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diretto da Romano Luperini

Proposte per giovani lettori – Genesis, di Bernard Beckett

Un assaggio di lettura

“Le parole sono un meccanismo vecchio e impreciso. Un più efficiente mezzo di trasporto del Pensiero è sempre stato in programma. Il Pensiero mi ha creato perché il Pensiero poteva farlo. E che cosa succederà adesso? Il Pensiero mi userà, proprio come senza dubbio ha usato te. E chi durerà di più, tu o io? Rispondimi, signore Carne e Ossa. Chi durerà di più? Il pensiero chi preferirà?”

Art dondolò in avanti e colpì il petto di Adam con un lungo dito metallico. Adam lo spostò.

“Ti sbagli” gli disse con voce bassa e tranquilla, ma carica di energia a stento repressa. Un avvertimento che Art decise di ignorare.  […]

“Mi chiedi il Pensiero chi preferirà!” Esplose Adam. “Solo una macchina poteva chiedermi una cosa del genere. E solo un umano può rispondere. Perché io sono Pensiero, mentre tu non sei altro che rumore!” […] “Quando parlo con te, i miei neuroni possono accendersi, e la mia scatola vocale può vibrare, e può verificarsi un altro migliaio di eventi elettrochimici, ma se credi che questo sia tutto ciò che sono allora non capisci affatto questo mondo. Il tuo programma ti ha provato della verità più profonda. Io non sono una macchina. Che cosa può sapere una macchina dell’odore di erba bagnata la mattina, o della voce di un neonato che piange? Io sono il tocco del sole tiepido sulla mia pelle; io sono la sensazione di un’onda fresca che s’infrange su di me. Io sono i luoghi che non ho mai visto, eppure immagino a occhi chiusi. Io sono il sapore del respiro di un’altra persona,  il colore dei suoi capelli. Tu ti prendi gioco di me perché il mio tempo di vita è breve, ma è proprio questa paura di morire che soffia in me la vita. Io sono il pensatore che pensa il pensiero”.

Bernard Beckett, Genesis, Rizzoli, Milano 2008

La trama

Anax, diminutivo di Anaximander, deve sostenere un esame di cinque ore in più sessioni per poter entrare nell’Accademia, uno dei massimi organi governativi che svolge il ruolo di consigliere dello Stato. Come ogni candidato, può sottoporre una ricerca su un personaggio storico a sua scelta; nel caso di Anax si tratta di Adam Forde che è vissuto nella terza decade del nuovo millennio. Quella di Ford è l’era della Repubblica di Platone formatasi a seguito di una Terza Guerra Mondiale. All’epoca il mondo aveva affrontato molte sfide, da guerre politiche a crisi climatiche, motivo per il quale il dibattito pubblico fu dominato da un clima di pessimismo e minaccia:

“la superstizione che dominava a quel tempo era la fede nelle cause semplici. […] in tempi difficili, quando la fede nelle divinità semplici viene meno, sorge il culto della cospirazione […] Più i mezzi di comunicazione diffondevano la paura, più le persone perdevano la capacità di credere l’una nell’altra. Per ogni nuova malattia che le aggrediva, i mezzi di comunicazione creavano una spiegazione, e la spiegazione aveva sempre un volto e un nome. Si arriva a temere perfino i vicini di casa più vicini…”. (p. 15)

Si arriva così nel 2050 con il potere di Platone che, avendo fatto fortuna con gli investimenti tecnologici, riesce a costruire la Grande Barriera Marina della Repubblica che garantisce l’isolamento della Repubblica stessa durante l’epidemia dell’anno successivo e, allo stesso tempo, dota l’isola di sistemi di controllo e di smantellamento di qualunque forma di vita si avvicini dall’esterno come minaccia.

Adam, spirito eccellente, si ritrova ad essere trasferito in un’accademia militare d’élite delle Guardie Repubblicane deputate a sorvegliare i confini delle coste contro le invasioni esterne. All’età di diciassette anni, nel 2075 viene arrestato a seguito di un episodio di trasgressione del suo compito di difendere la barriera, cioè di uccidere gli invasori.

Viene rinchiuso in una cella con Art, un piccolo androide con il muso di orango e il corpo di acciaio costruito dal Filosofo William per autoprogrammarsi, ovvero per imparare da chi gli sta intorno. Sarà proprio il tempo trascorso con Art e le conversazioni con Adam proposte in forma di ologramma da Anaximander in sede di esame a rappresentare la parte più corposa del test che si addentra in modo sempre più esplicito di quanto già non abbia fatto in tematiche filosofiche ed esistenziali: cosa rende un umano così distante da un androide? E se pensare è prerogativa anche delle macchine, ciò non significa che esistono e vivono esattamente come noi? A ogni frase che si scambiano, l’illusione della vita cresce, e Adam, addestrato da Filosofo, invece di tenere testa al rifiuto che una macchina possa far tutto, cede all’emozione e all’empatia.

