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diretto da Romano Luperini

Manifesto per la nuova scuola – Redatto dagli studenti e studentesse del Liceo Scientifico Statale “Maria Curie” di Pinerolo

Il testo che pubblichiamo è stato scritto da un gruppo di ragazze e ragazzi del liceo “Curie” di Pinerolo. Costituisce la sintesi di due giornate di confronto e discussione sui temi della scuola, condotte in autonomia, come attività di approfondimento culturale durante l’occupazione simbolica dell’istituto.


Con la presente, noi studenti e studentesse del Liceo Scientifico Statale “Maria Curie” di Pinerolo, in seguito alle intense e proficue discussioni tenutesi durante le giornate di occupazione del 14 e 15 febbraio 2022, sottoscriviamo alcuni dei principi pilastro a nostro avviso necessari per la realizzazione di una scuola inclusiva e maggiormente vicina ai bisogni dei suoi studenti.

Il risveglio del movimento studentesco avvenuto nelle ultime settimane ha fatto sorgere in noi l’esigenza di manifestare il nostro disappunto in merito alle inefficienti condizioni a cui siamo stati sottoposti negli ultimi due anni e alle inadeguatezze formative che affliggono il sistema scolastico già da tempo. In questo senso non ci facciamo solamente portatori delle istanze particolari del gruppo ristretto degli studenti del nostro Istituto, ma pensiamo di parlare a nome di tanti studenti in tutto il paese, accomunati da una simile esperienza scolastica, parzialmente se non del tutto insoddisfacente, e animati da uno scontento diffuso e generalizzato.

Ci rivolgiamo pertanto alla società tutta affinché si possa riconoscere l’importanza e la sincerità di queste istanze che richiedono, per essere portate a termine, un impegno sinergico tra istituzioni e unità scolastiche territoriali.

Il nostro è un grido di denuncia che cerca di rompere quella patina di individualismo e indifferenza che sempre più paralizza la crescita personale in ambito scolastico. Per cercare di interrompere questo processo ci siamo confrontati tutti e tutte insieme nelle giornate di mobilitazione, stilando infine una lista di problematiche concrete, con annesse possibili soluzioni, sfogo inevitabile, ma speriamo costruttivo, di questa situazione di insofferenza generale.

Rapporto studenti e professori

La nostra riflessione ha voluto analizzare sia contingenze occasionali che problemi strutturali in modo da esporre le perplessità e le idee dei più su un tema così fondante e basilare:

