Per una lettura critica della circolare sul divieto dei cellulari
In coincidenza con l’insediamento delle commissioni dedicate all’espletamento degli Esami di Stato, il 16 giugno scorso, il Ministro dell’Istruzione Valditara ha emanato una circolare, grettamente impositiva e sanzionatoria, relativa alle “disposizioni in merito all’uso degli smartphone nel secondo ciclo di istruzione”. Molti di noi in quei giorni erano alle prese con le incombenze legate alla complessa macchina organizzativa che, in un periodo di tempo ristretto deve inanellare tutta una serie di procedure burocratiche e armonizzare i comportamenti dei commissari (ne ha parlato con chiarezza Stefano Rossetti in questo articolo). Dunque, se in quei giorni non si è avuto modo, tempo, forze di leggere la circolare in questione, ora occorre analizzarla e discuterla criticamente per evitare, ad avvio del nuovo anno scolastico, di subirla a causa di una ricezione passiva o basata sul senso comune. Il testo presenta alcune aporie macroscopiche, riassumibili in tre punti.
«Necessarie dimostrazioni?
- Nella circolare vengono citati degli studi che dovrebbero costituire le «necessarie dimostrazioni», come avrebbe detto Galilei, sulle quali il ministro Valditara fonda il divieto assoluto dell’uso dello smartphone in orario scolastico. Il primo documento chiamato in questione è basato sull’ultima indagine OCSE PISA condotta nel 2022. Questorapporto, pubblicato recentemente, contestualizza la disposizione del ministro: l’OCSE, ente sovranazionale di misurazione delle prestazioni studentesche, in un suo documento – From decline to revival. Policies to unlock human capital and productivity –, evidenzia una forte preoccupazione, ai fini del rendimento del “capitale umano”, per quanto attestano i dati relativi agli apprendimenti degli adolescenti di tutti i paesi OECD negli ultimi quindici anni. L’uso massivo e non controllato di dispositivi digitali ha prodotto, specie dopo il Covid, un drastico crollo di tutte le “skills” necessarie a garantire le competenze ”produttive”. La ricerca OCSE nella circolare è solo citata: la lettura del testo integrale esplicita come i criteri che innervano il report siano schiettamente economicisti, in linea con il neoliberismo scolastico di cui ha parlato Christian Laval in questa intervista. In buona sostanza, dopo aver fatto per anni dello smartphone LA MERCE sommamente desiderabile, specie per gli adolescenti, i paesi OECD si ritrovano a fare i conti con un “calo di produttività del capitale umano” che popola le nostre scuole e che riguarderà domani il mondo del lavoro (si legga, in particolare il paragrafo 3.1.2. Digital device and smartphone use in schools: a curse or a blessing?).Ne consegue la necessità di individuare adeguate policies scolastiche che rallentino il declino in corso: il documento stesso mostra come ci sia una lista di paesi che, virtuosamente, avrebbero già messo in atto a livello legislativo alcune strategie di restrizione (cfr.Table 1. Restrictions applying to smartphone use in schools in OECD countries). Valditara sembra voler allineare il nostro paese a queste linee di indirizzo sovranazionali, accentuando la semplificazione repressiva: legiferando divieti e sanzioni, il cui “braccio esecutivo” dovrebbero essere i docenti e i dirigenti (ricordo, di passaggio, in materia di condotta le disposizioni contenute nella legge n.150/2024 e il via libera dato a fine luglio dal Consiglio dei Ministri alla riforma del voto di condotta).
La scuola di Valditara deve, insomma, sorvegliare e punire ma proibire vuol dire, come è noto, rendere l’oggetto del divieto ancora più desiderabile.
- Per quanto riguarda l’altra “dimostrazione” citata dal ministro, dal titolo A focus on adolescent social media use and gaming in Europe, central Asia and Canada, va detto che si tratta di uno studio portato avanti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, riguardante il benessere psicofisico delle ragazze e dei ragazzi valutato in rapporto all’iperconnessione. La prospettiva di questa ricerca è del tutto difforme da quella del documento precedente. A esempio, l’interpretazione dei dati raccolti mostra l’esistenza di schemi di comportamento di genere diverso: in sostanza mentre le ragazze sono più propense a sviluppare forme di dipendenza e di uso scorretto nei confronti dei social media, i maschi tendono a abusare dei giochi online. Pertanto alcune raccomandazioni avanzate dagli studiosi dell’OMS per rendere i giovani consapevoli dei rischi di un uso sconsiderato dei device mettono l’accento su azioni «tailored and, where appropriate, gender-specific as both social media and gaming show gendered patterns of use». Bisognerebbe, insomma, pensare a misure “sartoriali”, sulla base dei diversi schemi comportamentali che ragazze e ragazzi manifestano e che possono generare tipi diversi di SMU (Social Media Use) problematici.
- Viceversa il divieto calato dall’alto e imposto a tutte e tutti dal ministro esibisce una repressione anacronistica piuttosto ridicola in un habitat sociale in cui gli smartphone sono divenuti da tempo una protesi del corpo umano, ma senz’altro assai adatta, con la sua retorica paternalistica e semplificatoria, a far colpo sull’opinione pubblica. Il divieto di usare lo smartphone «in orario scolastico» è un provvedimento che accontenta il senso comune e sgrava altre agenzie educative, a partire dalle famiglie, da una educazione responsabile all’uso di questo e altri dispositivi. Si tratta, insomma, e non dovrebbe essere difficile coglierne la natura, di un provvedimento populista. La circolare prevede, da ultimo, «esclusivamente per finalità didattiche» l’uso di pc, tablet (meno diffusi e più costosi, incorporano le medesime funzioni di uno smartphone) e lavagna elettronica e invita a prestare attenzione alle «tematiche connesse alla diffusione dell’Intelligenza Artificiale». Vieta lo smartphone ma concede altri device, dimenticando di nominare l’ultima evoluzione, lo smartwatch.
Forse si tratta di una svista del Ministro Valditara, ma i fautori dei divieti e delle sanzioni, lasciati soli a lottare contro quegli studenti con lo sguardo fisso al polso, sono in fremente attesa di linee di indirizzo o, se si preferisce il gergo neoliberista, di una policy apposita. Nel frattempo le famiglie affette da ansia di controllo e da iperconnessione, sempre più numerose, stanno probabilmente inserendo nella nota spese di inizio anno – tra libri di testo e compassi, pennarelli e album – anche l’apposito orologio dalla trasgressiva connessione.
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