Allegoria, forma, alterità, politica: “Primo Levi controtempo” di Emanuele Zinato
Questo testo riprende quanto detto in occasione della presentazione al volume “Primo Levi controtempo. Una lettura politica” (Quodlibet, 2026) promossa a Padova dalla Biblioteca Beato Pellegrino di Studi Letterari, Linguistici, Pedagogici e dello Spettacolo il 4 giugno 2026.
Cercherò di scovare le ragioni propriamente letterarie di questo libro, puntando lo sguardo, almeno inizialmente, in quella polarità di «mondo scritto» e «mondo non scritto» così definita da Calvino, sul primo dei due sintagmi. Poiché, esponendosi Zinato audacemente sul versante «politico» della letteratura – gesto tanto più provocatorio in tempi di disincanto a buon mercato – non manca di sottolineare ripetutamente la specificità del discorso letterario, e anzi fonda proprio in essa le ragioni della sua «lettura politica».
Primo Levi controtempo è una rilettura dell’intera opera di Levi sul filo rosso delle tre aree tematiche su cui sono impostati i suoi tre capitoli: il lavoro (nella sua duplice foggia di costrizione schiavile e riscatto liberatorio); l’insurrezione (con le figure connesse dell’ammutinamento, della ribellione e della resistenza); l’ordine e il caos (rappresentati nella polarità nazismo / mondo sovietico e Armata rossa). La lettura di Zinato muove quasi sempre dall’avvicinamento di zone circoscritte del testo, nelle quali lo studioso ritrova il nucleo concettuale su cui imposta il séguito del discorso: un singolo brano, un episodio, un personaggio. Segue un ampio movimento espansivo che conduce il lettore ad alzare lo sguardo sulla rete delle connessioni di quel passo e di quei concetti con l’intera opera leviana, fra scrittura d’invenzione e saggistica. Ora, vorrei sottolineare come, in prima istanza, e vorrei dire anche topograficamente, nella sequenza lineare del discorso, Zinato attivi lessico e categorie che appartengono alla teoria e alla critica letterarie. Rispetto alle quali, il «politico», «la politica», si configurano come qualcosa di organico al testo nel momento in cui entra in relazione con il pubblico storicamente definito dei suoi lettori: la politica è insomma qualcosa di meno di un primum, qualcosa di più di un’implicazione degli scritti leviani.
Allegoria
Fra queste categorie primeggia quella che Zinato deriva dalla scuola di uno dei suoi maestri, ogni qualvolta venga rilevata la possibilità di una «interpretazione figurale» (e a p. 42 lo accompagna una citazione di Franco Fortini: «Una persona, un oggetto, un evento, è quello che è e nel contempo allegoricamente altro»). L’allegoria, dunque, estratta dalla sua originaria pertinenza medioevale e girata sul moderno da Romano Luperini (L’allegoria del moderno, 1990), imposta per esempio l’analisi nel paragrafo intitolato Darsi una mano (primo capitolo sul lavoro), nella figura di Lorenzo Perrone, il muratore che in Se questo è un uomo aiuta clandestinamente Primo a sopravvivere passandogli del cibo e mettendolo in contatto, con grande rischio personale, con i suoi famigliari in Italia. Episodio che contrappone, alla legge della competizione per la sopravvivenza in Lager (la legge non scritta «mangia il tuo pane e se puoi quello del tuo vicino», Opere complete, a cura di M. Belpoliti, Torino, Einaudi, 2016, i 266), la «remota possibilità del bene» che in Lager si può scorgere nella vicenda, in condizioni estreme, di un’amicizia solidale: la quale rimanda alla possibilità che vi sia «non solo un individuo giusto», ma «un mondo giusto».
E così (secondo esempio), raccogliendo in una attraversata di romanzi e racconti leviani, le figure dell’ammutinamento e della rivolta, Zinato osserva che «lo spostamento dal campo umano a quello vegetale e animale nei racconti fantastici o nelle poesie […] non è solo il segno di una sensibilità precocemente ecologica: è un’allegoria della liberazione umana e delle sue ragioni contraddittorie» (p. 76). È anche qui (fra parentesi) una delle molte convergenze con Calvino, che fra racconti e prose giornalistiche offriva uno sguardo non antropocentrico sulla natura e sui viventi, e l’ippocastano dei viali torinesi che (scrive Levi) «cresce storto come se volesse andarsene» (un’immagine bellissima) rimanda all’albero del Thule di Calvino che sente e pena delle mutilazioni e delle ferite subite nella sua vita millenaria.
