La scrittura democratica
Mi sembra il momento di cominciare a riflettere sui modi della nostra scrittura nel blog e di aprire una discussione su questo tema.
Un tempo, negli anni cinquanta e sessanta, si discusse molto sui modi di scrittura rivolti al pubblico, poi se ne parlò più sporadicamente, con un ritorno di interesse solo fra anni settanta e ottanta. Negli anni cinquanta e sessanta la discussione coinvolse la collaborazione ai quotidiani e ai settimanali nazionali di Fortini, Calvino e Pasolini. Fortini accusava Calvino di scrivere troppo facile perché in realtà cercava l’approvazione del pubblico medio e voleva compiacerlo trovando un punto in comune coi suoi lettori. Non fraintendiamo, dunque: secondo Fortini Calvino cedeva non tanto al linguaggio comune quanto al senso comune, il suo linguaggio era spia di un cedimento politico. A sua volta Calvino rispondeva a Fortini che era sbagliato voler sorprendere il pubblico con salti del discorso, interruzioni improvvise anche sintattiche e con riferimenti eccessivamente colti, come faceva il suo interlocutore.
Fortini rimproverava poi Pasolini di voler esibire sempre le viscere, insomma di parlare “con la pancia”, mentre si trattava di ragionare e di argomentare senza far ricorso a inutili trovate “esibizionistiche”. “Sempre col ditino alzato”, gli rispose stizzito Pasolini.
Una quindicina di anni dopo la discussione si sviluppò a partire dal “Quotidiano dei lavoratori”, di cui io ero redattore, ed ebbe come protagonisti Vittorio Foa e Sebastiano Timpanaro, che erano d’accordo fra loro ed entrambi contrari a ogni esibizione verbale, a ogni eccesso immaginifico, a ogni tendenza a commuovere o a sommuovere anzitutto gli umori del pubblico. Si era negli anni di piombo e si doveva cercar di ragionare lucidamente, non di emozionare un lettore già scosso da quanto stava accadendo. Foa, che aveva una scrittura splendida per chiarezza e consequenzialità logica, diceva: “Noi scriviamo per persuadere. Il nostro discorso, negli articoli politici, deve essere serio, pacato, convincente, deve essere rivolto alle intelligenze non agli istinti.” (Cosa valida tutt’oggi, credo). Da parte sua Timpanaro, il grande filologo e critico, era lapidario: la scrittura, diceva, deve essere democratica. Cioè semplice, lineare, logica: ogni persona di media cultura dovrebbe poterla capire. Bisogna che chi legga possa seguire senza eccessiva fatica l’argomentazione; altrimenti si scriva un saggio di filosofia o un articolo di estetica. E concludeva incitando: “Scrivere democratico, scrivere democratico, scrivere democratico”. A volte aggiungeva: “Prendete Gramsci, quello è il modello di prosa che fa per noi. Guardate quanto è semplice, chiaro, trasparente”.
Ovviamente io sono stato segnato da questo insegnamento, e cerco di restargli fedele. Non si può scrivere contro chi usa la pancia invece del cervello usando la pancia anche noi. Il nostro discorso deve essere fluido, franco, fresco, limpido. Trasparente, appunto. Bisogna evitare, a mio avviso, almeno nelle sezioni saggistiche, ogni esibizione, che poi sarebbe in chiave con la atmosfera di narcisismo diffuso che noi combattiamo e in cui purtroppo siamo immersi.
In concreto, nel blog. la distribuzione nelle diverse sezioni dipenderà anche dai modi della scrittura. Ma questo è un altro discorso. Io volevo richiamare solo un problema generale su cui non abbiamo mai discusso ma per il quale di qui in avanti dovremo avere sempre la dovuta attenzione. La forma di scrittura non è mai neutrale. E’ politica anch’essa. E ormai per difenderci abbiamo solo la ragione, l’unico universale superstite, l’unico che forse può salvare ancora l’umanità.
{module Articoli correlati}
Articoli correlati
No related posts.
-
L’interpretazione e noi
-
Oltre Ernaux, una questione di determinismo sociale -
Canone del Novecento e manuali scolastici -
La controriforma di lunga durata della scuola e i venti di guerra -
ʃconnessioni precarie, Nella terza guerra mondiale. Un lessico politico per le lotte del presente -
-
La scrittura e noi
-
Casalinghitudine. Un libro di Clara Sereni -
Inchiesta sulla letteratura Working class / 6 – Pia Valentinis -
Proposte per giovani lettori – La porta delle stelle. Un racconto di Natale di Ingvild Rishøi -
Inchiesta sulla letteratura Working class /5 – Matteo Rusconi -
-
La scuola e noi
-
Sparare a zero dalla torre d’avorio: La fabbrica dei voti di Corsini -
Per una didattica dell’utopia -
Scuola e Gnac -
Indagine sul Lonfo (con ripasso) -
-
Il presente e noi
-
Lo spazio potenziale della relazione e la personalizzazione degli insegnamenti attraverso l’IA -
Su “L’anno nuovo che non arriva”, di Bogdan Mureșanu -
“Disumanizzazione della vita e funzione delle umane lettere”. Il volume del primo convegno LN -
La zeppa delle elezioni regionali -
Commenti recenti
- Rinaldo su Sparare a zero dalla torre d’avorio: La fabbrica dei voti di CorsiniVedo che sono arrivati rinforzi mirati. Un altro professore della Torre d’Avorio, ma che questa…
- Riccardo su Sparare a zero dalla torre d’avorio: La fabbrica dei voti di Corsinihttps://www.simonegiusti.eu/wordpress/difendere-la-scuola-banalizzando-la-ricerca/ Se la recensione è banalizzante, questo articolo di Giusti mi sembra proprio fuori traccia,…
- Manolo su Lo spazio potenziale della relazione e la personalizzazione degli insegnamenti attraverso l’IAGrazie di questo articolo ben strutturato e che mette in evidenzia le derive dell’introduzione dell’IA…
- Rinaldo su Sparare a zero dalla torre d’avorio: La fabbrica dei voti di CorsiniGentile Collega, ha perfettamente inquadrato l’argomento. Noi insegnanti consentiamo a una ristrettissima cerchia di ricercatori…
- GABRIELLA DE ANGELIS su Casalinghitudine. Un libro di Clara SereniUn libro originalissimo quando usci’, poi molto imitato, non classificabile in nessun genere. Pur dichiarando…
Colophon
Direttore
Romano Luperini
Redazione
Antonella Amato, Emanuela Bandini, Alberto Bertino, Linda Cavadini, Gabriele Cingolani, Roberto Contu, Giulia Falistocco, Orsetta Innocenti, Daniele Lo Vetere, Morena Marsilio, Luisa Mirone, Stefano Rossetti, Katia Trombetta, Emanuele Zinato
Caporedattore
Roberto Contu
Editore
G.B. Palumbo Editore

Lascia un commento