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diretto da Romano Luperini

I pareri editoriali di Franco Fortini

Presentiamo ai nostri lettori tre esempi dell’attività di consulente editoriale di Franco Fortini, accompagnati da un estratto dall’Introduzione al volume Pareri editoriali per Einaudi di Franco Fortini, a cura di Riccardo Deiana e Federico Masci, da poco uscito per Quodlibet, nella collana dell’Archivio Franco Fortini. Ringraziamo l’editore e i curatori.

La consapevolezza che la prospettiva dei produttori di cultura non possa ridursi solo al mantenimento e alla giustificazione di una attività tecnica, da specialisti di un’arte, ma che debba definirsi anche «nella organizzazione e nel controllo degli strumenti medesimi, dei veicoli di quelle arti e discipline» (F. Fortini, Un giorno o l’altro, a cura di Marianna Marrucci e Valentina Tinacci, Quodlibet, Macerata 2006, p. 352), è una costante fondamentale della prassi fortiniana. Sottolinearla non corrisponde mai al rischio di cancellare la specificità del letterario, alla volontà di ridurlo alle sue modalità di produzione o riproduzione, o al rifiuto di una domanda che ne metta in questione e ne illumini, problematicamente, il valore. Le due forme di attenzione vanno quindi pensate in una non facile, non immediata ma reciproca, tensione. Seguire il tracciato del lavoro saggistico di Fortini, genere essenzialmente «interlocutorio» nella misura in cui «crede di fatto o finge di credere ad una società presente o futura di destinatari» (ibidem), significa, da una parte, individuare le occasioni localizzabili dove questa tensione si realizza, e dall’altra confrontarsi con un discorso in cui il critico appare precisamente come «colui che parla non da specialista ad altri intesi a loro volta come specialisti […]; che parla in questa maniera, e a questi interlocutori, dell’opera letteraria in rapporto a ciò che crede e che vuole, confrontando il messaggio letterario a tutti gli altri messaggi che lo attraversano» (P. V. Mengaldo, La tradizione del Novecento (nuova serie), Vallecchi, Firenze 1987, p. 409). Ecco perché la dimensione dell’impegno editoriale per Einaudi, la schedatura e la giusta collocazione dei frutti di questo lavoro, costituiscono un contributo importante per una migliore definizione della sua figura, in grado così di essere illuminata dove arrivano a porsi esigenze non direttamente riconducibili alla sua attività poetica o critica, anche se capaci di presupporla. In questa sede, infatti, gli esercizi di valutazione e contestualizzazione, i giudizi espressi ai fini di precise strategie editoriali, incontrano in varia misura, e con risultati difformi, una concezione della letteratura che inevitabilmente vi si riflette, oltre a mettere in luce l’importanza decisiva che nel percorso di Fortini assumono le pratiche del lavoro intellettuale. I documenti raccolti rappresentano dunque un punto di partenza, e indicano le linee di un tracciato da percorrere per qualificare, da altre prospettive e con maggior precisione, sia l’entità e l’organicità della sua attività intellettuale sia il suo itinerario nel campo della produzione culturale del secondo novecento.

Franco Fortini fu consulente della casa editrice Einaudi in due periodi distinti: dal 1947 al 1963 e, dopo un’interruzione di circa quindici anni, dal 1978 al 1983. Per Einaudi valuta molta saggistica straniera (francese e anglosassone) e in misura minore opere in prosa (racconti e romanzi, stranieri e italiani), ma la sua specialità è la poesia, per lo più italiana.

La prima richiesta di un parere di Fortini risale al 15 ottobre del 1947 ed è firmata da Natalia Ginzburg. La risposta di Fortini rappresenta l’atto di nascita dell’attività di consulente per Einaudi.

Dopo lo studio e l’analisi principalmente di due tipi di fonte, cioè i verbali delle riunioni editoriali e la corrispondenza tra Fortini e la casa editrice, abbiamo constatato che il suo impegno non si è manifestato sempre allo stesso modo, ma ha assunto fattezze plurime e goduto di ondivaga vitalità. Ne sono scaturite varie questioni teoriche, che, in realtà, possiamo ridurre a una: la disomogeneità dei contributi dipende sia dalla diversa natura (orale o scritta), sia dal diverso valore – di servizio, occasionale, viziato da circostanze e tempistiche editoriali particolari – di una parte di essi. Così, abbiamo distinto il materiale in due: scritto e orale (quest’ultimo dedotto dalle trascrizioni dei verbali); poi, in seguito, abbiamo deciso di escludere tutti i contributi orali e tutti i contributi scritti di scarso interesse.

I primi, gli orali, poiché frutto di una circostanza dialogica, come è a tutti gli effetti una riunione di redazione, si consumano, nei casi più fortunati, nel rapido tempo di una battuta, e quindi appaiono privi delle caratteristiche tipiche di una valutazione analitica; nei casi peggiori, in aridi “no” o “sì” formali.

I secondi, quelli scritti, anche se simili a una scheda di lettura, soprattutto sul piano della mise en page, li abbiamo ritenuti privi di interesse, perché incapaci di soddisfare l’istanza critica, esaurendosi o in formule burocratiche, o in disimpegnati ed elencatori ricalchi di sommari e indici, o, addirittura, in riassunti ricopiati dalle quarte di copertina originali.