Forma
Si intrecciano, a queste interpretazioni allegoriche di personaggi, situazioni ed episodi (tutte necessariamente fondate sull’asse tematico del linguaggio letterario) sollecitazioni che ne valorizzano l’aspetto formale. Ad esempio: commentando l’episodio celeberrimo dell’esame di chimica in Se questo è un uomo, Zinato osserva, attivando un parametro da critica delle forme, che «è costruito… secondo lo stesso schema del capitolo Il canto di Ulisse: qui [Esame di chimica] è la guida di chimica organica di Gattermann, lì è la Commedia dantesca a riemergere nella memoria in modo euforico ed esaltante e, in entrambi gli episodi, al recupero momentaneo dell’identità perduta segue la pietra tombale del ritorno alla realtà del campo» (p. 28). Perfetto. E potrei seguitare mostrando la correlazione posta tra il grande tema del disordine sovietico percorso nel terzo capitolo e la figura dell’enumerazione – come nei passi straordinari in cui è rappresentato il passaggio dell’Armata Rossa, sia nella Tregua che in Se non ora, quando?; o tra «l’oscillazione irrisolta fra caos e disordine» e «l’eccesso romanzesco che caratterizza lo stile di Stagno» nel Sistema periodico, là dove, per raffigurare il laboratorio allestito nella casa di Emilio e destinato a produrre cloruro stannoso da vendere agli specchiai, «viene mobilitata una seria di immagini esotiche, alchemiche e marinaresche, nutrita di citazioni e di accumulazioni caotiche» (p. 48): «L’iperbole dell’eterogeneo e del caotico – prosegue – rivela l’ambivalenza fra fascino e repulsione a proposito della libertà lavorativa quando questa implichi precarietà e povertà» (ivi).
Alterità
D’altra parte, è lo stesso Zinato che in più occasioni, lungo lo svolgimento del suo saggio, sottolinea alterità e specificità della letteratura; intanto come spazio dell’immaginazione e dunque di legittimazione di contenuti altrove censurabili e non pertinenti: «Le finzioni narrative – scrive a p. 74 – rendono spesso espliciti contenuti non del tutto accettati dal codice della scrittura saggistica». E là dove il tema della ribellione, secondo capitolo, incrocia «la traccia epica del Bund» (così il titolo del relativo paragrafo), viene valorizzata nelle pagine di Se non ora, quando? quella che potremmo chiamare un’immaginazione politica: la vicenda storica del Bund è stata la vicenda di una sconfitta, la sconfitta dell’idea che con la Rivoluzione russa si realizzasse la «giustizia per tutti»; ma Levi «nonostante la sconfitta, prefigura l’epicedio e l’adempimento di questa possibilità virtuale per mezzo del linguaggio, dei personaggi e della trama» del romanzo (p. 115). La letteratura, vorrei commentare, ribadisce e alimenta la necessità dell’utopia.
È fondata sull’alterità del letterario la critica mossa da Zinato a Partigia di Sergio Luzzatto, libro nel quale si sostiene il valore fondativo e primario del senso di colpa leviano originato dall’uccisione di due compagni di banda (il «segreto brutto»), prima dell’arresto. «In una prospettiva ermeneutica i conti non tornano perché l’enfasi sulla biografia intima dell’autore nella lettura di un’opera finisce per oscurarne l’autonomia, la ricchezza polisemica e il valore formale» (p. 94). E la polisemia, l’intrinseca plurivocità del testo letterario (Bachtin) sono valorizzate da Zinato nelle pagine dedicate al Bund cui ho già fatto riferimento, in polemica con l’interpretazione sionista di Se non ora, quando? di una parte della critica: non è, Se non ora, quando?, un romanzo sionista, poiché (al netto delle già inequivocabili dichiarazioni dell’autore) è la sua stessa forma romanzesca, dialogica e plurivoca, ad implicare, come tutti i grandi testi letterari, domande «a cui non si può rispondere in termini univoci» (alle pp. 130-131). Per analoghi motivi, la simpatia che si coglie nella Tregua e nel romanzo per i russi non è banalizzabile nella fedeltà al regime staliniano, ma risponde piuttosto «a ragioni letterarie, dunque figurali» (p. 151): «contrapponendo alla proverbiale ossessione organizzativa nazista la negligenza oblomoviana, estatica, riottosa e pigra dei russi, [Levi] fa di quest’ultima una transitoria opportunità di liberazione per gli ex-schiavi» (ivi).
