La scuola ai tempi del Covid-19 /4
In questi giorni così strani per il Paese e la scuola, pubblichiamo la riflessione del nostro direttore Romano Luperini
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La funzione degli insegnanti all’epoca del corona virus.
Chiuse le scuole per il virus, sempre in vacanza questi insegnanti, molti avranno pensato. La leggenda dell’insegnante che lavora poco, che fa due mesi di vacanza e va a scuola solo la mattina, è dura a morire, e ultimamente è stata fomentata dagli attacchi non solo delle forze politiche di destra, ma della opinione pubblica e della stampa. La critica ai “professori” e in genere agli uomini di cultura, accusati di “buonismo”, ha imperversato sino a poco tempo fa (si ricordi la campagna contro i vaccini). Faceva parte di una ideologia e di una strategia, volta alla conquista non solo del potere politico, ma dell’egemonia (nel senso gramsciano del termine) che indubbiamente la destra è riuscita recentemente a conquistare.
Ma gli insegnanti hanno sempre lavorato duro e in queste settimane forse ancora di più, faticosamente sperimentando nuove forme di comunicazione e di didattica a distanza. E anche qui i giornali si sono soffermati solo sulla novità dei mezzi di comunicazione, e non è mancato chi vi ha visto un modello da realizzare su ampia scala, capace di sostituire il rapporto diretto in classe. D’altronde questo è un progetto che serpeggia da tempo nei gruppi dirigenti; e certamente non manca chi legge le sperimentazioni attuali come un primo passo in questa direzione.
Gli insegnanti però sanno bene quanto siano fondamentali nel processo educativo lo sguardo e la voce dell’insegnante, quanto siano decisive le emozioni che solo la loro presenza diretta può suscitare. Se lavorano a casa ore e ore per imparare a usare e poi per usare le piattaforme, gli audiovisivi e l’altro materiale è solo perché non hanno mai rinunciato a servirsi di questi strumenti tipici della civiltà odierna; ma volevano e vogliono servirsene come strumenti da fare interagire con lo insegnamento in presenza che resta per loro insostituibile. Oggi, semplicemente, fanno di necessità virtù. Cercano spesso di superare la loro iniziale diffidenza e, quasi sempre, la loro sostanziale ignoranza della tecnica elettronica e passano ore e ore a impararla, a preparare la lezione che apparirà l’indomani sullo schermo dei computer nelle case degli alunni, a immaginare nuovi esercizi interattivi, a cercare immagini e libri da citare o commentare. Non mitizzano lo strumento che usano. Sanno bene che non tutte le famiglie lo possiedono o sono capaci di usarlo correttamente. E che comunque non potrà mai sostituire l’insegnamento diretto, vis-à-vis. Ma sanno anche che, nella situazione attuale, è giocoforza giovarsene e che imparare a farlo può essere una conquista per tutti, docenti e discenti.
E tuttavia questo della didattica a distanza è solo un aspetto del problema. In realtà gli insegnanti svolgono oggi una funzione in parte nuova e insostituibile. Tengono insieme il paese, o almeno contribuiscono a farlo. Stabiliscono rapporti online con i genitori, oltre che con gli allievi, li coinvolgono nelle scelte didattiche, stabiliscono delle reti di discussione e di coesione che mancavano. Avvicinano le famiglie alla scuola e la scuola alla realtà del paese. Svolgono insomma una insostituibile funzione sociale di cui tutta la comunità deve essere loro grata.
La solidarietà della redazione di La letteratura e noi va oggi a tutti gli insegnanti, il sacrificio dei quali è certo meno drammatico e decisivo ma non meno prezioso di quello dei medici in prima linea. La nostra è una società in crisi e priva di forti valori, ma, come è successo altre volte nella storia, è nei momenti estremi che sa trovare le ragioni della resistenza. È importante che il virus sia vinto ma è importante pure che in questa battaglia sia riconosciuta anche la funzione insostituibile che svolgono gli insegnanti.
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