La scuola ai tempi del Covid-19 /1
In questi giorni così strani per il Paese e la scuola, la nostra redazione sta ricevendo alcune testimonianze da colleghi di diverse parti d’Italia su diversi temi, tutti però ugualmente sollecitati dall’epidemia in corso. Abbiamo perciò deciso di pubblicarne due, uno oggi e uno martedì prossimo. Se altri contributi dovessero arrivare dai nostri lettori e lettrici, continueremo la serie.
***
Vecchie ferrovie e coronavirus
Qualche anno fa, nel 2011, lungo la desolata e trascurata linea ferroviaria Catania – Gela (che su un percorso originariamente ottocentesco è stato a lungo uno dei principali mezzi di collegamento di molte cittadine e località), crollava, senza morti e feriti, senza altri danni, un ponte fra Caltagirone e Niscemi, interrompendo a metà la tratta. I responsabili delle Ferrovie si saranno fregati le mani dalla contentezza. Passati i prevedibili proclami di ricostruzione e rilancio dell’area, infatti, l’unica azione intrapresa allo scopo, nel 2014, è stata la completa demolizione di quel che restava del manufatto. L’occasione è stata colta al volo per abbandonare (altro che rilanciare) un’utile e povera tratta ferroviaria, e lasciare ai privati cittadini l’onere degli spostamenti, peggiorando così, gratis, lo stato disastrato delle ferrovie siciliane.
Mi viene in mente questa vicenda locale, che proprio sembra non aver nessuna connessione con quello che sto per dire, a proposito della chiusura delle scuole causa coronavirus, meno di ventiquattr’ore fa. Subito si sono levate le voci di coloro che, giustamente, vorrebbero evitare l’interruzione totale del rapporto fra docenti e studenti (dalle elementari alle secondarie superiori), mediante una didattica on-line, o su piattaforma, o con chissà quale altro mezzo indiretto, e molte dirigenze si sono già mobilitate a questo scopo.
Va bene, gli intenti sono lodevoli: ma il gracidio progressista e modernizzante, già in agguato, si è già levato per perorare la causa dello svecchiamento della didattica, ossia della tendenziale sostituzione dei docenti con le piattaforme, della didattica con gli schemini, della valutazione coi test. Una star è diventato – ricercato e intervistato da tutte le emittenti – il Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, molto abile e cauto, a dire il vero, nel definire i problemi e le situazioni; ma, poche sere fa, prima della decisione traumatica del Governo, era apparso già in una trasmissione televisiva dell’ottimo Antonio Iacona (che quasi sempre ci azzecca, ma che qualche volta zoppica, e lo possiamo capire, visto che anche Omero non era esente da errori), una trasmissione interessante e utile dedicata al rinnovamento della didattica, ma inevitabilmente adialettica e unilaterale; in questa sede il rappresentante di questo “sindacato” (che evidentemente, un po’ come la conferenza dei Rettori, è invece considerato la voce ufficiale della Scuola)[1], al termine della sua intervista – in cauda est venenum – aveva fornito la soluzione al problema: il reclutamento dei docenti dovrebbe essere affidato ai presidi. Da anni sentiamo ripetere questo mantra, che coincide con i desiderata della compatta schiera dei modernizzatori a qualunque costo, che infestano, come il coronavirus, tutti gli anfratti della società, e soprattutto le segrete stanze ministeriali.
Sarà l’età, ma il mio cervello segue ancor oggi una logica fondata su antagonismi, da una parte, e su associazioni a distanza, dall’altra; in più, conoscendo solo la vecchia aritmetica, per me due più due fa quattro. Qui, insomma, i desideri di controllo dall’alto delle scuole (via i vecchi carrozzoni inefficienti!) s’incontrano con la voglia di smaterializzazione tipica dei nostri giorni (avanti con la civiltà smart!) E dunque temo che, in maniera surrettizia, dopo l’emergenza, l’elogio della didattica a distanza, priva di contatto diretto fra docenti e discenti, priva di corporeità e così adeguata ai nostri tempi sarà dilagante e produrrà la solita proluvie di dibattiti e qualche concreta trasformazione della didattica: in peius, naturalmente.
Si accettano scommesse!
[1] «L’ANP – Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola – già Associazione Nazionale Presidi, costituita nel 1987 a Roma, è l’organizzazione sindacale maggioritaria dei dirigenti delle istituzioni scolastiche»: così leggiamo nel sito internet, a scanso di equivoci.
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