“Caducando altresi ex tunc”, ovvero del nascondere un disastro sotto le minacce del latinorum
In un paese decente il 1 settembre 2020 dell’era epidemica tutti i docenti di ruolo e supplenti sarebbero stati in servizio. Due, tre giorni dopo le scuole avrebbero conosciuto l’“organico covid”. Sarebbe stata una condizione necessaria seppur non sufficiente per avviare l’anno scolastico con serenità. A questo scopo, credo che la soluzione ideale sarebbe stata quella di congelare i posti del 2019-2020, garantendo a ciascun istituto il ritorno in cattedra degli stessi supplenti dell’anno precedente, anche perché quest’anno scadevano le graduatorie triennali d’istituto. Infausta coincidenza. Certo, questo avrebbe scontentato quanti quest’estate hanno poi aggiornato il proprio punteggio, ma si tratta di un anno eccezionale e sarebbe stato il caso di pensare al buon funzionamento del sistema.
Si è invece deciso di procedere all’aggiornamento. Va bene. Buttiamo il cuore oltre l’ostacolo e fingiamo di credere che la macchina burocratica che ogni estate si mette in moto per gestire trasferimenti, passaggi di ruolo e di cattedra, assegnazioni provvisorie, supplenze, … potesse farcela in condizioni di emergenza, quando è farraginosa già in condizioni “normali” (ma in Italia l’eccezione e la reiterata gestione dell’emergenza sono la norma). Avete sospeso l’incredulità? Bravi. Ora aggiungete la luccicante novità informatica: domande non più cartacee, ma su una piattaforma digitale. Ottimo, si dirà: sarà tutto automatizzato, rapido e indolore. Piano. Lanciate il lazo, riacciuffate il cuore al di là dell’ostacolo e riportatelo al di qua: è stato un mezzo disastro. Gli errori nelle graduatorie sono stati oltre 40mila: punteggi gonfiati, persone iscritte in classi di concorso non spettanti, punteggi per titoli di servizio addirittura negativi, …
Avendo una certa esperienza nella compilazione delle graduatorie, per il lungo precariato, sono persino disponibile ad ammettere che non sia tutta colpa del sistema informatico o degli Uffici scolastici. Da sempre, per i precari che fanno domanda, orientarsi tra decreti e decretali, note ed ordinanze, contrordinanze e contraddanze, faq del Ministero e di siti specializzati, è assai difficile. È faticosissimo ritrovare il proprio ago nel pagliaio di equivoci, chiarimenti, confusioni, interpretazioni contrastanti, enunciazioni ambigue, che confondono non di rado gli stessi sindacalisti cui i precari si rivolgono per assistenza. Tutto ciò moltiplica il rischio di errori. Ci sarà certamente anche qualche furbo che spera che la sua dichiarazione mendace passi inosservata in tanto bailamme. Ci sarà anche qualche sprovveduto che compila le domande senza nemmeno aver letto decreti e decretali, note ed ordinanze, contrordinanze e contraddanze, faq. Sta di fatto che quest’anno la débâcle è stata imbarazzante. Ma è il finale che è grottesco.
Sarebbe certamente ingenuo pretendere delle scuse da una burocrazia, che è per definizione un meccanismo che sorvola sulle responsabilità individuali; ma dover leggere una risposta beffardamente proterva per camuffare un proprio errore è odioso. L’Ufficio scolastico della mia provincia, il 6 settembre 2020, ha pubblicato sul proprio sito un comunicato che così suona:
Cronoprogramma Surroghe Ruoli e conferimento supplenze da Gae e Gps
Si informano gli aspiranti interessati che, d’ordine del Dirigente di questo Usp e coerentemente con le istruzioni del Superiore Ministero e della Direzione Generale dell’Usr per la Toscana, sono avviate, con modalità telematica, le procedure di reclutamento indicate in oggetto, che si svolgeranno nell’ ordine indicato, vale a dire: ruoli da Gae, supplenze da Gae, supplenze da GPS. Tutte le individuazioni avvengono con riserva di accertamento dei requisiti e dei punteggi, caducando altresi [sic] ex tunc tutte le posizioni derivanti da contenzioso in caso di esito del gravame favorevole all’Amministrazione.
L’ Ufficio si riserva, in ogni momento, l’uso delle facoltà di cui al Capo IVbis della Legge 241 del 1990, in caso ne rilevi la necessità.
A una settimana dall’inizio delle lezioni bisognava risolvere il pasticcio. Correggere i punteggi e ripubblicare le graduatorie da capo, decisione che sarebbe stata l’unica giuridicamente accettabile, o tentare la forzatura politica, attribuendo le supplenze sulla base dei punteggi sbagliati, fatto salvo un controllo ex post? Il Ministero ha deciso per la seconda opzione. Ammirevole atto di realpolitik: esporre il petto ai colpi dei ricorsi dei precari furibondi, pur di avviare l’anno scolastico. Ma c’è un dettaglio: l’amministrazione si riserva il diritto di rescindere il contratto già firmato (tutte le individuazioni avvengono con riserva di accertamento dei requisiti e dei punteggi), sulla base della legge del 1990 che regola l’efficacia ed invalidità del provvedimento amministrativo, le revoche e i recessi. È legittimo, da sempre, anche se in questo caso bisognerebbe capire come verrà applicata la legge: solo alle dichiarazioni esplicitamente mendaci? Agli errori attribuibili ai candidati persi davanti allo schermo? E questi saranno rigorosamente discriminati rispetto agli errori addebitabili al pazzo sistema? Difficile dirlo. Quel che è certo è che la rescissione del contratto invalidato viene descritta con un linguaggio che vale la pena rileggere:
caducando altresi [sic] ex tunc tutte le posizioni derivanti da contenzioso in caso di esito del gravame favorevole all’Amministrazione.
Ricapitolando: fai un pasticcio indegno, danneggi scuole e precari, non hai più tempo per correggere l’errore, fai una forzatura, e qual è l’explicit? Ti difendi con l’eterna arma dei donabbondio e degli azzeccarbugli. Se fossi nei precari della mia provincia, chiederei un amichevole incontro al Dirigente di questo Usp, per difendere almeno un diritto: quello a una decente parafrasi.
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