungere alla raggelante descrizione dai palmi delle mani cosparsi di peluria di origine incerta.

Avanguardie vampiriche  in stile USA

Dopo Dracula,  nuovi vampiri ispirati alle paure del dopo bomba nucleare, si delineano nelle creature contagiate da un morbo incurabile in Io sono leggenda di  Richard Matheson (1954). Il protagonista è il medico Robert Neville che, unico a non aver contratto il male, conduce la sua battaglia contro i vampiri divenuti normalità in un mondo senza più esseri umani eccetto uno.

Robert Bloch, celebre padre-creatore di Norman Bates di Psyco, ambienta il suo racconto Quel vampiro di Lovecraft  ispirandosi a Howard Lovecraft con cui Bloch intrattenne un’amicizia epistolare. Theoodor Surgeon in Qualche goccia del tuo sangue (1961), introduce il vampiro come disturbo mentale, un’anomalia del protagonista George, il cui vero nome è pero Bela, che si nutre di sangue animale e umano. 

Stephen King ha scritto un solo romanzo dedicato ai vampiri di impostazione assolutamente classica. In Le notti di Salem (1975), il famoso autore riproduce la situazione della cittadina infestata dall’arrivo di due equivoci personaggi – un antiquario e un possidente – che vanno ad abitare in una casa da cui inizia presto la trasformazione di Salem in un ricettacolo di vampiri sconfitti da uno scrittore e da un bambino. Il romanzo conosce una sorta di prequel nel racconto Jerusalem Lot[3] nella raccolta Night Shift (1978) nota in italiano come A volte ritornano.

La novità più importante la introdusse Ann Rice nelle Cronache creando i personaggi di Lestat De Lioncourt  e Louis de Pointe Du Lac in Intervista col vampiro, primo libro della saga delle Cronache dei vampiri (1976-2018),  oscillanti tra dubbi, l’ossessione della convivenza con gli umani e la ricerca della loro origine nelle nebbie del tempo.[4] Le stesse nebbie del tempo da cui viene Miriam Blaylock, protagonista  in The Hunger (1981)[5] di Whitley Strieber. Regina infestante sin dalle prime dinastie egizie, Miriam sceglie i suoi compagni cavalcando i secoli, promettendo eternità, bellezza e giovinezza per sempre, ma mentendo spudoratamente su quest’ultima, alla fine colleziona i suoi sposi in un antro della sua casa dove gli eterni affamati aspettano un giorno di vendicarsi. Colin Wilson e  Tanith Lee si cimentarono nella trasposizione fantascientifica del tema con Space Vampires (1976) e Sabella (1980), ipotizzando i vampiri come specie parallela.

Prima dello scoppio del fenomeno Twilight, l’ultimo guizzo di inventiva lo aveva avuto  la scrittrice americana Chelsea Quinn Yabro nella Saga di Saint Germain. Fin dal primo romanzo Hotel Transylvania(1978),  le avventure del conte di Saint Germain, noto conoscitore di alchimia ed esoterismo, si colorano del sangue di cui si nutre e che gli garantiscono da secoli fama e vita immortale.

Vampiri d’Italia (nella tradizione)

L’ affermazione  secondo cui il tema del revenant, ante e postquam il conte Dracula, non sia frequentato molto dagli scrittori italiani non risponde a verità. Dobbiamo agli Scapigliati milanesi, infatti, i tentativi di valicare lo scientismo positivista in letteratura, soprattutto diffondendo i temi dello spiritismo, del macabro e dell’horror delle coeve letterature angloamericane attraverso le loro traduzioni dall’inglese.