Avendo scorso e vagliato interamente i fascicoli, ci siamo resi conto che insieme alle schede più immediatamente riconoscibili, ne esistevano altre che, pur essendo pareri di lettura a tutti gli effetti, non godevano di una autonomia formale, in quanto contenute nelle comunicazioni epistolari intrattenute da Fortini con la casa editrice – condizione, questa, legata anche alle modalità di interrelazione lavorativa con l’Einaudi: sostanzialmente epistolare. A questo punto, abbiamo maturato la convinzione che a fianco delle schede “dirette”(raccolte nella prima parte del volume, intitolata Schede editoriali) sarebbe stato indispensabile integrare nell’edizione – seppure per stralci – le expertises per così dire “indirette”, cioè ritagliate ed estratte dalle lettere alla casa editrice: analoghe nella funzione alle schede dirette, ma incastonate all’interno di una comune lettera, di solito nello spazio di un paragrafo. Questo materiale costituisce la seconda parte del presente lavoro, intitolata Pareri dalle lettere.

18.

Georges Perec, La vie, mode d’emploi, Hachette, Parigi 1978i.

Citati ha ragione, anche perché il libro gli somiglia.

È straordinario nel senso di un ordinario sistematico ed è vuoto nel senso di un pieno assoluto e irrespirabile. È il sogno supremo di essere più intelligente del compagno di banco.

Divertente, e spiritoso nei particolari. Iettatorio come un quadro di Magritte; noiosissimo nell’insieme.

Perfettamente kitsch come il suo titolo. Contributo alla creazione di sottoletteratura.

Con tutto questo, il mio parere è SÌ. Le probabilità di rientrare nelle spese sono assai elevate. È però necessario un forte lancio pubblicitario e il libro deve uscire al più presto: massimo entro un anno, finché il vento della moda può girare.

Non ci sono difficoltà di traduzione.

Foglio 913, [1] c.; 28,5 x 21 cm. – Manoscritto ma non da Fortini, in quanto, come è specificato sul foglio stesso, egli dettò il parere editoriale al telefono. Datato 11 gennaio 1979.

38.

Ghiannis Ritsosii, Il mondo è unoiii.

Venticinque poesie in cinque giorni su appunti di viaggio, durato in Italia dall’alba del 16 fino alle tre del mattino del 19 settembre, da Mondello (Palermo) via Calabria, Salerno, Positano, Sorrento, Napoli, Pompei, Roma, Siena, Firenze, Milano, è un rally dove non si sa se premiare Ghiannis Ritsos o Nicola Crocetti che ha guidato l’auto e ha tradotto le poesie.

Ma la cosa più curiosa è che si tratta di impressioni di viaggi versificate tutt’altro che sciocche o sbadate. Eccettuate alcune, dove la banalità sembra inevitabile, esse sono per la maggior parte di mano maestra e la traduzione è buona.

Tuttavia una pubblicazione di queste venticinque poesie da sole è inimmaginabile, è cosa da strenna Scheiwiller, non da Coll. di Poesia. Quindi o non se ne fa di nulla o le si aggiungono a Trasfusioneiv, cui fa riferimento la nota dello stesso Ritsos, e che contiene una prima serie di 45 poesie scritte in Italia dal poeta greco.

Foglio 1015, [1] с.; 29,5 x 20,9 cm. – Manoscritto, databile inverno 1980. Accanto al nome dell’autore e al titolo dell’opera, compaiono le seguenti informazioni: «(Poesie Italiane II) 1978-1980 // traduzione di Nicola Crocetti». Nicola Crocetti (1940), grecista e traduttore di poesia greca moderna e contemporanea, fondatore della casa editrice Crocetti Editore e direttore del mensile «Poesia».

70.

Attilio Loliniv, versione dall’Ecclesiastevi.

A. Lolini è il più noto e bravo dei “maledetti” della poesia senese-fiorentina attuale, autore di poesie sgradevoli ma non vili, raccolte in alcune plaquettes. Questo Ecclesiaste, mi pare, assai più interessante di quello (a mio gusto, detestabile) del Ceronettivii; e tuttavia quel che non va è una monotonia ritmica poco adatta al tipo di ricostruzione che L. si è proposto. Lo farei vedere agli altri lettori.

Foglio 1084, [1] с.; 20,8 x 14,9 cm. – Dattiloscritto, databile ottobre 1981. Accanto al nome dell’autore e al titolo dell’opera, compare la seguente informazione: «ms.».

i L’opera esce in Italia nel 1984, con il titolo La vita, istruzioni per l’uso, Rizzoli, Milano, trad. di Dianella Selvatico Estense.

ii Ghiannis Ritsos (1909-1990) è stato un poeta greco, più volte candidato al premio Nobel, contemporaneo di altri protagonisti della lirica greca novecentesca, come Giorgos Seferis o Konstantinos Kavafis.

iii La silloge di impressioni di viaggio a cui Fortini fa riferimento è stata pubblicata da Scheiwiller, Milano 1981, trad. di Nicola Crocetti.

iv Raccolta pubblicata da Einaudi nel 1980, “Collezione di poesia”, con introduzione di Vittorio Sereni, trad. di Nicola Crocetti.

v Attilio Lolini (1939-2017) è stato un poeta, traduttore e giornalista italiano. Oltre alle traduzioni e alle curatele di autori come Charles Baudelaire e Edmond Jabes, di Lolini Einaudi ha pubblicato, nel 1991 (con Sebastiano Vassalli) Belle lettere, nei “Saggi brevi”, nel 2005 l’auto-antologia Notizie dalla necropoli (1974-2004), e nel 2013 la raccolta Carte da sandwich, entrambe nella “Collezione di poesia”.

vi La traduzione di Lolini è stata poi pubblicata nel 1984 dalla casa editrice senese Barbablù, con prefazione di Franco Fortini.

vii La versione dell’Ecclesiaste di Ceronetti è stata pubblicata nel 1970 da Einaudi nella “Collezione di poesia”.

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