Anax diventa, nella fase finale dell’esame, esaminatrice di se stessa, comprende che l’Utopia in cui vive rappresenta il migliore dei mondi possibili: un mondo in cui la paura è stata bilanciata dall’opportunità del sapere. L’Accademia garantisce infatti libero accesso all’informazione, pace duratura e fiducia nell’individuo ed è questo il vero motivo per cui lei ha deciso di entrarvi, è questo che è pronta a dire ai suoi esaminatori prima che questi ultimi le rivelino inaspettatamente una falla nei suoi documenti, una registrazione inspiegabilmente nascosta a tutti e che ora dovrà guardare e commentare: la Genesis, l’inizio della nuova era di pace e di non violenza dopo la Gran Guerra degli umani alla tecnologia si basa su una menzogna che rimette in discussione tutto quanto, finanche la stessa identità di Anax e il suo lungo lavoro di studio.

I temi

Il romanzo, che si muove tra fantascienza e distopia, offre svariate possibilità di analisi. La più prevedibile di queste, relativamente al genere letterario, è indubbiamente quella del rapporto uomo-macchina e della riflessione che ne consegue non solo sul piano di utilità, inutilità e funzionamento, ma soprattutto in merito alle problematiche etiche che si sollevano laddove una macchina pensante ci obbliga a considerare cosa voglia dire agire in coscienza, conoscere le conseguenze delle proprie azioni e mettere in atto strategie per evitare o meno sofferenza. Art, nella fattispecie, nei suoi dialoghi con Adam, porta con sé queste riflessioni, e d’altro canto Adam stesso sembra costretto a cedere pian piano terreno all’accorciarsi della distanza che riteneva essere incolmabile tra lui e l’androide.

Ma anche imprigionato qui con soltanto una macchina a cui parlare, ci sono momenti in cui vedo le cose con chiarezza. Non desidero più parlare della coscienza. Desidero solo parlare della differenza. Tutte le persone che conosco vedono la differenza tra un uomo e un animale, ma nessuno di noi può definire quella differenza né misurarla. Per alcuni la differenza è così piccola che non mangiano nulla che sia di origine animale. Per loro le somiglianze contano di più. Con Quelli Là Fuori è così. Io sono stato addestrato a sparare loro a vista. Non perché credevamo che non fossero uguali a noi quasi in ogni tratto, ma perché insegnavano a noi stessi che vale la pena morire per le differenze. […]  All’inizio, quando litigavamo, non riuscivo a definire questo qualcosa. Ero goffo nel mio pensare, e tu ritorcevi abilmente le mie stesse risposte contro di me. Mi hai fatto dubitare della mia stessa mente. (pp. 154-155)

L’aspetto più originale del romanzo resta tuttavia l’innesto tra il tema della tecnologia e quello dei sistemi politici che si avvicendano nell’isola. La Repubblica di Platone e del suo vice Helena si fonda sul motto “Avanti verso il passato”, dove il conservatorismo si basa sull’idea di ordine e stabilità.

Platone identificò quelle che definiva le cinque grandi minacce all’ordine: L’Impurità di Razza, l’Impurità di Pensiero, l’Indulgenza verso l’Individuo, il Commercio e l’Estraneo. Le sue erano soluzioni radicali, ma la gente era spaventata e si aggrappò alle sue molte promesse. (p.20)

La Repubblica ottiene l’ordine tramite un controllo della popolazione divisa in classi secondo un criterio di lettura del genoma: Operai, Soldati, Tecnici e Filosofi. I bambini ricevono l’assegnazione a tale classe dopo il primo anno di età trascorso separati dalle loro famiglie. Anche gli adulti crescono divisi per sesso in comunità di lavoro, anche dopo il permesso di potersi sposare. Lo stesso Adam, assegnato dopo il test ai Filosofi, riceve tuttavia una segnalazione di marker genetici per imprevedibilità comportamentale; tali note, seppure perdute, si riveleranno vere dopo l’incidente che declasserà Forde al gruppo dei Soldati, incidente peraltro scoperto tramite i chip di sorveglianza.

La debolezza della Repubblica corrisponde, nella narrazione che l’Accademia nell’era successiva fa di essa, alla debolezza della società. I cambiamenti imposti al popolo hanno fatto sorgere il radicalismo delle idee e dei confini: erano gerarchie rigide lo Stato, le classi sociali, gli stessi individui.

Il cambiamento portò la paura, e la paura portò la distruzione.

La Repubblica, alla fine, fu una risposta razionale a un problema irrazionale. Arrestare il cambiamento è arrestare la decadenza. Seppellire l’individuo sotto il peso dello stato è seppellirne anche le paure. Ciò che cercavano di fare era chiaro, ma era anche facile vedere, da quella distanza, che nessuno stato può pesaretanto. Le paure dell’individuo si divincoleranno fino a liberarsi. Sempre. Adam si era divincolato fino a liberarsi. (p. 143)