Ne consegue che il tema del vampiro viene accolto e narrato da scrittori di caratura sperimentale, destinati successivamente  ad essere confinati come autori di genere, proprio in virtù del fatto di avere affrontato un tema non particolarmente “commerciale” e diffuso nell’editoria italiana, quando non addirittura “sovversivo” rispetto alle posizioni nettamente morali ed educative intese nel canone della letteratura della Nuova Italia. Si tratta di plot narrativi in cui il vampiro non assume la caratteristiche legate al topos del ritornante dalla tomba (con alcune importanti eccezioni) e da sconfiggere con l’armamentario di Van Helsing, quanto piuttosto di aggrovigliati intrecci in cui campeggiano esseri provenienti da altre realtà o da luoghi in cui si tentava l’esperienza coloniale o le foreste equatoriali del Nuovo Mondo; in altri casi, si tratta di trame in cui scienziati razionalisti si scontrano con misteri verso cui manifestano all’inizio aperta incredulità, per poi ricredersi e fornire la riposta risolutiva per la sconfitta del malvagio vampiro.

Un primo esempio è Franco Mistrali, giornalista emiliano d’assalto, un passato di garibaldino e di anticlericale,  che scrive nel 1869  Il vampiro. Storia Vera. Il romanzo racconta la storia del crudele   Eliam, un tempo medico, divenuto poi gran maestro di vampiri raccolti in società segreta che si muove tra il Principato di Monaco e le fredde coste del Baltico.

Ambientato in un istituto psichiatrico è un Vampiro innocente di Francesco Ernesto Morando pubblicato nel 1885. Protagonista un padre rinchiuso in un manicomio per avere ucciso il figlio vampiro che si era psichicamente nutrito della sorella.

Uscita nel 1904 in rivista e  poi in volume nel 1907, la novella Un Vampiro di Luigi Capuana, che spicca parecchio rispetto a tutti gli altri esempi del genere, rappresenta il perfetto equilibrio tra scientismo e sovrannaturale, soprattutto nel finale in cui viene descritto il rituale perfetto per l’eliminazione del vampiro. Appassionato di spiritismo, di macabro che ritraeva anche nei suoi esperimenti nella fotografia, Capuana, dopo aver dichiarato di dedicare la novella al celebre medico Cesare Lombroso, incarna lo spirito dello scrittore positivista che sperimenta fino in fondo le domande che non trovano risposta, come il caso di gelosia post mortem che costringe la coppia, formata da Lelio e Luisa, a vivere l’incubo di un marito morto che si manifesta come vampiro psichico per condannare all’infelicità la coppia. Sarà lo scienziato Mongeri, amico di Lelio e all’inizio assolutamente scettico, a consigliarlo e ad assistere alle manifestazioni dello spirito succhia-energie fino alla sua sconfitta che porterà la pace ai coniugi.

Il racconto Il Dottor Nero di Daniele Oberto Marrama, coevo della novella di Capuana ripercorre la trama in cui una coppia – lui irlandese, lei italiana e con l’altisonante nome di Laura Cavalcanti –incappa nella maledizione del nosferatu esegna il primo punto a favore della vittoria del vampiro. Un ritratto di un giovane spagnolo dagli occhi ammalianti rinvenuto dai giovani in una sala dell’avito maniero, condurrà la donna alla morte a causa degli attacchi di un chirottero che si introduce nella sua stanza all’insaputa del marito. Il poveretto scoprirà da una lettera che si tratta di una vendetta di un giovane un tempo conosciuto dalla moglie defunta. Ella, ritenuta responsabile   perché non aveva atteso il suo ritorno da un’esplorazione nella Terra del Fuoco, muore per i morsi del pipistrello-vampiro, che altri non è se non il giovane ritornato da lei per vendicarsi. Particolare curioso, il racconto si svolge a Capri e il pretesto della narrazione è affidato al racconto del Comandante O’Nell a due giovani visitatori della sua villa accanto al salto di Tiberio e che sono piuttosto incuriositi della strana abitudine del loro ospite che rifugge terrorizzato il paesaggio mozzafiato dell’isola all’arrivo del crepuscolo.

