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“Finalmente!” Dialogo postepidemico semiserio fra colleghi di dipartimento

photos auctions xlarge 54702 963x680 Poco prima dell’avvio di un Consiglio di dipartimento on line in cui è in discussione il monitoraggio della didattica a distanza, tre colleghi (A, B, C) dialogano in chat come se fossero in corridoio. A, glottopedagogista, è un entusiasta delle nuove tecnologie, B insegna letteratura e ha di recente riletto Leopardi, C docente di filosofia, ritiene che Foucault, Negri e Hardt siano i suoi maestri.

***

A: Io dico finalmente, cari Colleghi!  Vi dico cioè che questa, fatta la tara delle sofferenze e delle vittime, è la nostra Grande Occasione. E anziché mugugnare dovreste darvi da fare. Anche per la prossima settimana siamo riusciti a organizzare dodici meeting “Together” sulla piattaforma Zoom. Dovreste iscrivervi, partecipare, esserci. I meeting non solo sostituiscono splendidamente la didattica tradizionale ma danno crediti, possono essere fruiti non solo dagli utenti-studenti ma anche dalla cittadinanza, sono liquidi e flessibili, arrivano ovunque. Inoltre svecchiano l’università, implementano le risorse del web anche per i nostri stantii settori scientifico-disciplinari che finalmente avranno una loro adeguata visibilità e, una volta tanto, si aggiorneranno per davvero.

B: A me sembra invece semplicemente che si stia andando tutti verso quel modello di Università telematica che fino a poco tempo fa ci sembrava tanto effimera e affaristica e che tanto prendevamo in giro…. Speriamo che tutto questo si limiti all’emergenza…

A: Parli così, Collega, solo per via  della tua scarsa competenza informatica. Ti ricordo che il nostro Ufficio Digital Learning e Multimedia dell’Area Servizi Informatici e Telematici di Ateneo, ha calendarizzato una serie di corsi di formazione on line sui principali strumenti tecnologici disponibili per l’erogazione della didattica on line: Zoom base, Zoom avanzato, Kaltura base, Kaltura avanzato, Moodle base e Moodle avanzato, Wooclap e Powtoon, entrambi  s’intende sia base che avanzati. Non occorre che disturbi nessuno: l’elenco dei corsi è consultabile al link di Ateneo e vi è un opportuno tutorial. È tutto “fai da te”. Hai provato a cliccare? Lo puoi fare finalmente anche mentre con l’altro occhio guardi Netflix…

C: Sono io, scusami Collega, il solo che oggi possa dire “finalmente”: anche perché l’ho detto assai prima di te, anticipandoti. E lo ribadisco ora perché il Re è nudo! Il controllo biopolitico del tardocapitalismo finalmente si manifesta con tutta la sua immateriale potenza.  Me ne rallegro: il panottico precede il collasso dell’Impero, è la Grande Occasione, la crepa nel nuovo ordine della globalizzazione!

A: Difendete solo a parole i vostri privilegi e la vostra pigrizia di casta. Qui sono all’opera fatti concreti: Fatti! Gente che si dà da fare, tecniche nuove implementate, aggiornamento e futuro. Fatti! Non avete posto a mente che  le nostre Università sono da tempo delle corporation, che l’autonomia degli atenei (parlo dei vostri stipendi, dei vostri avanzamenti di carriera, degli assegni di ricerca  per i vostri allievi) è un inevitabile business: il sistema di valutazione e di eccellenza a cui eravate  entrambi sfuggiti finalmente diventa realtà ineccepibile e  per tutti grazie  alle nuove risorse tecnologiche della didattica a distanza. Fatti!

C: Io, Collega, ribadisco che questa è l’occasione per inverare il dispositivo biopolitico del capitale. Si sa che, nella contemporaneità, il capitale ha realizzato la “sussunzione” della società. Ma se il dispositivo non era evidente ai più, ora finalmente si completa e si svolge sotto gli occhi di tutti, docenti universitari compresi, attraverso macchine che investono/collegano i territori desoggettivati della/nella/sulla/dalla sussunzione: la logistica universitaria è questa sublime macchina operativa totale e liquida di comunicazione/ distribuzione di quanto viene estratto dal lavoro mentale.  Quando indosso le cuffiette e mi collego su zoom sento il calore delle moltitudini e provo un brivido vitale: il web immateriale introduce infatti alla comprensione rizomatica dell’attuale modo di produzione universitaria e del ruolo che, nell’epoca della pandemia, giocano le macchine come strumento di sussunzione del lavoro cognitivo. E, soprattutto, tutto ciò ci induce all’evidenza che il prossimo passo pressoché inevitabile, dopo il coronavirus, sarà la vittoria molecolare delle moltitudini…

B: Mi sembrerebbe più ragionevole provare a distinguere l’emergenza dalla normalità. Una ragione duttile, in fondo, non è che il piccolo lume di cui disponiamo nella notte o nell’apocalisse. Una cosa è l’uso della rete come un utile surrogato per riempire un vuoto temporaneo, con lo sforzo generoso dei tecnici e dei colleghi, nello spirito dell’emergenza. Un’altra cosa è consegnarci euforici e ciechi alla retorica dell’innovazione, alla grande “occasione” che questo virus offrirebbe per far fuori ciò che resta del “tradizionale” dialogo critico e formativo. Bisogna distinguere pazientemente, ora più che mai. Nel primo caso, la didattica a distanza è un’eccezione, nel secondo diviene permanente, un nuovo business totalizzante.

A e C (in coro): Ma quale ragione e ragione? Ma quale distinzione e distinzione? Sono figlie entrambe del logocentrismo novecentesco. Cerca di essere un po’ più molecolare, disseminato, desoggettivo, liquido, flessibile, incorporeo, postumano Collega! Perdio!

B: Basta. Basta. Mi avete convinto. Ho cambiata opinione…

A e C: Hai finalmente cambiata opinione?

B: Sicuro. È pur vero che il fine della formazione, di ogni ordine e grado, dovrebbe essere quello di sviluppare le potenzialità dei giovani facendoli diventare persone mature, che l’elaborazione comune dei saperi è fatta di contatti umani, di sguardi, di voci, di gesti che restano dentro di noi e segnano la nostra vita successiva. Che l’insegnamento, in specie quello della letteratura, non è erogazione di una pratica tecnocratica ma un allenamento al dialogo e al conflitto delle interpretazioni. È pur vero che senza emozioni in presenza non c’è esperienza trasmessa e che il fondamento dell’esperienza è materiale. Che, insomma, il corpo è l’uomo. Ma ho finalmente cambiata opinione: viva Zoom, e viva Kaltura, Moodle, Wooclap e Powtoon, e viva la virtualità della didattica che rivela e svela, costruisce o decostruisce le fondamenta stesse della nostra Università riformata e della nostra cultura tutta. E viva dunque Covid, che ha lavorato per noi. E speriamo che sia abbastanza forte per adempierci finalmente, cari Colleghi….

 

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