Politica
Credo, concludendo, che in questo libro la politica stilli, per essudazione, dalla forma interna della scrittura di Levi, nella quale trova espressione un soggetto che si pensa costantemente come animale sociale in relazione con il mondo, gli altri, la natura. E infatti, non sono poi così frequenti nei tre capitoli del libro mosse “attualizzanti” come quella che si legge a p. 162: «Nel gigantesco rimescolamento generato dal “vento alto” della Tregua si dà insomma la rivelazione della reciproca necessità relazionale e della solidarietà di specie», l’esatto contrario del precetto che cinquant’anni dopo (cito ancora) «dominerà il mondo occidentale sulla base della centralità narcisistica dell’io e della negazione sistematica della giustizia distributiva e dei legami sociali». Non sono frequenti perché la «lettura politica» esibita nel sottotitolo è implicata dalla stessa scelta dei tre temi, in virtù dei quali Zinato fa emergere la «costellazione politica e morale sottesa ai libri di Levi» (ho citato dalle pagine conclusive); e che pertanto assumono immediatamente quel rilievo transitando nell’evidenza del presente, il presente delle politiche di potenza, delle guerre neocoloniali, del riarmo e dei respingimenti in mare dei disperati. Questa «lettura politica», in altre parole, presuppone la tenace escussione dei testi, ed è tanto più efficace quanto più quei testi sono non allontanati come sfondo di un discorso altro, ma avvicinati e tenuti costantemente aperti su tavolo di lavoro, a metterne a nudo le ragioni interne. Mai come in queste pagine chi scrive ha potuto sentire l’intrinseca politicità della letteratura, e dunque la menzogna di ogni sua separazione decorativa o ludica dal mondo contemporaneo.
Articoli correlati
-
L’interpretazione e noi
-
Allegoria, forma, alterità, politica: “Primo Levi controtempo” di Emanuele Zinato -
Elias Portolu, ovvero il desiderio inaccessibile -
Le verità lampanti. La scrittura saggistica di Natalia Ginzburg -
“Guarda che cosa si leggeva a scuola, una volta”. Osservazioni sulle Letture per la scuola media Einaudi -
-
La scrittura e noi
-
Trieste e una donna. Su Alma di Federica Manzon -
Il bosco, la ferita, la memoria: la verticalità del tempo in Francesca Maccani -
Nel coro di Antigone -
Perché leggere Cortile a Cleopatra di Fausta Cialente -
-
La scuola e noi
-
Il senso della misura. Riflessioni sulle norme, sull’obbedienza e sulla disobbedienza -
L’aula permeabile: la sfida dei temi divisivi nell’era dei social -
Tempo nella scuola, tempo della scuola -
Centralità della forma nella didattica della letteratura: il Laboratorio sul racconto fantastico -
-
Il presente e noi
-
Colloquio Esame di Maturità a.s. 2025-26: la Griglia di Valutazione -
Lo straniero: dal romanzo allo schermo in due tempi. Visconti e Ozon -
L’affaire Manzoni: spunti di didattica della letteratura -
Il voto amministrativo: un test? -
Commenti recenti
- maya zarrinisu Quando il pesce grande mangia il pesce piccolo. Su “Libercomunismo” di Emiliano Brancaccio@ennioabate, appunto, sei “vecchio”, come dici tu stesso, e sei anche un po’ confuso, come…
- Ennio AbateHo letto il libro dell’economista Emiliano Brancaccio + varie recensioni (alcune – questa e quella…
- luigi ruoppoloComplimenti! Da non addetto ai lavori ma da lettore e da cittadino interessato alle sorti…
- Marco Tullio RomanoMolto interessante, condivido in pieno! Mi piacerebbe saperne di più
- Massimo RenzettiNella scuola dei programmi la priorità viene data al chi, dove, quando, cosa, forse la…
Colophon
Fondatore
Romano Luperini
Redazione
Antonella Amato, Emanuela Bandini, Alberto Bertino, Linda Cavadini, Gabriele Cingolani, Roberto Contu, Giulia Falistocco, Orsetta Innocenti, Daniele Lo Vetere, Morena Marsilio, Luisa Mirone, Stefano Rossetti, Katia Trombetta, Emanuele Zinato
Caporedattore
Roberto Contu
Editore
G.B. Palumbo Editore

Lascia un commento