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diretto da Romano Luperini

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Morte di un cane

 Ieri sera, tornando da un viaggio, ho trovato il cane agonizzante. Da tempo era ammalato, anch’io lo ero, e così ci facevamo compagnia. Negli ultimi giorni però non mangiava più, e quando sono tornato non si teneva  in piedi. Stava disteso su un fianco, immobile, solo la pupilla grigia si muoveva seguendo i miei spostamenti. Però, quando gli accarezzavo la testa, deglutiva di piacere, come sempre. Sono stato alzato quasi tutta la notte per assisterlo. Poi mi sono addormentato, e ho sognato mia madre tanti anni fa, ritta sulle scale, al mezzanino di casa, con il grembiule alla vita, che mi salutava e voleva guardarmi finché non sparivo in basso.

Stamani l’ho portato dal veterinario per farlo morire. L’ho dovuto prendere in braccio alzandolo con la sua cuccia. Pesava molto poco, forse la metà di qualche mese prima. L’ho deposto nell’auto sul sedile accanto al mio. Durante il viaggio gli ho tenuto sempre la mano sulla testa, lo accarezzavo ma non deglutiva più. Ogni tanto però levava il capo e mi guardava con gli occhi dolcissimi. Allora ho deciso che l’avrei accompagnato sino all’ultimo momento, e quando il veterinario voleva chiudermi fuori ho dichiarato che intendevo restare. Si è giustificato dicendo che i più non volevano assistere alla fine. L’hanno disteso su un tavolo, e lui era calmo, con gli occhi fissi su di me. Io gli accarezzavo piano la testa, gli ossi del suo cranio sotto il mio palmo. E’ un cane buonissimo, vede?, è buonissimo sino all’ultimo, ho detto. Per prima cosa gli hanno dato un sedativo, poi un antidolorifico, non trovavano la vena, è così magro che è quasi sparita, dicevano. Lui mi guardava ancora, ma a poco a poco i suoi occhi si sono appannati. Perché un antidolorifico?, ho chiesto, mentre portavano una flebo col Tanax. Il Tanax funziona arrestando il respiro e il cuore in dieci-quindici secondi, ma sarebbe un dolore violentissimo, anche se breve, meglio evitarlo, mi hanno spiegato. Poi gli hanno iniettato il Tanax. Nemmeno un sussulto. Era lì, davanti a me, inerte, ripiegato nella posizione in cui lo aveva collocato il veterinario. Materia bruta, una cosa già estranea. Ora va smaltito, bisogna cremarlo, hanno aggiunto. Speravo di seppellirne il corpo in giardino,  ho dovuto rinunciarvi.

Sono tornato a casa e mentre guidavo pensavo: perché non si può morire tutti così? In dieci minuti, senza tante cerimonie e sofferenze. Io lo farei subito, anche oggi. Poi mi sono accorto che dicevo a voce alta: Mamma, mamma. Non essere ridicolo, mi sono rimproverato, sentivo un vuoto, la mancanza di una mano fra i capelli.

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