Colloquio Esame di Maturità a.s. 2025-26: la Griglia di Valutazione
Speciale maturità. Dopo l’ articolo di Stefano Rossetti, che indaga il cortocircuito sottinteso alla richiesta di “misurare” le soft skills, prosegue la pubblicazione degli interventi dedicati alla griglia del colloquio dell’Esame di maturità. In questo contributo la nostra collaboratrice Martina Bastianello, illustra una sua proposta operativa rispetto alla valutazione dell’orale, martedì prossimo uscirà un’analisi di Orsetta Innocenti sulle possibili fragilità amministrative della griglia del colloquio.
Obiezione di coscienza, una proposta concreta
A ridosso dell’inizio del nuovo Esame di Maturità e considerando la griglia di valutazione ministeriale relativa al Colloquio (reperibile qui 66ade587-4d4f-faf9-1475-3c6332c0f25e), propongo a tutti i futuri Commissari e Presidenti che non si riconoscono nella lettera e nello spirito del quarto indicatore relativo al “Grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio” e che, quindi, non intendono sia possibile e legittimo applicare tale indicatore di
1. Chiedere l’inserimento del seguente testo nei verbali relativi alla preparazione dei colloqui orali: “I Commissari … desiderano esplicitare il loro dissenso rispetto alla lettera e allo spirito del quarto indicatore della Griglia ministeriale relativa alla valutazione del colloquio orale (“Grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio”). I Commissari ritengono che l’applicazione di un indicatore che pretende di misurare/quantificare il grado di maturità, autonomia e responsabilità del candidato con un punteggio (0,50-5 punti) sia un’operazione pedagogicamente infondata, didatticamente inapplicabile e culturalmente avvilente.”
2. Esplicitare il proprio dissenso attraverso la richiesta di verbalizzazione della propria obiezione di coscienza: alla fine di ogni colloquio, al momento della valutazione, possiamo chiedere che nel verbale venga inserito il seguente, brevissimo testo: “La valutazione del colloquio viene attribuita a maggioranza dato che il/i Commissario/i … , alla luce di quanto affermato nel verbale di preparazione dei colloqui, non intende/intendono applicare il quarto indicatore della griglia ministeriale.”
I testi proposti vogliono essere un suggerimento; ogni commissario potrà, al bisogno, modificarli/integrarli. L’idea di fondo è che possa emergere formalmente quel dissenso che, altrimenti, sarebbe condannato, per l’ennesima volta, a rimanere sotto traccia.
Queste due richieste potrebbero raggiungere almeno questi obiettivi:
- Sollecitare una riflessione condivisa, durante lo svolgimento degli Esami, tra Presidenti e Commissari. Si tratta della possibilità di introdurre, nel contesto di lavoro della Commissione, una sana dialettica: nei mesi precedenti l’inizio dell’Esame, in molte occasioni, i docenti hanno sottolinato le criticità relative al quarto indicatore; si potrebbe, quindi, farle emergere concretamente, laddove abbiamo lo spazio per poterlo fare. Numerose, in questo senso, sono state le riflessioni pubblicate in merito alla griglia ministeriale, un unico esempio Il “voto alla persona”: l’ultimo atto della scuola-azienda – La nostra scuola
- Lasciare un segno materiale, una testimonianza che andrebbe ad incunearsi proprio laddove la procedura amministrativa-burocratizzante tende a comprimere lo spazio del pensiero critico. Il corpo docenti non è materia inerte, esiste una parte di questo corpo, si auspica non esigua, che non è disposta ad applicare qualsiasi direttiva ministeriale cercando soltanto di mitigarne i risvolti negativi.
- Dimostrare a studentesse e studenti, al di là dell’imperante retorica della personalizzazione, che i loro docenti, dopo che lo hanno ripetuto per cinque anni, veramente non intendono valutare la persona, ma si limitano ad attribuire una valutazione legata ad una specifica prova, sia essa scritta o orale, senza, tra l’altro, pretendere che questa valutazione abbia valore oggettivo.
Si può descrivere l’adesione a questa proposta come obiezione di coscienza? “L’obiezione di coscienza è il rifiuto di adempiere un obbligo imposto dalla legge contrario ai propri profondi convincimenti morali e alla propria coscienza”. Ogni collega potrà valutare da sé.
In ogni caso, abbiamo l’occasione di dire chiaramente “preferirei di no”. Saremo in grado di farlo?
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Caporedattore
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Editore
G.B. Palumbo Editore

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