  1. classi più piccole per avere una relazione migliore e un rapporto più umano con i docenti, consentirebbero di avere un dialogo più aperto dando spazio a tutti;
  2. riduzione del lavoro burocratico assegnato ai docenti, perché spesso le incombenze meramente burocratiche assegnate agli insegnanti non permettono loro di avere il tempo di potersi dedicare alla relazione umana, ma anche professionale, con gli allievi. Il numero minimo di voti e le rigide scadenze dei programmi impediscono un coinvolgente svolgimento delle lezioni, mozzando spesso le curiosità fuori programma degli studenti e impedendo il dibattito;
  3. concessione di tempo e spazio maggiori dedicati alla costruzione di un rapporto personale tra il gruppo classe e il docente, senza ridurre il suo ad un ruolo puramente scolastico-aziendale;
  4. Inclusione di test attitudinali per poter accedere all’insegnamento: essere insegnanti di scuola superiore è un lavoro sicuramente molto complicato, che richiede un grande sforzo intellettuale e fisico e, oltre ad un’ottima preparazione sulla materia d’insegnamento, un’attitudine personale favorevole alla relazione con un pubblico di giovani. Essere insegnanti significa spendere, sotto il ruolo di educatori, un grande numero di ore con un gruppo di persone in formazione, che trovano tra le mura dell’aula il nutrimento per quello che sarà il loro futuro di cittadini e lavoratori. Proprio per le numerose complessità e per la delicatezza del ruolo, è necessario che venga richiesto ai docenti non solo di essere competenti sugli argomenti di programma, ma anche di essere persone adatte al ruolo che andranno a ricoprire e in grado di instaurare un rapporto umano. Fornire corsi di formazione in ambito psicologico e relazionale aiuterebbe gli insegnanti a relazionarsi con ragazzi della nostra età;
  5. presenza e possibilità per gli studenti di commentare l’operato dei professori attraverso moduli anonimi alla fine di ogni anno scolastico. Il confronto è crescita e la velocità di cambiamento della nostra società richiede, sempre più spesso, di ricercare confronto e dialogo con le persone con cui stiamo a stretto contatto, specialmente in ambito professionale. L’anonimato salvaguarda l’onestà e la veridicità di quanto esposto, tutela la libertà d’opinione e affranca il singolo studente dal timore di ripercussioni da parte di compagni o professori stessi;
  6. introduzione di un referente esterno al consiglio di classe a cui rivolgersi, in modo da avere un punto di vista oggettivo e imparziale riguardo le situazioni di disagio di classe, in quanto molto spesso l’imbarazzo o il timore dello studente inibisce l’esposizione delle problematiche di fronte al coordinatore interno.
  7. maggiore coordinamento e comunicazione tra gli insegnanti allo scopo prima di tutto di evitare un sovraccarico eccessivo delle verifiche, causa per molti di ansia e stress oltre che ostacolo ad un corretto e approfondito studio delle materie. È poi necessario realizzare un’organizzazione più armonica del lavoro;
  8. spostamento dell’attenzione dal sistema di valutazione, colpevole di aver veicolato un progressivo aumento della competitività tra studenti, sempre valutati sotto schemi fissi che non tengono conto delle diverse inclinazioni personali. Il sistema meritocratico così costruito tende spesso ad etichettare numericamente come fallimenti coloro che per motivi personali non sono stati in grado di performare come richiesto, addossando alla loro apparente pigrizia le colpe del fallimento e scaricando dal sistema scolastico qualsiasi responsabilità. Transizione da una scuola performante ad una formante e dialogante;
  9. introduzione di colloqui insegnanti-alunni, analoghi nella modalità a quelli insegnanti-genitori, allo scopo di chiarire conflitti o di intavolare un confronto. Questi colloqui potrebbero essere richiesti sia dai docenti che dagli alunni. Parallelamente si potrebbe pensare di tenere assemblee paritetiche volte al dialogo;
  10. una maggiore considerazione per le attività extrascolastiche degli studenti e delle studentesse in quanto costituiscono un valore aggiunto alla persona, valore da preservare e da non penalizzare considerato ormai inevitabile che spesso implicano il sacrificio di parte del proprio tempo.

Educazione civica e didattica

Sentiamo il bisogno di ritornare ad una scuola democratica all’insegna del diritto allo studio non in nome di un ipotetico futuro lavorativo di cui saremo protagonisti, ma in nome della nostra formazione in qualità di persone. Facendo sì che si restituisca alla cultura il ruolo determinante che dovrebbe avere.

  1. Rinnovare i programmi sulle esigenze educative-culturali del nostro tempo;
  2. Restituire in generale alle materie la profondità e il significato di cui negli anni sono state progressivamente private. L’arido nozionismo ha tolto consapevolezza agli studenti dell’importanza dello studio fino a svilirne il ruolo nella costruzione della cultura personale di alunni e alunne.

Con educazione civica ci riferiamo a tutti quegli insegnamenti che dovrebbero condurci ad interagire criticamente e sapientemente nella società moderna, formandoci come cittadini consapevoli.

Troppo spesso vediamo accantonata questa concezione, con la conseguente riduzione delle ore di educazione civica a semplice approfondimento, integrazione o appendice del programma istituzionale della materia interessata, senza una vera dedizione ai temi di attualità a formazione.

