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diretto da Romano Luperini

Rompere l’assedio dei libri: Se una notte d’inverno un viaggiatore e la scelta delle letture in una prima superiore

Secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2020 dell’Aie, Associazione italiana degli editori, nel 2019 in Italia sono stati pubblicati 78.279 libri, tra novità e nuove edizioni, per adulti e ragazzi (oltre ai titoli educativi, che sono 4.534, ed esclusi gli e-book). Ciascun lettore adulto costruisce, con gli anni, proprie strategie e si dota di criteri personali, per orientarsi in questo labirinto di libri, non senza aver più volte perso e ritrovato il filo d’Arianna.

Ma se si è insegnanti le cose si complicano, perché ci si trova a dover fare da guida, a nostra volta, a quei lettori in erba che sono i nostri studenti. Se almeno nel triennio delle superiori è auspicabile che lo studio della storia della letteratura sia accompagnato dalla lettura di un certo numero di classici italiani e stranieri dell’Otto-Novecento – in altre parole che il criterio di assegnazione delle letture domestiche degli studenti sia ristretto al canone –, i suggerimenti di lettura del biennio possono, credo, attenersi a criteri più larghi, per due ragioni.

La prima è la banale constatazione che molti studenti non sono (ancora?) lettori e che quanti leggono sono abituati – naturalmente si tratta di una generalizzazione – a libri che sono lontani dalla complessità dei Tolstoj, dei Verga, dei Fenoglio, delle Morante. Il biennio è lo spazio (in effetti risicatissimo) del loro percorso di crescita intellettuale, nel quale possiamo suggerire opere di qualità, che possano fungere da ponte girevole tra le letture dell’infanzia e da giovani adulti e la letteratura “da grandi”. La seconda ragione è che, se ci facciamo carico dell’esperienza storica dei lettori di oggi, non possiamo limitarci al canone già consolidato, semplicemente perché al di fuori della scuola gli adulti che noi siamo e che i nostri studenti saranno, fanno incursioni in territori ben lontani da quella cittadella dalle solide fondamenta, in mezzo ai grandi autori contemporanei e al molto midcult e masscult che ci circonda.

Il problema è che una volta abbandonato il porto sicuro del canone, si apre la vasta landa dei 78.279 libri pubblicati per anno. Come distinguere e che cosa scegliere?

Se una notte d’inverno un viaggiatore

Molti ricorderanno le prime pagine di Se una notte d’inverno un viaggiatore. Calvino si rivolge direttamente al lettore, dandogli del “tu” (Dunque, hai visto su un giornale che è uscito Se una notte d’inverno un viaggiatore, nuovo libro di Italo Calvino, che non ne pubblicava da anni. Sei passato in libreria e hai comprato il volume. Hai fatto bene) e divertendosi a immaginare quelli che potremmo chiamare i preliminari della lettura, a partire dalla preparazione del “setting”: hai chiuso la porta, che di là c’è la tv? hai fatto pipì? hai trovato la posizione giusta?

Calvino ha in mente un lettore che è già consumatore: toglie il volume dal cellophane e ne spia le pagine mentre è fermo al semaforo, in mezzo a quel traffico che democraticamente ci inceppa tutti – lettori forti, lettori midcult, lettori masscult, non lettori; in ufficio si abbandona sullo schienale della sedia con il libro in mano, rubando tempo al lavoro o propriamente fingendo di lavorare –  beati uffici dei tardi Settanta, nei quali gli imperativi dell’efficienza, della trasparenza e dell’accountability ancora non erano penetrati. Tuttavia Calvino sa benissimo che l’esperienza della lettura conserva, nonostante tutto, un’aura di distinzione, una delle poche rimaste nella società di massa:

Tu sai che il meglio che ci si può aspettare [dal mondo] è di evitare il peggio. […] E coi libri? Ecco, proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell’aspettativa in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave.

In un mondo fatto di merci e cinismo, la lettura è il piccolo giardino interiore che ciascuno coltiva in sé, è un’esperienza estetica assoluta. La sua “inutilità” o gratuità garantisce un piccolo capitale simbolico di distinzione, per dirla con Bourdieu. In parole semplici, il lettore si sente una persona speciale: argomento, questo, cui facciamo ricorso anche noi insegnanti, per sedurre i non lettori e i lettori tiepidi. È un argomento innocuo, forse, o forse no.