Due anni dopo, Giuseppe De Feo pubblicasulla rivistaIl giornale dei viaggi” il racconto Il vampiro, in cui un essere sovrannaturale toglie la vita ai coloni italiani in Tripolitania.

Emilio Salgari, creatore dei cicli dei Pirati della Malesia e dei Misteri della Giungla Nera,  con  lo pseudonimo di Capitano Guido Altieri, uno dei tanti usati dallo scrittore  per sfuggire ai vincoli contrattuali con i suoi editori,  pubblica un suo romanzo dedicato ai succhiasangue. Nel 1912 infatti, l’autore della saga del Corsaro Nero,  pubblica Il vampiro della foresta. Il vampiro in questione è una specie di pipistrello gigante con cui devono combattere i fratelli siciliani Puraco che vivono la loro avventura in Uruguay contro uno stregone manipolatore. Come lo scrittore veronese, Antonio Martella colloca in Venezuela la trama de  Il vampiro. La storia narra di una setta intenta a bere sangue cui si unisce un prete eretico, di fatto egli stesso trasformato in un vampiro.

L’unico testo cui va riconosciuto di affrontare il tema inserito nel contesto del ritornante dalla tomba, è Vampiro di Enrico Boni, uscito nel 1908 e ambientato nel’700, il secolo più congeniale per la diffusione della tradizione dei vampiri, come testimoniato dalla fama del celeberrimo trattato  Dissertazioni sopra le apparizioni de’ spiriti, e sopra i vampiri, o i redivivi d’Ungheria, di Moravia e di Silesia dell’abate francese Augustine Calmet pubblicato nel 1751. Il vampiro narrato da Boni viene impalato da contadini  in un’osteria di paese con il classico paletto di frassino acuminato piantato nel cuore.

Vampiri d’Italia (post tradizione)

Nella sua raccolta di racconti Il castello dei destini incrociati del 1969, Italo Calvino pubblicò il racconto breve  Il regno dei vampiri, una storia simbolica ambientata  nella notte di Valpurga in cui il ritmo della vicenda è affidato allo scorrimento delle carte napoletane. Dopo di lui, gli scrittori Alberto Abruzzese e Furio Jesi, rispettivamente autori di Anemia (1984) e L’ultima notte pubblicato postumo nel 1987. Nell’opera di Abruzzese, tradotto poi in un film, compare un vampiro nel contesto della dissoluzione del PCI, mentre ne L’ultima notte i pochi vampiri superstiti, costretti a cibarsi di sangue coagulato, raccolti in un Consiglio dei Vampiri si oppongono all’umanità che sta conducendo il pianeta Terra alla sua completa dissoluzione.[6]

Alla fine degli anni’ 80,  lo scrittore Gianfranco Manfredi,  autore e sceneggiatore di alcuni episodi di  Dylan Dog L’indagatore dell’incubo e di altre testate Bonelli,  pubblica nel 1983 alcuni racconti di vampiri tra cui Magia Rossa, cui fa seguire un’antologia pubblicata per Feltrinelli nel 1987 intitolata Ultimi vampiri  composta da sette racconti.[7] La narrazione di Manfredi denota il cambiamento della narrativa italiana di vampiri: l’autore si sporca le mani con nuove immagini e nuovi linguaggi, attinge a piene mani dagli sviluppi delle trame della letteratura americana del genere (soprattutto nelle ambientazioni ispirate dai primi romanzi di Ann Rice) e dal nuovo cinema dei vampiri “brutti, sporchi e cattivi” [8] e si immerge nelle vicende di  succhiasangue emarginati per scendere ancora di più nel loro personale e umano inferno.