  1. Stabilire un’ora fissa alla settimana da dedicare alla materia e valorizzare il confronto permettendo a tutti di esprimersi, chiamando eventualmente esperti per affrontare le specifiche tematiche (anche utilizzando le risorse di potenziamento già presenti all’interno delle scuole e non sfruttate)
    1. Educazione sessuale: trovare lo spazio in educazione civica per sciogliere i dubbi (protezione e contraccezione, prevenzione, consensualità) e dialogare sulle tematiche tabù, uscendo dalla eterocisnormatività, tramite il confronto con esperti in merito; educazione all’affettività e ai rapporti;
    2. Educazione emotiva: in una società sempre più liquida, in cui i rapporti interpersonali si trasformano continuamente, la scuola ha il dovere di fornire al giovane che si sta formando degli strumenti per potersi confrontare correttamente con le proprie emozioni imparando a gestirle. I ragazzi e le ragazze sono anche rabbia, odio, amore, frustrazione, euforia e ignorare ciò significa mentire. Adolescenza significa crisi e una scuola che non riconosce questo stato di cose perde in partenza l’opportunità di dialogare con i suoi studenti e studentesse;
    3. Educazione politica attuale, storia della politica italiana e internazionale dagli anni ‘60 fino ad oggi con un’impronta neutrale, per permettere di sviluppare un’idea in merito, un pensiero critico, una consapevolezza e capire il funzionamento della struttura politica statale, europea e internazionale;
    4. Educazione finanziaria, introduzione ai meccanismi di funzionamento e ai concetti base (gestione delle finanze, funzionamento delle imposte e dei pagamenti…)
    5. Educazione digitale e sensibilizzazione all’utilizzo consapevole dei social networks.
  1. Creare dibattito tra professori e studenti per informare gli studenti sull’attualità: aiutare gli studenti a sviluppare una coscienza politica e civile e incentivarli a interessarsi a quello che succede al di fuori della propria quotidianità. Incentivarli a informarsi su questioni politiche, sociali, ambientali, ecc.., superando il limite delle lezioni frontali. Gli educatori devono avere la possibilità di affrontare questo tipo di tematiche, che non devono essere viste come “fuori luogo” a scuola, ma come un’occasione per confrontarsi e imparare, senza per questo influenzare ideologicamente gli studenti. Ad esempio sviluppare la riflessione su un parallelismo tra passato e attualità, senza dare un’impronta di storia nozionistica;
  2. Sostenere l’importanza della materia dell’educazione civica, svolta come indicato secondo una linea definita, non vissuta come un’imposizione dall’alto dal significato esclusivamente formale ma dotata di una concreta valenza formativa; creare un programma definito sugli argomenti da trattare;
  3. Abolizione del voto della materia educazione civica, in quanto ad ora consiste in una valutazione sulle conoscenze specifiche relative alle normali materie curricolari, essendo così vuoto di significato proprio. La valutazione dovrebbe considerare solo la partecipazione e l’interesse dello studente;

Altre possibili proposte per potenziare il ruolo della scuola come formatrice di individui critici e consapevoli, oltre che studenti accademicamente preparati:

  1. Ripensare l’ora di religione cattolica ampliandola di vedute e consentendo un’analisi che non si riduca alla solita visione eurocentrica e cattolica della storia.
  2. Innovare l’impostazione delle conferenze tenute a scuola in particolare in occasione di eventi particolari, come la settimana della memoria, proponendo la possibilità di poter scegliere tra modalità differenti dalla solita lezione frontale.

Supporto psicologico e cura della persona

Il supporto psicologico non include esclusivamente il servizio fornito da figure competenti. Crediamo che al benessere di un individuo concorrano infiniti fattori e in un momento di crescita quale l’adolescenza, la scuola non può che avere un ruolo determinante. Troppo spesso si scaricano le responsabilità sulla famiglia dimenticandosi che è proprio nella scuola che gli individui si mettono in dubbio e interagiscono con l’esterno, maturando una percezione di sé che può essere negativa o positiva a seconda dell’ambiente in cui si muovono. La scuola si deve prendere cura di questi momenti di formazione senza ignorarli.

Sono inoltre da tenere in conto gli effetti causati da una didattica e da un sistema da sempre improntati a valutare e misurare l’intelligenza logico-matematica delle persone senza minimamente curarsi della poliedricità che caratterizza le nostre menti, situazione questa che non fa che esacerbare il disagio e l’isolamento di coloro che non rispondono alle caratteristiche richieste.

Il supporto psicologico parte dai banchi di scuola: la totale disattenzione o disinteresse per le condizioni di salute mentale degli alunni, delle alunne e dei docenti non fa che aggravare le situazioni di difficoltà di coloro che, non riuscendo talvolta a raggiungere gli standard, vengono ulteriormente marginalizzati.

  1. La pressione che i voti esercitano è motivo di ansia e malessere oltre che essere d’ostacolo al rendimento scolastico;
  2. Durante la pandemia in particolar modo il corpo docenti spesso si è dimostrato incapace di cogliere il malessere degli studenti perseguendo una didattica volta a fingere un clima di normalità in realtà inesistente, atteggiamento questo sintomo di un’atmosfera di disinteresse preesistente: vanno riconosciute e non sminuite le difficoltà personali;

A proposito proponiamo e segnaliamo:

  1. Attivazione dello sportello d’ascolto (riservato a studenti e docenti) anche in orario extrascolastico, così da non creare affollamento per le prenotazioni e in modo da non obbligare coloro che intendono usufruire del servizio a dover scegliere tra seguire le lezioni e recarsi al colloquio con lo psicologo o psicoterapeuta. Lo studente o la studentessa devono inoltre avere la possibilità di poter usufruire di un servizio fondamentale, anche senza l’approvazione dei familiari, che potrebbero ostacolarli in questo percorso e senza necessariamente passare attraverso un docente per mettersi in contatto con la figura dello psicologo, garantendo in questo modo il rispetto della privacy. Inoltre, l’eccessiva burocrazia ha reso farraginosi questi servizi al punto da scoraggiare chi già fatica a chiedere aiuto;
  2. Valorizzazione delle figure di riferimento interne alla scuola che possono fornire sostegno alla persona, esorcizzando quel diffuso timore reverenziale di chiedere aiuto;
  3. Creazione di un ambiente in cui gli studenti non abbiano paura di esprimere il proprio disagio.

Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento

Ci teniamo a precisare che frequentando un liceo non possiamo adoperare le stesse modalità di analisi sulla questione PCTO delle altre scuole tecniche o professionali. Le nostre osservazioni riguardano esclusivamente la nostra esperienza scolastica, anche se crediamo che la nostra sia una situazione ampiamente condivisa nella scuola italiana. Anche i PCTO infatti sono stati contaminati dalla mentalità positivistica e utilitaristica e ciò si è reso manifesto soprattutto nella fretta che spesso si adopera nel riempire in modo raffazzonato ore mancanti alle 90 obbligatorie con corsi di ripiego, svilendo quasi sempre la finalità formativa dei percorsi. Consapevoli poi delle conseguenze distruttive della pandemia sui progetti in presenza, riteniamo comunque si possa prestare maggiore attenzione ai percorsi in generale.

Di seguito le problematiche emerse:

  1. Carenza di personale dedicato all’orientamento: l’eccessivo numero di studenti sotto un unico referente PCTO impedisce l’impostazione di percorsi individuali in armonia con le attitudini dei ragazzi e delle ragazze, costringendoli spesso a seguire progetti a loro estranei solo con l’obiettivo di raggiungere il monte ore. Situazione questa che non fa che sminuire inoltre il valore dei progetti in questione che diventano quasi oggetti di compravendita;
  2. Poco spazio all’orientamento universitario nonostante, trattandosi di un liceo, sia spesso implicita la prosecuzione degli studi: è evidente che per degli studenti liceali, che in linea di massima si orientano verso un percorso di studi superiori, l’attività di gran lunga più utile sarebbero dei progetti finalizzati proprio all’avvicinamento al mondo dell’università;
  3. É necessario un maggiore dialogo con le aziende di riferimento e i ragazzi e le ragazze che hanno concluso il PCTO, in modo da poter selezionare al meglio le opzioni da avanzare agli studenti. Bisognerebbe favorire progetti che abbiano ricevuto riscontri positivi;
  4. Carenza di proposte varie e diversificate per tutti: molto spesso le più interessanti erano riservate a pochi e i metodi di scelta prevedevano il confronto tra le medie scolastiche, riducendo la maggior parte di noi a doversi riversare in corsi teorici online dai pochi risvolti pratici e assolutamente estranei al proprio percorso di studi;
  5. Lo stesso spazio dedicato al PCTO nell’esame di maturità appare contraddittorio alla luce di queste carenze nel sistema, poiché agli studenti che sostengono l’esame viene richiesto di presentare, invece di un giudizio realmente critico, un resoconto su di un percorso che spesso non ha alcuna validità formativa;

Spazi e trasporti

  1. Si invitano le scuole a collaborare in maniera più attenta e attiva con gli uffici comunali per i trasporti, con il fine di garantire la massima efficienza di quest’ultimi, sulla base delle esigenze degli studenti;
  2. Maggiore cura nella costruzione di una comunità scolastica, processo che passa anche attraverso la creazione di spazi comuni che favoriscano l’aggregazione e la socializzazione tra gli studenti. Luoghi insomma in cui sia consentito allo studente di interagire anche con classi diverse. Fenomeno questo, ora completamente paralizzato: dopo anni di pandemia la scuola è diventata un arcipelago di classi estranee l’una all’altra;
  3. Per quanto non dipenda esclusivamente dalle singole scuole, si riscontrano gravi carenze nelle strutture scolastiche: bagni non funzionanti, situazioni di non rispetto delle normative di sicurezza e precarietà degli spazi scolastici. Si incita un intervento immediato da parte delle autorità competenti per la messa in sicurezza degli istituti laddove la situazione lo richiede.

In conclusione,

è opinione condivisa da molti che il sistema scolastico italiano sia ormai vittima di un meccanismo che ne soffoca ogni slancio e ogni possibilità di realizzare ciò per cui la scuola davvero dovrebbe lavorare: l’educazione delle nuove generazioni.