Le righe che ho appena citato spiacquero, come è facile immaginare, a Fortini, che applicò ad esse il proprio gusto per il rovesciamento dialettico. Calvino è scrittore grande, da Nobel, che non sbaglia un colpo, che «mai fa sostare la sua carrozza sul wrong side» della storia [L’ospite ingrato secondo, «E subito spariscono I-II»]: ed è proprio in questo suo progressivo, realistico, “togliattiano” buon senso, che si nasconde l’insidia dell’acclimatamento, della rassegnazione, dell’impotenza, che si fanno bastare il compito di «elevare e intrattenere» le masse. La letteratura, – ma questo Fortini non lo dice, è l’antitesi taciuta al suo antifrastico riconoscimento – è ben altro.

Mura, torrioni, falangi, schiere

Ma lasciamo da parte la pretesa fortiniana – troppo sublime – di sperare in libri presenti nei quali addirittura occhieggino tracce di un futuro, profetico, compimento. Anche il secondo tipo di preliminari alla lettura di cui Calvino si preoccupa è di carattere decisamente pragmatico: come non essere sommersi dalla superfetazione produttiva dell’industria culturale?

Lo scrittore mette in scena una precisa esperienza: quella dell’ingresso in libreria, alla ricerca di qualcosa di nuovo da leggere. Facendo ricorso alla metafora della guerra e dell’assedio, Calvino immagina che il lettore debba avanzare creandosi delle brecce tra mura e torrioni, falangi e schiere.

Di fronte all’esercito infinito dei Libri Che Non Hai Letto, sono nemici facili da sbaragliare i non-libri: i Libri Fatti Per Altri Usi Che La Lettura e i Libri Già Letti Senza Nemmeno Bisogno d’Aprirli In Quanto Appartenenti Alla Categoria Del Già Letto Prima Ancora D’Essere Stato Scritto. Entrato nella ancora troppo vasta fortezza dei libri degni di considerazione, spetta al lettore trovare i propri criteri personali e scartare a malincuore i Libri Che Se Tu Avessi Più Vite Da Vivere Certamente Anche Questi Li Leggeresti Volentieri Ma Purtroppo I Giorni Che Hai Da Vivere Sono Quelli Che Sono e i Libri Che Hai Intenzione Di Leggere Ma Prima Ne Dovresti Leggere Degli Altri. Egli giunge così ai libri di cui può momentaneamente rimandare l’acquisto: i Libri Troppo Cari Che Potresti Aspettare A Comprarli Quando Saranno Rivenduti A Metà Prezzo, i Libri Idem Come Sopra Quando Verranno Ristampati Nei Tascabili, i Libri Che Potresti Domandare A Qualcuno Se Te Li Presta, i Libri Che Tutti Hanno Letto Dunque È Quasi Come Se Li Avessi Letti Anche Tu.

Ecco che il lettore è giunto sotto le torri del fortilizio dei Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere, dei Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli, dei Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento, dei Libri Che Vuoi Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza, dei Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest’Estate, dei Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale, dei Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile. Tra questi il lettore potrebbe fare la propria scelta, se non fosse che viene riassalito dai Libri Letti Tanto Tempo Fa Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e dei Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D’Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero. Ma restiamo nel campo del già noto, del classico o del rassicurante per ciascun lettore. La vera sfida è giungere di fronte alle Novità Il Cui Autore O Argomento Ti Attrae, che possono essere divise in Novità D’Autori O Argomenti Non Nuovi (per te o in assoluto) e Novità D’Autori O Argomenti Completamente Sconosciuti (almeno a te).

In libreria

Credo che questa pagina di Se una notte… possa aiutarci a riflettere sulla nostra esperienza di lettori. Perciò, quando voglio ragionare con i miei studenti sulle letture che ci accompagneranno negli anni di scuola superiore, parto da qui: dallo smarrimento del lettore calviniano, dal mio smarrimento, dallo smarrimento che loro sono ancora troppo giovani per conoscere, ma che, crescendo, forse li coglierà.

Nei primi anni di insegnamento mi limitavo a leggere queste pagine di Calvino come attività d’accoglienza alle classi prime. In un secondo momento ho pensato di aggiungere un compito a casa alla lettura: andare in una delle librerie della città, aggirarvisi, ficcare un po’ il naso qua e là, per classificare i libri sugli scaffali secondo le categorie calviniane. Quali libri, secondo loro, potevano essere scartati a priori perché letti ancor prima di essere stati scritti? Quali libri li incuriosivano? Quali completavano la loro biblioteca personale? … Le risposte venivano appuntate su un foglio su cui avevo trascritto la giocosa classificazione di Se una notte…

Ma ultimamente ho riflettuto con più attenzione sul fatto che quei criteri sono adatti a chi è già un lettore esperto: presumibilmente i nostri allievi non si preoccupano del risparmio garantito dall’acquisto dei tascabili, né sono crucciati dal problema della rilettura di testi già letti molti anni prima. Inoltre una questione come quella di contemperare novità e classici è rilevante per loro, solo a patto di formularla in modo più esplicito. Più in generale, c’era bisogno di ridurre all’essenziale una troppo vasta fenomenologia.