L’insurrezione di Adam Forde accelera lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e dei robot: essi avrebbero sostituito le classi di Soldati e Operai in fondo alla gerarchia e per questo più inclini alla ribellione. La società successiva, quella di Anaximander, avrebbe azzerato queste differenze attraverso la garanzia di eccezionalità e saggezza dell’Accademia, avrebbe instillato e diffuso l’idea di giustizia, libertà e di assenza di controllo tramite il pubblico accesso al sapere e alla storia del passato. Ma il finale, che è senza dubbio il punto forte del romanzo, mette in discussione sia la stessa ambizione dell’Accademia, sia l’idea di progresso e di perfezionamento politico di cui Anaximander è così fiera dopo il suo studio. Durante tutto il romanzo immaginiamo Anax come una studentessa brillante, dalle competenze critiche affinate con il vaglio delle fonti, con lo studio dell’essere umano e dei suoi comportamenti: solo alla fine si chiarifica il vero volto della nuova era post platonica e post umana e la condizione di “libertà” controllata che vivono coloro che vi abitano. Sarà inevitabile, quindi, per il lettore, tornare indietro e rileggere non solo i dialoghi tra Anax e il suo maestro Pericles, che pure ha avuto l’illustre compito di prepararla all’esame per l’ingresso in Accademia, ma anche quelli tra Adam e Art come specchio sia di quanto possa accadere a una macchina esposta al “gene dell’imprevedibilità comportamentale” e di come essa stessa decida di autoprogrammarsi  e di evolversi di conseguenza, sia di quale scenario politico e culturale è possibile se androidi del genere diventano abitanti e attori del mondo.

Come e perché proporlo in classe

Un punto di partenza per l’analisi in classe di questo romanzo e dei suoi temi è indubbiamente la classifica dei nomi. Tutti i personaggi, in parte coerentemente con il motto “Avanti verso il passato”, sono tratti dal mondo classico, come Anaximander, Pericles, Helena, Platone, Aristotele che, fatta eccezione per Helena, presentano peraltro una voluta ambiguità di genere; oppure dal mondo biblico, come Joseph, soldato vedetta compagno di Adam, e Adam stesso. Oltre all’indeterminatezza di spazio-tempo e all’effetto straniante di vederli calati in un contesto completamente diverso, i nomi possono suggerire il livello simbolico che i personaggi svilupperanno nel romanzo. Il più intuitivo, che ci permette anche di non rivelare troppo del finale inaspettato, è proprio quello di Platone e della sua Repubblica. Sarà inevitabile in classe poter fare accenno al progetto del filosofo e confrontarlo con quello proposto nel romanzo; così come Adam, in quanto primo uomo della creazione biblica, potrà essere facilmente messo in relazione con il ruolo oserei dire prometeico del personaggio del romanzo. Solo in ultima battuta si potrebbe infine ragionare sul titolo, anch’esso di eco biblica, e sulla copertina, il cui vero significato si annida nelle ultime pagine del romanzo. Genesis, come il libro della creazione, sarà la nuova era di pace, di impossibilità a fare del male, nata dopo il peccato originale di Adam e Art.

Il tema degli androidi e dell’intelligenza artificiale è sicuramente di attualità e trova spesso il riscontro positivo degli alunni come argomento e genere letterario correlato. Il romanzo di Beckett, pur avendo il vantaggio di essere una lettura agevole come lunghezza, ulteriormente velocizzata nel ritmo dalle preponderanti sequenze dialogiche, affronta l’argomento da una prospettiva un po’ più complessa che necessita una mediazione del docente a fine lettura o durante, se letto ad alta voce. A emergere, infatti, non è solo la questione dell’umanità degli androidi, quanto il valore dell’entropia all’interno del mondo della formazione e, conseguentemente, del pensiero e dell’informazione. Ciò che le esperienze di Adam e Anax sembrano restituirci non è tanto la temibile avanzata del progresso, quanto le angosce dell’uomo proiettate in un contesto, quello scientifico, che ne potenzia l’eco: cosa vuol dire essere vivi? Quanto contano le proprie convinzioni se minoritarie e se messe di fronte a quelle degli altri? Che valore ha lo studio del passato se ciascuno assegna ad esso un valore e una interpretazione diversa e non a tutte viene concesso lo stesso spazio? È davvero tutto arbitrario? Ecco perché Genesis costringe a passare a un livello di analisi che inserisca i personaggi all’interno della società, il loro essere parte di un sistema che può decretare cosa sia giusto e cosa sbagliato senza possibilità di inclusione, conducendo la discussione verso territori politici, etici e, più in generale, storico-sociali. Anaximander è, in questo senso, un personaggio perfetto per comprendere il rischio dell’illusione della costruzione del pensiero critico in un mondo binario e senza alternativa di pensiero: a partire dalla prima sezione, l’esame cui è sottoposta suggerisce aspettative univoche alle sue risposte, assenza di empatia e incapacità di cogliere ironia o complessità di interpretazioni della realtà da parte degli esaminatori; tale situazione si estremizza con lo svelamento finale di un apparato statale che finge libertà di espressione e di informazione, e che persegue strategicamente chiunque presenti un’indole recalcitrante al pensiero conformato.

Un percorso di lettura che gradualmente potrebbe introdurre questi temi potrebbe partire da Io, Robot di Asimov, a seguire Genesis e infine, per complessità anche stilistica, Klara e il Sole di Ishiguro.

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