La scuola che abbiamo imparato a conoscere non segue che un modello aziendale, per cui ogni attività si deve basare su principi quasi tayloristici di massima efficienza e massimi risultati, i presidi trasformati formalmente in dirigenti d’impresa, i professori in burocrati d’ufficio, i rapporti umani di scambio resi quantificabili e misurabili, l’eccesso ridotto al minimo. Un sistema che non giova a nessuno, eppure si è incancrenito con le numerose riforme che si sono succedute, dalla “Buona Scuola” in poi.

Siamo consapevoli di come spesso e volentieri questi movimenti studenteschi vengano recepiti dal pubblico, alla stregua di semplici ribellioni estemporanee che mirano a poter evitare qualche ora di lezione e delle verifiche, furbe trovate di giovani scansafatiche che odiano lo studio e la scuola e decidono di passare qualche giorno di divertimento e libertà.

Non vogliamo dare peso eccessivo al giudizio di chi guarda con sospetto a qualsiasi moto nasca da ragazzi e ragazze giovani e allegri, ma ci teniamo a puntualizzare alcune considerazioni.

Innanzitutto, che l’essere una categoria, nel panorama mondiale, sicuramente privilegiata non è in contrapposizione con il fatto di poter esprimere delle riserve e delle osservazioni su una situazione che non può oggettivamente essere definita perfetta. L’esprimere delle perplessità sul modo in cui il problema della scuola in Italia è stato gestito in questi anni non significa necessariamente non essere coscienti del privilegio che rappresenta il poter godere di un servizio in generale buono, gratuito e universale.

Inoltre, ci sembra di vitale importanza sottolineare che se davvero gli studenti che decidono di saltare ore di lezione non avessero alcuna voglia di imparare e di fare il loro dovere, allora certamente quello che farebbero non sarebbe ritrovarsi nelle aree stesse della scuola per discutere a lungo e approfonditamente proprio del modo in cui stanno imparando, di ciò che manca e andrebbe aggiunto, e di quali siano le condizioni migliori in cui ritrovarsi a fare gli studenti.

Queste mattinate e pomeriggi di discussione sono anzi proprio una prova pratica della scuola dialogante, attiva e partecipativa che gli allievi e le allieve richiedono.

Speriamo che questo appello inneschi una riflessione in chi non riconosce ancora il problema e che, invece la alimenti ulteriormente in chi troppo spesso si arrende abbandonandosi alla frustrazione.

Quello che abbiamo coltivato in questi giorni in auditorium, nelle aule, nei campetti non è altro che l’innesco di un processo. Qui inizia la volontà di mantenere un dialogo continuo nell’ottica di riconquistare la scuola democratica ed emancipatoria di cui necessitiamo, affinché questi sprazzi di condivisione e scambio diventino la normalità.

Le battaglie della nostra generazione sono il tentativo di opporsi strenuamente allo sfaldamento del tessuto sociale vissuto nella scuola dopo anni di marginalizzazione politica e mediatica. Cercando di spezzare quell’atmosfera di inedia, tedio e indolenza generale in cui per troppo tempo abbiamo vissuto.

Un paese che non crede nella scuola è un paese senza speranze.

Contatti:

 rappresentanti.studenti.curie@gmail.com

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Comments (5)

  • Ragazzi complimenti, condivido ogni punto del documento che leggo come proposta di un impianto scolastico completamente nuovo e ricco, che non tralascia alcun aspetto.
    Sono un’insegnante di scuola media, in pensione da quest’ anno scolastico, e mi colpisce la richiesta, che avverto molto sentita, di un rapporto docenti/studenti collaborativo, sincero, trasparente, in una parola umano. State lanciando una bella sfida, a tutto tondo direi. Continuate così! Con stima e affetto. Diana Donninelli

  • Il manifesto è lodevole ma non può ambire ad un respiro universale. Si coglie lontano un miglio la scontentezza dei ragazzi in rapporto al corpo docente di questa scuola. A giudicare da quel che si legge, direi delle due l’una, o forse entrambe: o questi ragazzi non hanno alcuna voglia di studiare e impegnarsi oppure il loro corpo docente deve cambiare mestiere. L’appello continuo all’umanità dei docenti mi appare inquietante. E’ una caserma o una scuola?

  • PS: la prima nel senso che non hanno voglia di studiare. Come dice un mio collega, per la futura classe dirigente verranno i cinesi (che invece studiano).

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