Quest’anno, perciò, per il sopralluogo in libreria, ho fornito questa classificazione riadattata:

1a) Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere: Libri Fatti Per Altri Usi Che La Lettura

1b) Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere: Libri Già Letti Senza Nemmeno Bisogno d’Aprirli In Quanto Appartenenti Alla Categoria Del Già Letto Prima Ancora D’Essere Stato Scritto

2a) Libri Classici: Libri Che Tutti Dicono Che Siano Importanti Ma Che Tu Non Vorresti Leggere Comunque

2b)  Libri Classici: Libri Che Tutti Dicono Che Siano Importanti E Che Leggerai Volentieri Quando Sarai Grande

2c)  Libri Classici: Libri Che Tutti Dicono Che Siano Importanti E Che Leggeresti Volentieri Già Ora

3a) Libri Amati: Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere

3b) Libri Amati: Libri Che Vorresti Rileggere O Che Non Smetteresti Mai Di Leggere E Rileggere

3c) Libri Amati: Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale

4) Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile

5a) Novità Il Cui Autore O Argomento Ti Attrae: Argomenti Non Nuovi

5b) Novità Il Cui Autore O Argomento Ti Attrae: Argomenti Completamente Sconosciuti

Ho cercato di preservare lo spirito delle pagine calviniane, pur variandone la lettera:

  1. silenziare il rumore di fondo del libro-merce: le voci 1a e 1b riprendono fedelmente l’originale;
  2. non deprimere il bisogno di esplorare il nuovo: anche le voci 4 e 5 compaiono senza modifiche;
  3. riflettere esplicitamente sul rapporto tra classici e gusti personali: ho rimaneggiato le voci 2 e 3, per intrecciare i due poli della tradizione e dell’esperienza personale, nelle loro possibili configurazioni. Ciascun lettore ha la propria lista dei desideri, entro la quale deve operare delle scelte, scartando e stabilendo delle priorità. Questa storia personale si intreccia a quella storia collettiva che chiamiamo canone, o classici, e che può sovrapporsi più o meno alla prima. Uno studente è appena all’inizio del percorso, sia della conoscenza della tradizione, sia della scrittura della propria autobiografia di lettore: lo invito a prenderne coscienza.

Conclusione (provvisoria)

Quelli di Calvino sono criteri che definirei, per rubare un’espressione alla teoria letteraria, reader-oriented. A scuola l’orientamento allo studente non è una scelta fra altre: è la ragione stessa dell’istituzione scolastica e del nostro lavoro. Ecco perché questa pagina di Calvino è così preziosa: prende in carico la nostra effettiva esperienza storica.

Tuttavia, di fronte al rischio che la lettura diventi un consumo, per quanto distintivo, e una semplice questione di gusti personali, credo che la centralità del discente, il buon senso e l’empirismo vadano sempre corretti da una dose di scontentezza per lo stato presente delle cose: la letteratura, in fondo, è sempre stata ben altro. Ecco perché, concludendo, vorrei rievocare l’ombra della critica di Fortini a Calvino.

Oggi ci sono libri per tutti i gusti e riteniamo che l’amore per la lettura nasca innanzitutto dalla libertà di scelta che ci viene concessa quando siamo giovani; peraltro gli stessi prodotti di consumo raggiungono in alcuni casi livelli di qualità egregia (ed è davvero possibile tracciare oggi con assoluta certezza il confine tra consumo e arte?). Ma la lettura non può essere solo il campo del gusto personale e del puro piacere: la letteratura non è il nostro giardino privato. I pericoli di seguire senza contravveleni (o antitesi dialettiche) la strada dell’individualismo, anche in questo campo, sono note: rischiamo di non accorgerci che le nostre scelte sono preorientate da strutture di mercato, da un campo letterario (ancora Bourdieu), da filtri sociali, da flussi di informazioni, che hanno più del macchinico che del creativo.

Anche al di sotto della “banale” scelta di un libro di lettura scolastico si nasconde tutto ciò. Non saprei come affrontarlo. Pure, pensiamoci, quando cerchiamo strategie di sopravvivenza nel labirinto, o dentro l’assedio.

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