Nel 2022, infine, esce Così per sempre scritto da Chiara Valerio, un romanzo in chiave queer del genere con protagonisti Dracula,  Mina Murray e il gatto Zibetto. Valerio ha modificato in Giacomo Koch il nome del conte e la sua vita da immortale che si svolge a Roma in Largo Torre Argentina. Giacomo-Dracula  ha sviluppato una concezione razionale del coesistere con gli umani al punto da includere razionalismo e  tolleranza come valore esistenziale. Quanto a Mina, Valerio le concede di circondarsi delle compagnie che desidera, libera definitivamente dalle sovrastrutture vittoriane e delle prevaricazioni misogine coeve e posteriori, a caccia della sua personale idea di libertà da Dracula. E per il finale, non attendiamoci il paletto.


[1] cfr. S.King, Danse Macabre, Theoria, Roma-Napoli, 1982, pp.72-83.

[2] Il titolo originale della pellicola è Bram Stoker’s Dracula. Sceneggiato da James V. Hart, e prodotto dalla Zoetrope di F.F. Coppola,  il film ricevette tre oscar per costumi, trucco e montaggio sonoro. Il film rappresenta ancora oggi l’ultima trasposizione, nonché la più fedele, del romanzo di Bram Stoker.

[3] Dal racconto di King è stata tratta nel 2021 una serie in 10 episodi intitolata Chapelwaite (dal nome della proprietà  vicina a Jerusalem Lot ),  nella quale va a vivere il capitano di lungo corso Robert Boone e dove scopre che, dietro i muri della sua casa,  vivono vampiri con misteriosi e raccapriccianti rapporti con gli abitanti di Jerusalem Lot.

[4] Dalle Cronache dei vampiri di Ann Rice sono stati tratti due film, di cui uno solo d’autore: Intervista con il vampiro (1994)  e La regina dei dannati (2002). Il primo film, diretto da Neil Jordan, si avvalse di una produzione di stampo hollywoodiano con attori molto noti come Tom Cruise, Brad Pitt, Antonio Banderas e Christian Slater. Il secondo, diretto da a Michael Rymer, è di categoria inferiore e cadde presto nel dimenticatoio

[5] Dal romanzo di Strieber fu tratto il film The Hunger (1983)in italiano fu distribuito con il titolo Miriam si sveglia a mezzanotte – con la regia di Tony Scott e con protagonisti Catherine Deneuve, David Bowie e Susan Sarandon.

[6] cfr. Massimo Introvigne, La stirpe di Dracula. Indagine sul vampirismo dall’antichità ai nostri giorni, Mondadori, Milano, 1997. pp. 240-41

[7]  I racconti della prima edizione sono I Figli del Fiume, Limpieza, Il pipistrello di Versailles, La guarigione, Fratello blu, Hanno rubato la testa dell’Arcivampiro, Il Metodo vago. Nell’edizione definitiva, edita da Gargoyle nel 2009,   è stato aggiunto un ottavo racconto dal titolo Summer of love. Vi si narra la vicenda  della vita cruda e sognatrice di una comunità di vampiri che vive le atmosfere della controcultura , della droga e degli scontri tra gang rappresentata dalle farms degli hippies alla fine degli anni Sessanta.

[8] Segnale di rottura dei film di vampiri imperniati sull’immagine patinata di Dracula o del vampiro dandy in frac e cappa, è Martin (1977) di George A. Romero che si ispira a M. di Fritz Lang nel mostrare un vampiro inteso come un giovane  psicopatico assassino che beve il sangue delle sue vittime per soddisfarsi sessualmente. Seguono Nosferatu: Phantom der Nacht (1978) di Werner Herzog, riedizione del capolavoro di Murnau ma con un finale in cui il vampirismo si diffonde arricchito da una stupefacente interpretazione di Klaus Kinski. Infine, Near Dark (1987) di Kathryn Bigelow, che racconta la storia di una comunità di vampiri che viaggia in camper alla ricerca di vittime per sopravvivere. La tendenza narrativa cruda del vampirismo come necessità o tendenza omicida, si attenua con il coevo Lost Boys (1987) di Joel Schumacher , per avere un ultimo guizzo con From Dusk Till Down (Dal tramonto all’alba, 1996) di Quentin Tarantino.

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